#WorldMilkDay: cala il consumo di latte. È il momento delle alternative vegetali

Il 1 Giugno è la giornata mondiale del latte istituita dalla Fao nel 2001. Ciò che si rileva ormai da tempo, è un calo importante dei consumi: un declino accelerato dalla pandemia in corso. Non diminuisce invece la popolarità delle bevande vegetali ormai amate in tutto il mondo.

Cala anche in Italia il consumo di latte vaccino e la pandemia ha accelerato una diminuzione già in corso. Come segnala anche Assolatte, il latte fresco da tempo è in calo nelle vendite in tutti i Paesi occidentali durante questo periodo di Covid 19. Secondo l’indice Ismea, è in netto calo. Non basta l’incremento di quasi il 2 per cento nelle vendite rilevate da Nielsen nel primo trimetre di quest’anno, trainate dall’aumento generalizzato delle spesa alimentare durate il lockdown. Il dato arriva dopo un 2019 che segna un meno 2,5% di consumi di latte fresco.

Latte vaccino: un mercato in declino

Un report stilato dal think tank indipendente RethinkX, che analizza la situazione economica del mercato globale, dichiara apertamente che l’industria lattiero-casearia crollerà entro il 2030.

Nel Regno Unito i produttori di latte stanno lasciando il commercio con un ritmo di un operatore caseario a settimana. Il Consiglio per lo sviluppo dell’agricoltura e dell’orticoltura (AHDB) ha esaminato il settore e ha scoperto che il numero di produttori decresce a ritmi serrati. I produttori lattiero-caseari hanno registrato un calo dei profitti del 50% nel 2018/2019, secondo FarmingUK.

La tendenza è stata osservata anche in altre parti del mondo. I “Dairy Farmers of America” hanno annunciato all’inizio di quest’anno che le vendite di latte sono diminuite di $ 1,1 miliardi nel 2018.

La propensione all’acquisto cambia: i consumatori non dichiaratamente vegani si stanno orientando verso alternative vegetali. Il 48% degli americani che bevono latticini ora compra anche latte a base vegetale.  I “dual buyers” (quelli che acquistano sia latte che bevande di origine vegetale) percepiscono la loro salute generale, come un fattore importante che li spinge a scegliere più di frequente il latte vegetale rispetto a quello di origine animale.

Il mercato della produzione vegetale

Il mercato globale delle alternative al latte potrebbe raggiungere i 18 miliardi di dollari, una quota in crescita del 3,5% rispetto al 2018, secondo Euromonitor. Le vendite di latte vaccino sono in calo da quattro anni.  Tutti i tipi di latte vaccino (compreso quello scremato e senza grassi) registrano una diminuzione in termini di volume di vendita.Al contrario le vendite di latte d’avena sono aumentate del 636% a $ 53 milioni nell’ultimo anno.

La crescita dei prodotti a base vegetale secondo uno studio Nielsen ripreso, in questa grafica, da CNBC

Sostenibilità: latte vaccino e bevande vegetali a confronto

La produzione di un bicchiere di latte vaccino produce quasi tre volte le emissioni di gas serra di qualsiasi latte non caseario, secondo uno studio recente dell’Università di Oxford dal titolo: “Reducing food’s environmental impacts through producers and consumers” 

Ecco la differenza:

Il grafico mostra la differenza tra latte vaccino, latte di riso, latte di soia, latte di avena e latte di mandorla in termini di impatto ambientale su tre parametri (colonne): emissioni, utilizzo di terra e utilizzo d’acqua. Produrre un bicchiere di latte vaccino ogni giorno per un anno richiede 650 metri quadrati di terreno, l’equivalente di due campi da tennis: 10 volte di più di quanto non ne richieda la produzione di latte d’avena, che risulta essere annoverato tra i meno impattanti in assoluto. Approfondisci qui: Impatto ambientale: qual è il latte vegetale migliore?

Milk sounding: possiamo chiamarlo “latte” di avena, soia, riso? O dobbiamo dire “bevanda vegetale”?

Ovviamente nel nostro linguaggio quotidiano, siamo liberi di utilizzare la parola “latte”: nessuno ci vieta di usarla e non rischiamo un uso scorretto della parola. La questione del milk sounding si riferisce a ciò che può essere scritto sul pack del prodotto: è una questione di etichettatura. Sul prodotto la dicitura corretta è “bevanda vegetale.

Ai sensi della normativa dell’UE, i nomi relativi ai prodotti lattiero-caseari, tra cui “latte“, “formaggio” e “burro“, possono essere utilizzati solo per fare riferimento a prodotti di derivazione animale con alcune eccezioni. Lo stabilisce una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea. Questo vale “anche nel caso in cui tali denominazioni siano completate da indicazioni esplicative o descrittive che indicano l’origine vegetale del prodotto in questione”.

Consulta a questo link, il documento ufficiale.

Il regolamento (CE) n. 1234/2007 prescrive che le denominazioni del latte e dei prodotti lattiero-caseari siano riservate esclusivamente ai prodotti elencati nel relativo allegato XII, punto II:

La denominazione «latte» è riservata esclusivamente al prodotto della secrezione mammaria normale, ottenuto mediante una o più mungiture, senza alcuna aggiunta o sottrazione. Sono riservate unicamente ai prodotti lattiero-caseari le seguenti denominazioni: siero di latte, crema di latte o panna, burro, latticello, butteroil, caseina, grasso del latte anidro (MGLA), formaggio, iogurt, kefir, kumiss. viili/fil, smetana, fil.

Approfondisci la tematica qui:

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  1. Avatar

    Evviva meno latte animale meno animali uccisi

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  2. Evviva il latte vegetale!

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  3. Speriamo che questa tendenza si consolidi sempre più

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  4. Quando sono diventata vegana c’erano poche alternative vegetali al latte vaccino, adesso è una gioia per gli occhi andare al supermercato e trovare decine di bevande vegetali disponibili! Era inevitabile che il mercato del latte vaccino entrasse in crisi…

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