World Vegan Day: le 5 categorie di prodotto simbolo della “rivoluzione vegetale” in questo 2020

Buon world vegan day! Il veganismo non è una moda ma uno stile di vita. Questa scelta, di cui un numero sempre maggiore di persone si sta facendo portavoce, sta impattando positivamente su tutta la società. Sempre più persone si chiedono: qual è l’impatto del cibo che portiamo a tavola? Da dove comincio il mio percorso di cambiamento? In questo articolo vogliamo trattare un aspetto in particolare di questa rivoluzione vegetale in atto: la capacità, di alcune categorie di prodotto, di aver accorciato le distanze tra consumo onnivoro e vegetale; ecco una selezione dei prodotti che hanno acquisito maggiore popolarità in questo 2020.

Come ogni anno dal 1994, il primo novembre ricorre il World Vegan Day, la giornata internazionale che celebra la scelta vegan e i suoi benefici per gli animali, per l’ambiente e anche per la salute. Uno stile di vita sempre più noto e diffuso, che interessa un numero sempre più ampio di consumatori e che, di conseguenza, trova riscontro nelle scelte produttive delle aziende e nella ricerca di prodotti innovativi in grado di rispondere alle richieste di questo mercato in evoluzione. L’Economist annunciava che il 2019 sarebbe stato l’anno del veganismo come fenomeno mainstream; il  2020 invece è l’anno in cui la sensibilità al vegan si è definitivamente consolidata.

L’interesse e gli investimenti nel settore delle proteine vegetali, vera chiave di volta del cambiamento, aumentano e testimoniano un mercato in costante cambiamento. La produzione di prodotti sostitutivi ai derivati animali è il vero motore propulsore di questa rivoluzione dei consumi. I Millenial stanno guidando il cambiamento in termini ideologici oltre che in termini di acquisti. Sono coscienti dell’impatto ambientale ed etico della carne e le loro inclinazioni in ambito alimentare tengono in considerazione questi elementi come presupposti fondanti per le loro scelte. Assistiamo all’ascesa di un consumismo etico e consapevole.

Leggi anche: Chi sono e quanti sono i vegani in Italia? 

C’è anche un altro elemento significativo: la pandemia ha rimodellato molte abitudini e ha accelerato uno spostamento  verso prodotti vegetali. Le maggiori testate internazionali hanno dedicato ampio spazio al fenomeno: dal Financial Times all’Independent; Forbes, The Guardian, il New York Times e molte altre.  La consapevolezza che il Covid sia una zoonosi ha fornito un motivo valido per ripensare ai modelli di consumo e all’impatto delle proprie abitudini alimentari.

Quest’anno abbiamo deciso di dedicare il nostro approfondimento proprio a quei prodotti che riteniamo il simbolo del cambiamento in atto, perché così pervasivi e presenti sul mercato da essere ormai noti a tutti. Abbiamo identificato le 5 categorie di prodotto più apprezzate che stanno effettivamente riducendo le distanze tra consumo onnivoro e alternativa vegetale. Si tratta di prodotti che catturano l’interesse di una fascia sempre più ampia di popolazione: referenze che, per curiosità, per sensibilità alle questioni legate all’impatto ambientale dei cibi, stanno diventando sempre più popolari anche tra coloro che non si definiscono necessariamente vegani o vegetariani.

Le categorie di prodotto che hanno influito maggiormente in questo 2020:

Burger e analoghi della carne

All’interno di quella che possiamo definire senza esagerazioni “rivoluzione vegetale” e che interessa il mercato alimentare globale in moltissimi settori, certamente i prodotti sostitutivi della carne giocano un ruolo fondamentale. La tecnologia alimentare contribuisce alla realizzazione di alimenti che, sempre più fedelmente, imitano le proteine animali senza l’impatto ambientale e le implicazioni etiche delle produzioni a base animale. La “carne vegetale” è ormai un prodotto sempre più diffuso, non solo tra vegetariani e vegani ma anche tra quella fetta di consumatori informati e consapevoli, che riducono l’impiego di proteine animali in favore di quelle vegetali.

In questo contesto si sono inserite ormai da anni diverse aziende che rispondono alla richiesta di alternative plant-based che siano quanto più possibile fedeli ai prodotti animali. A livello internazionale troviamo colossi del calibro di Beyond Meat, fondata nel 2009 in California e ormai la prima azienda al mondo in questo settore, tanto da essere anche stata quotata in Borsa. C’è poi Impossible Foods, famosa i suoi burger “che sanguinano” grazie all’impiego di una molecola – la leghemoglobina di soia, nota come “eme” – che ha reso gli Impossible Burger un prodotto particolarmente famoso a livello globale, anche se per adesso non sono ancora disponibili in Europa. In Italia è di particolare rilevanza il lavoro del marchio Food Evolution, che ha creato una gamma di prodotti analoghi della carne e che da poco sono disponibili nella grande distribuzione.

Parlando di alternative alla carne, è importante fare riferimento anche alle proteine di piselli, un ingrediente che sta rivoluzionando la produzione della “fake meat”. Le proteine di piselli testurizzate, infatti, trovano largo impiego specialmente nella preparazione di burger, salsicce e spezzatini. I fattori chiave della crescita di questo mercato – che secondo gli esperti dovrebbe raggiungere un valore di 1400 milioni di dollari entro il 2025, passando da 745 milioni di dollari del 2020 – sono da individuare sia nelle loro buone proprietà nutrizionali, sia nella consistenza e nell’aspetto che assumono in fase di lavorazione, che ricordano quelli dei prodotti di origine animale.

Leggi anche: Proteine di piselli: un mercato in espansione a livello globale

Gelato artigianale vegan: limone e fragola non bastano più

Se c’è un dato di fatto indiscusso rispetto al mercato alimentare globale, è che negli ultimi anni le abitudini dei consumatori sono cambiate e i prodotti plant-based giocano un ruolo fondamentale. Sempre più persone scelgono le alternative “free from” per motivazioni etiche, salutistiche e di salvaguardia ambientale. Quale che sia la ragione dietro a questo shift dei consumi, quello che è certo è che riguarda ogni ambito alimentare, e certamente anche il mondo del gelato. In gelateria, fino a qualche tempo fa, “free from” equivaleva quasi sempre a 100% vegetale, e i produttori hanno cercato di rispondere a questa richiesta di mercato con “alternative facili”: non è raro che le uniche alternative vegetali fossero rappresentate dai gusti alla frutta.

Eppure, oggi assistiamo a un incremento importante delle referenze plant-based, tanto che non è raro trovare gelaterie che espongano almeno un gusto 100% vegetale oltre a quelli alla frutta. A livello professionale ci sono aziende che si occupano di semilavorati per gelateria e pasticceria che hanno scelto di produrre referenze vegane, aderendo anche allo standard VEGANOK, come Babbi, Comprital, Giuso, Tecnoblend Fugar, quest’ultima con la linea di gelato vegano Olvi. Ecco così comparire tra i gusti vegan disponibili in gelateria anche cioccolato, nocciola, pistacchio, caffè, e tutte quelle varianti che fino a poco tempo fa erano esclusivamente a base di uova e latte vaccino. La “rivoluzione vegan” ha preso piede anche nel mondo del gelato, uno dei settori trainanti della nostra economia (e non solo) prima della crisi sanitaria. Per approfondire: Gelato: confezionato o artigianale, è un prodotto di punta per l’economia italiana

Cosmetici solidi

Sono noti anche come “cosmetici zero waste” e nell’ultimo periodo hanno conosciuto un vero e proprio boom a livello globale, con decine di aziende che hanno lanciato referenze plastic free per rispondere alle richieste di mercato. Anche in campo cosmetico, infatti, la parola d’ordine è diventata “sostenibilità” e questa non può che essere accompagnata da un impiego di materie prime eco-compatibili, quanto più possibile di origine vegetale e dall’eliminazione di imballaggi inquinanti. Tutto questo è rappresentato dai cosmetici solidi, che il più delle volte sono realizzati con materie prime “green” e imballati in confezioni di carta, alluminio o vetro (facilmente riciclabili). Parliamo di prodotti che nell’aspetto ricordano la classica e intramontabile saponetta, ma che in realtà sono formulati con ingredienti che rispondono alle specifiche esigenze di ogni parte del corpo e che stanno rivoluzionando il modo di concepire la cosmesi. Non solo shampoo e bagnoschiuma, ma perfino idratanti per il viso e il corpo, creme per la rasatura, dentifrici e deodoranti; un’attenzione, però, che si estende anche agli accessori, che sono sempre più eco-compatibili grazie all’impiego di bamboo e alluminio (per esempio nel caso di spazzolini da denti e rasoi) in sostituzione della plastica.

Non è raro che quelli solidi siano anche cosmetici vegan, visto che la tendenza è quella di offrire ai consumatori (non necessariamente vegani) prodotti che rimandino al concetto di animal free e cruelty free. Sono soprattutto i giovani a trainare questo mercato, che secondo gli esperti raggiungerà un valore di 20,8 miliardi di dollari entro il 2025, proprio per la ricerca di cosmetici che rispondano all’esigenza di un impatto ambientale ridotto, unita all’impiego di ingredienti considerati sicuri – nonché benefici – per il consumatore. A questo proposito ricordiamo che è importante analizzare l’INCI di un cosmetico: per conoscerne gli ingredienti, il loro effetto e la loro derivazione, consigliamo di consultare gratuitamente il BioDizionario (sul sito o scaricando l’app).

Mozzarella vegana

Il Parlamento Europeo ha appena approvato un emendamento che purtroppo, modificherà drasticamente la denominazione dei sostituti del mercato lattiero caseario; non diminuerà però la popolarità di questi prodotti. Le alternative plant-based al formaggio spopolano nei supermercati e nei negozi di alimentazione naturale, in risposta a un aumento considerevole della richiesta di prodotti vegetali e lactose free. Parliamo di un settore sempre più popolare, che porta anche aziende “tradizionali” a investire in un ampliamento della produzione in favore delle alternative vegetali, ma anche nella ricerca e nello sviluppo di referenze adatte al consumatore “moderno”, sempre più attento agli ingredienti e all’origine dei prodotti che porta in tavola. Anche la questione delle intolleranze alimentari, soprattutto al lattosio e al glutine, porta sempre più clienti a cercare alimenti “free from”, che quasi sempre coincidono con i prodotti plant-based.

Tra i prodotti più popolari in questo mercato c’è sicuramente la mozzarella vegan, che secondo ricerche di mercato detiene il 34% del mercato complessivo. Il motivo di questo successo è semplice ed è legato alla necessità di sostituire la mozzarella “tradizionale” in moltissime preparazioni, tra cui spicca sicuramente la pizza. Sono quindi molte le aziende che si sono cimentate nella produzione di un’alternativa a questa tipologia di formaggio, anche nel tentativo di riprodurre il classico effetto “filante”. Tra queste troviamo Vegandelicious con il suo VEGAND’OR Filante, la mozzarella vegana da pizza e ripieni presto disponibile sul mercato. Per saperne di più e conoscere tutte le novità dell’azienda, segui il sito ufficiale: www.vegandor.com.

Cornetto vegano

Pensando al momento della colazione al bar, immancabile è l’accostamento di cappuccino e brioche. Secondo i dati raccolti dalla Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) e che riguardano il periodo precedente al lockdown, il 63,8% degli italiani fa abitualmente colazione fuori casa: se ormai da un po’ di tempo i locali hanno introdotto un’alternativa vegetale al latte vaccino (molto spesso di soia ma anche di avena) per accontentare vegani e persone intolleranti al lattosio, decisamente più recente è la proposta diversificata dei bar in tema di cornetti e brioche.

Sempre più persone accostano l’alternativa vegan all’idea di un prodotto più leggero e più sano e, di conseguenza, la richiesta del cornetto vegano ha subito un’impennata nel giro di poco tempo, esattamente come i prodotti dolciari per la pasticceria distribuiti nella GDO. Ecco allora che accanto al cornetto vegano vuoto – il primo a fare la sua comparsa tra le opzioni “tradizionali” disponibili nei bar  – oggi è facile trovare anche prodotti più elaborati. Non solo brioche alla marmellata, al cioccolato e con composte di frutta, ma anche impasti con farine poco raffinate, semi oleosi e grani antichi, proprio per seguire il trend “healthy” che caratterizza questo tipo di offerta. In questo quadro, tra gli altri, si colloca anche il lavoro di aziende come Lizzi, che produce cornetteria surgelata, e Il Pasticcere, Cupiello, e Tre Marie, che sono specializzate in cornetteria – anche in versione vegan – per l’Horeca.

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