VIDEO: Il Non Specismo spiegato ai Farmacisti

Sauro Martella

Durante il corso di formazione per farmacie accreditate VEGANOK, svoltosi a Padova il 21 febbraio scorso, oltre a tutti i contenuti nutrizionali e scientifici previsti, ho avuto il piacere di tenere una conferenza dal titolo “Scelta Vegan e non specismo” nel mio ruolo di docente, fondatore di VEGANOK Network e vicepresidente dell’Associazione Vegani Italiani Onlus.

Partendo dalla notizia della recente morte dell’ultimo sopravvissuto al campo di sterminio di Treblinka, Samuel Willenberg, ho  approfittato per ricordare ai presenti il significato della scelta etica vegan, cioè quello di stare dalla parte di chi non ha voce per difendere il proprio diritto alla vita.

Troppo spesso in molti dividiamo il mondo in due categorie ben distinte, ovvero uomini e animali, anche se di fatto scientificamente sappiamo benissimo che gli esseri umani appartengono al regno animale, cosa che dimentichiamo, o meglio, per pulire la nostra coscienza, occultiamo.

Nel mondo di oggi gli animali, come li intendiamo comunemente, vengono considerati merce e, quindi, ingranaggi di un meccanismo creato dall’uomo per generare profitto. Basta pensare alle cosiddette mucche da latte: quando una di queste creature comincia a farne di meno, la si manda al macello, per venir sostituita da una più giovane e produttiva.

In un’epoca non molto lontana, la stessa cosa accadeva anche ad altri esseri umani considerati inferiori (sappiamo, anzi, che la schiavitù in alcuni paesi è ancora presente) e che con la stessa freddezza venivano trattati come merce.

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Questa è una delle slide mostrate durante la conferenza, nella quale si vede la planimetria della nave britannica Brux, lunga una trentina di metri, costruita a Liverpool nel 1781 e rimasta in attività per il trasporto di schiavi fino al 1804. Su questo mezzo venivano stipate su tre livelli dell’altezza di circa 90 centimetri l’uno, 450 persone, costrette a rimanere legate e distese per lunghi tragitti in mare, senza la possibilità di muoversi dal loro posto. Un po’ quello che accade oggi nel trasporto degli animali che vanno a finire al mattatoio.

nave negriera

Ho ricordato anche che uno degli avvenimenti che aiutarono a far crescere il movimento per l’abolizione della schiavitù a cavallo tra ‘700 ed ‘800, fu il massacro della nave Zong, nel 1781, per il quale furono buttati in mare 142 schiavi africani, tra cui 54 fra donne e bambini, perché, a causa di un errore di navigazione, si dovette limitare la distribuzione di acqua potabile all’equipaggio. Un comportamento del genere all’epoca risultava normale ed il proprietario della nave agì in questo modo perché se quegli schiavi fossero morti di morte naturale, egli non avrebbe potuto richiedere i danni all’assicurazione.

Oggi non accade nulla di meno terribile agli animali: la freddezza con la quale viene considerata la loro funzione nel meccanismo del profitto è altrettanto disarmante.

Allevamento-maiali

I cuccioli di questi animali da reddito vengono strappati dalle proprie madri sempre troppo presto rispetto a quanto accadrebbe in natura e la crudeltà con la quale vengono trattati in nome del “minima spesa, massima resa” è disumana.

I maialini, ad esempio, nel loro primo mese vengono mutilati senza nessun tipo di anestesia: vengono castrati, vengono tagliate loro le code e tolti i denti affinché durante la loro breve e crudele “vita” non possano ferirsi ed uccidersi a vicenda, poiché questo comporterebbe ulteriori perdite di denaro per tutto il sistema.

Miliardi di animali al mondo ogni anno vengono uccisi per finire sulle tavole di moltissime persone, dopo aver sofferto in tutte le fasi della propria esistenza, dalla nascita al trasporto al macello, il quale ricorda molto i viaggi degli schiavi sulle navi negriere.

trasporto animali

La speranza la riponiamo nella sensibilità delle persone che, oggi come allora, decidono di aprire gli occhi ed affrontare il problema, aiutando a cambiare il mondo di queste creature che purtroppo non hanno voci comprensibili al cuore di tutti e perché “il diritto di vita non ha confini di specie”.

madre figlio

 

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