USA: dal 2020, via libera alla carne coltivata

Carne coltivata, carne in vitro, carne sintetica: dal 2020 negli Stati Uniti diventerà una realtà. Il via libera ufficiale di USDA e FDA.

La maggiore richiesta di alternative alla carne sta spingendo start-up e grandi investitori a sviluppare nuovi prodotti ad altissimo contenuto tecnologico. Sostanzialmente, alla base della ricerca, due filosofie diverse: eliminare la carne dall’alimentazione sostituendola con prodotti a base di proteine vegetali o produrre carne senza allevamenti. Per ciò che concerne la carne in vitro, nel 2013, il ricercatore dell’Università di Maastricht Mark Post aveva presentato il primo burger prodotto in laboratorio: il costo? 325mila dollari.

Il procedimento parte da cellule staminali muscolari prelevate da un animale adulto, e coltivate in vitro su speciali impalcature che permettono di ottenere piccoli flamenti di fbre muscolari: ne servono 20 mila per realizzare un burger.

Fonte: rapporto 2018 Osservatorio VEGANOK

Ma in che modo il governo definisce e regola un prodotto come “carne coltivata?”
Fda e Usda hanno dibattuto a lungo sulla questione e il 16 Novembre 2018 hanno pubblicato un comunicato stampa congiunto sugli aspetti regolatori e di sicurezza di questi prodotti.

Ne proponiamo la traduzione:

“Dichiarazione del segretario dell’USDA Perdue e del commissario della FDA Gottlieb sulla regolamentazione dei prodotti alimentari coltivati ​​con cellule animali da bestiame e pollame

“Il mese scorso, il Dipartimento per l’agricoltura degli Stati Uniti (Usda) e la Food and Drug Administration (Fda) degli Stati Uniti hanno tenuto un incontro pubblico per discutere l’uso di cellule di bestiame e pollame per sviluppare prodotti alimentari da cellule coltivate. Durante questo incontro, le parti interessate hanno condiviso preziose prospettive sulla regolamentazione necessaria sia per promuovere questi prodotti alimentari innovativi che per mantenere i più elevati standard di salute pubblica.

Dopo varie discussioni tra le nostre due agenzie che hanno elaborato questo feedback delle parti interessate, abbiamo concluso che sia l’USDA che la FDA dovrebbero supervisionare congiuntamente la produzione di prodotti alimentari da cellule coltivate. Basandosi sull’esperienza sia dell’USDA che della FDA, le Agenzie annunciano oggi un accordo su un quadro normativo congiunto in cui la FDA sovrintende alla raccolta di cellule, alla banca di conservazione, alla crescita e differenziazione delle cellule. Durante la fase di raccolta delle cellule la supervisione passerà dal controllo di FDA a USDA. L’USDA supervisionerà quindi la produzione e l’etichettatura dei prodotti alimentari. Inoltre, le Agenzie stanno perfezionando attivamente i dettagli tecnici che includono una solida collaborazione e condivisione delle informazioni tra le agenzie per consentire a ciascuno di svolgere i rispettivi ruoli.

Questo quadro normativo sfrutterà sia l’esperienza della FDA che regola la tecnologia di coltura cellulare e i biosistemi viventi, sia l’esperienza dell’USDA nella regolazione di prodotti zootecnici e di pollame destinati al consumo umano. L’USDA e la FDA sono fiduciose che questo quadro normativo possa essere implementato con successo e assicurare la sicurezza di questi prodotti. Poiché le nostre agenzie hanno l’autorità necessaria per disciplinare in modo appropriato i prodotti alimentari coltivati ​​da cellule di bestiame e pollame, l’Amministrazione non crede che sia necessaria una legislazione su questo argomento.”

Si prevede che il mercato della clean meat crescerà rapidamente nei prossimi anni, prevedendo di raggiungere un valore globale di 20 milioni di dollari entro il 2027. La Future Meat Technologies, una società israeliana di carni in vitro, ha persino affermato che il prodotto potrebbe raggiungere il prezzo con la carne tradizionale. Yaakov Nahmias, fondatore e capo scienziato di Future Meat, aveva dichiarato tempo fa: “Se iniziamo piccolo e rimaniamo piccoli, possiamo sostanzialmente ridurre drasticamente i costi, e il carico di capitale diminuisce di un ordine di grandezza o più. Con questi due giochi – un bioreattore più efficiente e un modello di produzione distribuito – possiamo sostanzialmente ridurre il costo a circa $ 5 al chilogrammo.”

La clean meat mira a sostituire la produzione di carne convenzionale i cui numeri sono agghiaccianti: più di 100 miliardi di animali vengono allevati per il cibo ogni anno, utilizzando un’enorme quantità di risorse naturali e contribuendo a una grande quantità di gas serra potente, il metano. Alcune stime suggeriscono che l’industria del bestiame produce il 51% di tutti i gas serra.

In Italia come è stata recepita la notizia?

Il primo “no” arriva da Coldiretti che ha annunciato: “Gli italiani sono preoccupati per le ripercussioni dell’applicazione di queste nuove tecnologie sia in tema di salute che di etica.” Ettore Prandini, presidente della Coldiretti, ha dichiarato: “Dietro i ripetuti e infondati allarmismi sulla carne rossa c’è una precisa strategia delle multinazionali. Si tratta di una abile operazione di marketing che punta a modificare stili alimentari naturali fondati sulla qualità e la tradizione”

Francois Tomei, direttore generale di Assocarni, afferma: “Non siamo contrari al progresso e alla scienza, all’innovazione nel campo alimentare, ma gli hamburger in provetta, tra l’altro, contengono additivi e coloranti per dare gusto e colore e poi, particolare non da poco, sono pieni di antibiotici per evitare l’alto rischio di infezion. Gli americani hanno una concezione del cibo diversa da noi: come nutrimento, non già per gusto e cultura”.

Le alternative vegetali invece? Che ruolo hanno?

I prodotti 100% vegetali stanno rispondendo ottimamente alle terribili conseguenze della produzione di carne intensiva: la tecnologia alimentare assume un ruolo sempre più importante nella produzione di prodotti sostituti che, sempre più fedelmente, imitano le proteine animali senza l’impatto ambientale degli allevamenti intensivi. Per produrre un burger vegetale, ci vuole il 75% in meno di acqua e il 95% in meno del terreno utilizzato dagli allevamenti con un conseguente ridotto impatto ambientale.

I numeri del mercato dei prodotti plant-based (fonte Rapporto Osservatorio VEGANOK 2018):

  • 7,4 miliardi di euro: mercato globale prodotti Plant based
  • 11,90 miliardi di euro: stima mercato globale Plant based al 2022
  • 5,2 miliardi di euro: stima mercato globale Plant based sostitutivi della carne al 2020.

La questione sulla clean meat è complessa: innanzitutto non si tratta di un prodotto vegano come da più parti è stato sostenuto. Il target a cui sono rivolti questi prodotti non è senza dubbio il vegano che, avendo operato una scelta di tipo etico, non è interessato a mangiare proteine animali. I prodotti plant-based soddisfano perfettamente il fabbisogno proteico sia in termini nutrizionali che in termini di sapore e godibilità del prodotto. Può però rappresentare un’alternativa per coloro che consumano carne. La carne coltivata rappresenta un importante passo verso la liberazione animale e la fine dello sfruttamento: una importante tappa verso alternative 100% plant-based. Sicuramente non un traguardo ma una transizione.

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  1. La carne coltivata in laboratorio rappresenta un passo verso la liberazione animale dallo sfruttamento. Sarebbe un bel traguardo ma è un prodo che personalmente non approvo perché non lo ritengo utile e necessario per la sopravvivenza. Parliamo sempre di cibo fatto in laboratorio…meditate meditate

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  2. Ciao Francesco,
    Sono d’accordo sul fatto che, per chi come noi ha già operato una scelta di tipo etico e sia orientato verso un’alimentazione plant-based, si possa ritenere la carne in vitro non necessaria e non utile. Se però proviamo a calarci nei panni di un consumatore di carne o magari di un flexitarian, la carne coltivata rappresenta un’opportunità di consumo senz’altro e senza dubbio più sostenibile di quanto non lo sia la carne derivante da allevamenti estensivi o di intensivi con tutte le conseguenze che conosciamo per l’animale. Di fatto, se la carne coltivata diventasse uno standard, lo sfruttamento animale per la produzione di carne si ridurrebbe al minimo. Un passo nella direzione giusta, non un traguardo: l’immissione sul mercato di questi prodotti deve rappresentare una transizione verso alternative 100% vegetali. Lo scopo ultimo è la liberazione animale contestualmente alla diffusione di una alimentazione con il minor impatto possibile.
    Secondo me parlare di Clean meat offre una grande opportunità al mondo vegan che è quella di continuare a diffondere i principi secondo i quali consumare carne è eticamente non sostenibile potendo “sfruttare” la voce di realtà molto potenti: le multinazionali che vorranno fare business sulla carne coltivata infatti, dovranno necessariamente proporre gli stessi argomenti che il movimento vegan sta diffondendo da anni per poter rendere accettabile il prodotto al popolo del consumo. Lo stanno già facendo: parlano dello sfruttamento degli animali o dell’impronta ambientale degli allevamenti intensivi: seppur con scopi completamente diverse da chi approccia la filosofia vegan, stanno però contribuendo alla divulgazione degli argomenti che il veganismo promuove. Possiamo cavalcare l’onda e virare sul’ovvia conclusione che l’unica alternativa possibile è quella Plant based

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  3. La Coldiretti che si preoccupa dell’aspetto etico Nun se po’ senti!😂

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  4. Assocarni poi: gli hamburger in provetta, tra l’altro, contengono additivi e coloranti per dare gusto e colore e poi, particolare non da poco, sono pieni di antibiotici per evitare l’alto rischio di infezioni…
    Ah perché la carne che c’è ora invece no… 😂😂

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  5. Teniamo presente che pur essendo indubbiamente un passo avanti in quanto con tali procedure verranno torturati e uccisi moltissimi esseri viventi in meno, si tratta comunque di una pratica che prevede lo sfruttamento (e quindi anche l’inevitabile detenzione e uccisione) di esseri viventi per prelevargli cellule in gran quantità…
    Il rispetto per i legittimi diritti del nostro prossimo è ben lontano da tutto questo.

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    • Ciao Sauro, è proprio così !
      Per me è solo una presa in giro 😔

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    • Ciao Sauro e Tina,
      sono d’accordo con voi: Diamo per assodato che l’obiettivo finale, l’unico accettabile, è una transizione verso l’alimentazione 100% vegetale. Tutte le altre soluzioni rappresentano soltanto delle tappe, delle circostanze che necessariamente devono essere transitorie. Detto questo, caliamoci nella realtà e rendiamoci conto che in questo momento la maggior parte dei consumatori non ha consapevolezza dell’impatto dell’alimentazione; stanno aumentando il numero di flexitarian ma come dice la parola stessa, sono persone che seppur in maniera misurata, non rinunciano alla carne. Dal punto di vista degli animali e della loro liberazione, la carne coltivata rappresenta la fine del mattatoio. Almeno sulla carta. Se la carne coltivata diventasse uno standard, quanti animali nell’immediato saranno risparmiati? Ed è chiaro che non si dovrà smettere di combattere per la liberazione anche degli altri.
      Questo è il dilemma dei binari (o del male minore), uno dei dilemmi etici più conosciuti della storia della filosofia:

      “Immaginate di essere il manovratore di un tram lanciato a precipizio sulle rotaie a novanta chilometri all’ora: di fronte a voi vedete cinque operai fermi sul binario, con i loro arnesi; provate a frenare, ma non ci riuscite perché i freni non funzionano. Siete presi dalla disperazione, perché sapete che se la vettura li travolgerà i cinque operai moriranno tutti (ipotizziamo che lo sappiate per certo).
      D’un tratto vi accorgete che alla vostra destra si dirama un binario laterale: anche lì c’è un operaio al lavoro, ma solo uno. Vi rendete conto che potete deviare il tram, uccidendo quel singolo operaio ma risparmiando gli altri cinque.
      Che cosa dovreste fare?”

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      • Ciao Laura, con tutto il rispetto, per me il FINE non giustifica MAI i mezzi. Ma siamo in sicurezza? Penso che prima di accettare questi esperimenti, con il rischio di una proliferazione cellulare incontrollata negli alimenti, ci vorrebbe un adeguato periodo di osservazione. Un po’ di prudenza, vista l’euforia e la fretta di creare business degli scopritori. Altrimenti andremmo di male in peggio!

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  6. Comunque è un tipo di carne che deriva da cellule staminali prelevate da pollame e bestiame trasformato in tessuto muscolare.
    Tra l’altro il Beyond Burger è sponsorizzato dal miliardario americano 🤔
    Ma saranno davvero vegetali sicuri?!! O saranno un surrogato vegetale?!!!
    Come Francesco ho le mie perplessità, avvalorate dalle “proteste da parte dei vegani che vedono nella carne sviluppata in provetta una concorrenza sleale ai loro prodotti vegetali, ritenuti gli unici veramente politically correct”!
    Viva l’hamburger vegetale vegano!!!
    Poi, se ce li prepariamo noi, ancora meglio!!! 😃

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    • Salve Tina,
      Dal sito ufficiale del Beyond Meat Burger, abbiamo reperito la lista ingredienti ufficiale: Water, Pea Protein Isolate, Expeller-Pressed Canola Oil, Refined Coconut Oil, Contains 2% or less of the following: Cellulose from Bamboo, Methylcellulose, Potato Starch, Natural Flavor, Maltodextrin, Yeast Extract, Salt, Sunflower Oil, Vegetable Glycerin, Dried Yeast, Gum Arabic, Citrus Extract (to protect quality), Ascorbic Acid (to maintain color), Beet Juice Extract (for color), Acetic Acid, Succinic Acid, Modified Food Starch, Annatto (for color).
      All ingredients from Non-GMO
      source. Precisiamo anche per gli altri lettori che il Beyond Meat Burger è plant-based quindi è un concetto totalmente diverso dalla carne coltivata.
      Grazie del suo contributo!

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      • Grazie Dr.ssa Laura! .Va bene perchè è tutto a base vegetale e sarebbe una valida alternativa per coloro che consumano carne e tutto ciò che ne deriva dal consumo di carne, come ha spiegato, sempre in modo ineccepibile nell’articolo.
        Ma ho letto che è un hamburger che “sanguina” il sangue della barbabietola e che ha un sapore di una vera carne macinata. Io di certo non lo comprerò! 😃

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  7. Io non sono comunque favorevole anche se in parte il pensiero del
    Signor Francesco non lo trovò sbagliato
    Maquesta prafica coinvolge comunque vite e quindi sfruttamento!
    Io non ci sto comunque

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  8. Vabbè, la Coldiretti dice cose prive di senso e oggettivamente imbarazzanti… evidentemente gli interessi economici hanno un fattore fondamentale

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