UE: scatta la strategia per una produzione alimentare sostenibile, la chiave è la scelta plant-based

Nell’ambito di un più ampio “Green Deal” volto a rendere più sostenibile l’economia europea, la Commissione Europea lancia il programma per un’alimentazione più sostenibile: tra gli obiettivi, anche il passaggio a un’alimentazione “basata maggiormente sui vegetali, che comprenda meno carni rosse e trasformate e più frutta e verdura”

Lo scorso 20 maggio la Commissione Europea ha approvato la strategia “Dal produttore al consumatore“, con l’obiettivo di promuovere in Europa una produzione alimentare sostenibile, tenendo conto che attualmente quest’ultima rappresenta quasi un terzo delle emissioni globali di gas a effetto serra. Il piano, già approvato dalla Commissione, fa parte del più ampio Green Deal – una serie di misure atte a rendere più sostenibile l’economia europea – che metterà in campo 100 miliardi di euro dal 2021 al 2027 nel tentativo di rendere rendere l’Europa “a emissioni zero” entro il 2050.

Leggi il documento completo “Dal produttore al consumatore”

Molte sono le iniziative promosse dalla Commissione Europea per raggiungere un consumo alimentare consapevole, alcune delle quali riguardano la produzione, altre la distribuzione e altre ancora lo sviluppo tecnologico. L’obiettivo è accelerare la transizione verso un sistema alimentare sostenibile che dovrebbe:

  • avere un impatto ambientale neutro o positivo, preservando e ripristinando le risorse terrestri, marine e di acqua dolce da cui il sistema alimentare dipende;
  • contribuire a mitigare il cambiamento climatico e adattarsi ai suoi effetti;
  • invertire la perdita di biodiversità;
  • garantire la sicurezza alimentare, l’alimentazione e la salute pubblica, assicurando che tutti abbiano accesso ad alimenti in quantità sufficiente, sicuri, nutrienti e sostenibili;
  • preservare l’accessibilità economica degli alimenti generando al contempo rendimenti economici più equi, promuovendo la competitività della catena di distribuzione dell’UE e il commercio equo.

Un piano di riconversione che rappresenta anche un’opportunità economica senza precedenti, non solo per i produttori ma anche per chi trasforma le materie prime e chi distribuisce i prodotti finiti. Questa transizione consentirà infatti a chi lavora in questo ambito di fare della sostenibilità il proprio marchio distintivo, oggi che sempre più consumatori scelgono alternative sostenibili determinando cambiamenti significativi nel mercato alimentare.

Leggi anche: Etichette alimentari, il mercato chiede prodotti sani, “puliti” e naturali; è il momento del clean label

Consumo alimentare sostenibile: la chiave è il passaggio al vegetale

Dal punto di vista della produzione, l’obiettivo è quello di ridurre del 50% entro il 2030 l’uso di pesticidi chimici e il rischio che rappresentano, incentivando l’agricoltura biologica affinché il 25% del totale dei terreni agricoli sia dedicato entro la stessa data a questa tipologia di agricoltura. Dal punto di vista dei consumi, invece, il traguardo finale sarà il passaggio a regimi alimentari sostenibili: come si legge nel documento, in Europa l’assunzione media di energia e il consumo medio di carni rosse, zuccheri, sale e grassi continuano a superare i livelli raccomandati, mentre il consumo di cereali integrali, frutta e verdura, legumi e frutta secca è insufficiente. Ecco allora che diventa fondamentale “una transizione verso una dieta basata maggiormente sui vegetali, che comprenda meno carni rosse e trasformate e più frutta e verdura”.

Questo con l’obiettivo non solo di migliorare la salute pubblica, abbassando il rischio di malattie spesso mortali, ma anche di ridurre drasticamente l’impatto ambientale del sistema alimentare. Ma tutto questo come avverrà? Per prima cosa sarà fondamentale fornire ai consumatori informazioni chiare che rendano più semplice scegliere regimi alimentari sani e sostenibili: a questo scopo la Commissione proporrà un’etichettatura nutrizionale obbligatoria sulla parte anteriore dell’imballaggio (sulla falsa riga dell’etichetta a semaforo Nutri-score già adottata in Spagna, Francia e Belgio). In più, la Commissione valuterà anche la possibilità che le aziende aggiungano in etichetta dichiarazioni ambientali volontarie; non mancheranno infine informazioni dal punto nutrizionale fornite ai consumatori tramite i canali digitali.

È chiaro che la transizione non avverrà senza un cambiamento nelle diete delle persone. Mentre circa il 20% del cibo prodotto viene sprecato, aumenta l’obesità. Oltre la metà della popolazione adulta è ora in sovrappeso, il che contribuisce a un’alta insorgenza di malattie legate all’alimentazione (compresi vari tipi di cancro), con i relativi costi sanitari. Nel complesso, le diete europee non sono in linea con le raccomandazioni delle istituzioni sanitarie; se lo fossero, l’impronta ambientale dei sistemi alimentari sarebbe notevolmente ridotta.

Finanziamenti per le alternative plant-based

Come Osservatorio non possiamo tralasciare un aspetto fondamentale di questa strategia, che riguarda i finanziamenti che la Commissione Europea metterà a disposizione per incentivare questo cambio di rotta; in particolare, la strategia propone che 10 miliardi di euro siano messi a disposizione per la ricerca in campo alimentare, e una parte di essi sarà impiegata per la ricerca sulle proteine vegetali e sui prodotti alternativi alla carne.

Una mossa che appare certamente in linea con le tendenze di mercato attuali: se la pandemia da Covid-19 ha accelerato lo shift verso i prodotti vegetali, è vero anche che la tendenza in Europa e nel mondo è da tempo quella di un’alimentazione più sostenibile, con la scelta di alimenti vegetali a scapito di quelli di origine animale. Per esempio, da una ricerca realizzata di recente da Bimby e Mintel emerge che, in Europa, tra il 37% e il 52% dei consumatori intervistati evita di mangiare carne per ragioni legate all’ambiente e circa il 40% crede che le proteine derivanti dalle piante siano più sane rispetto a quelle animali. Siamo di fronte a un cambiamento senza precedenti in termini di consapevolezza alimentare: sempre più persone scelgono infatti una dieta flexitariana che, seppure ancora lontana dalla scelta vegan, prevede il consumo ridotto di carne a fronte di un aumento considerevole del consumo di alimenti di origine vegetale.

E i dati lo confermano: tra il 42% e il 60% degli europei intervistati portano in tavola la carne solo una volta a settimana, mentre tra il 32% e il 59% stanno cercando di sostituire le proteine animali con quelle vegetali. Ecco spiegato perché quello delle proteine vegetali sia un mercato in crescita costante, con le generazioni più giovani a guidare un cambiamento che vede tra gli onnivori il 90% dei consumatori di prodotti vegetali, un po’ per curiosità e un po’ per presa di coscienza rispetto alle necessità alimentari del prossimo futuro.

Questi sono solo alcuni aspetti della strategia “Dal produttore al consumatore”, la cui attuazione è garantita dalla Commissione Europea in maniera coerente con gli altri elementi del Green Deal; entro il primo semestre del 2023 la strategia sarà riesaminata per valutare se le azioni intraprese siano sufficienti a raggiungere gli obiettivi o se siano necessari ulteriori interventi.

Per approfondire questo argomento:

  1. Avatar

    Un primo timido tentativo di prendere la direzione giusta. Speriamo serva a qualcosa

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  2. Noi vegani lo sosteniamo da sempre. La scelta plant-based è la risoluzione ai grandi problemi che affliggono il pianeta. E l’essere umano ci guadagna in salute.

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  3. È vero, plant-based è sinonimo di maggiore sostenibilità, speriamo che davvero la direzione sia questa per tutta l’Europa!

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