Tutti i numeri del Bio italiano: le motivazioni di spesa e le novità

“Tutti i numeri del Bio italiano: i driver del consumatore e le novità del canale specializzato”: ecco lo studio

L’Osservatorio Sana ha pubblicato un approfondimento sui temi più influenti in merito al mercato biologico italiano in collaborazione con  Nomisma e con il patrocinio di FederBio e AssoBio. Il focus? I consumatori di prodotti bio, le loro abitudini d’acquisto, le motivazioni alla base delle loro scelte e le strategie e le proposte dei canali di vendita specializzati.

L’indagine, svolta su un campione di 200 punti vendita del canale specializzato in prodotti bio  per la sezione dedicata al canale retail e di 800 famiglie per l’analisi su abitudini e motivazioni di acquisto, ha permesso di valutare diversi fattori, come le caratteristiche dei punti vendita stessi, i loro assortimenti e i servizi offerti alla clientela, l’andamento delle vendite e la percezione delle nuove sfide che il mercato propone.

L’analisi dei dati proposti suggerisce che nell’arco degli ultimi 30 anni, il bio è passato da settore di nicchia a comparto affermato. Si delinea una domanda di prodotti biologici in crescita, come confermato dai dati aggregati sulle vendite, salite a quota 5.612 milioni di euro (+8% rispetto al 2016), 3.552 milioni dei quali riconducibili al solo mercato domestico (+8%, var % 2017 vs 2016).

Identikit del consumatore bio

Il dato senz’altro più rilevante è che il biologico è sempre più presente nelle case degli italiani: 8 consumatori su 10  hanno acquistato prodotti bio nell’ultimo anno: il 42% di loro è “frequent user”, ovvero sceglie di comprare biologico ogni settimana. Una scelta consapevole e informata: stando alla ricerca, quasi 1 italiano su 2 predilige i prodotti biologici perché rispondono perfettamente alle esigenze di acquisto. Per il 52% degli intervistati la scelta è dettata da ragioni salutistiche, ma non mancano quelli che mettono al primo posto la garanzia di sicurezza e qualità offerta da questo genere di merci (47%) e quelli che scelgono il bio perché ritenuto più sostenibile da un punto di vista di impatto ambientale (26%).

Tra le categorie più acquistate spiccano frutta e verdura (scelte dal 61% dei consumatori), seguite da latte e derivati (57%) e uova (53%). Se da una parte il 44% degli user bio acquista i prodotti nei negozi della grande distribuzione, il 19% continua a prediligere il canale specializzato, soprattutto guidato dall’offerta disponibile (24%) e da una maggiore fiducia nei prodotti venduti (19%).

I punti vendita specializzati: i numeri e la proposta merceologica

Chi è il cliente tipo del punto vendita specializzato? La ricerca ha evidenziato che le donne sono le maggiori fruitrici (genere prevalente per il 79% degli intervistati), di un’età compresa tra i 35 e i 45 anni (50%), con figli di meno di 12 anni (43%), di reddito medio-alto (78%) ed heavy-user bio (la cui spesa alimentare, cioè, è composta dall’80% al 100% da cibi biologici), che sceglie i prodotti in base a un particolare stile di vita (free from/veg/light) e che sviluppa un rapporto di fiducia con il proprio rivenditore, visitando il punto vendita almeno una volta a settimana.

Un rapporto di fiducia creato e rafforzato anche dalle iniziative dei gestori e dei titolari, che oltre a curare l’ambiente del negozio, dedicano alla clientela un’ampia gamma di servizi aggiuntivi, come carte fedeltà, eventi speciali e la presenza di addetti esperti e formati sulla materia, per citare i 3 servizi più diffusi e ritenuti più importanti dai partecipanti all’indagine.

Con 1.437 unità raggiunte nel 2017, i negozi specializzati sono il 13% in più rispetto al 2013 e il 111% in più rispetto al 1993 (fonte: BIOBANK). Di questi, il 60% è concentrato nel nord Italia e il 45% ha aperto nell’ultimo decennio.

Sul fronte dell’assortimento merceologico, l’indagine ha evidenziato come la maggior parte dei punti vendita proponga anche prodotti non-food: in particolare, l’81% espone prodotti naturali e certificati biologici per l’igiene della persona, il 76% offre cosmetici e prodotti erboristici (63%). Anche i prodotti per la cura della casa sono molto ricercati, trovando spazio nel 73% dei negozi.

Complessivamente, un punto vendita specializzato offre circa 2.000 referenze, composte per il 79% da prodotti alimentari confezionati, con la macro-categoria pasta, riso, farine, prodotti da forno indicata dal 77% degli esercizi come quella le cui referenze sono aumentate maggiormente negli ultimi 2-3 anni. Il 34% dei negozi ha indicato come principale criterio nella scelta dei prodotti la volontà di differenziare la propria offerta da quella della GDO e il 24% ha sottolineato l’importanza di inserire a scaffale novità in grado di attirare l’attenzione del consumatore.

È stato inoltre indicato come fondamentale per il successo di un prodotto dal 40% dei punti vendita il packaging ecologico. Tra i prodotti che maggiormente incontrano l’interesse dei clienti, spiccano quelli definiti da proprietà benefiche per la salute (come segnalato dal 34% dei punti vendita) e l’attributo “vegan” (36%).

I dati SINAB, Sistema d’Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica, progetto del MiPAAFT gestito da ISMEA e CIHEAM.

Dati Sinab presentati al Sana: andamento di operatori e superfici in Italia dedicate al Bio dal 1990 al 2017A

Nel 2017 le superfici coltivate in Italia hanno superato l’1,9 milioni di ettari, con una crescita del 6,3% rispetto al 2016. In termini assoluti, nell’ultimo anno, sono stati coltivati con metodo biologico oltre 110 mila ettari in più. Ottimi i dati in arrivo dalla Sicilia (427.294 ettari), dalla Puglia (252.341 ettari) e dalla Calabria (202.119 ettari), che insieme detengono il 46% delle superfici coltivate a biologico. L’Emilia-Romagna si posiziona tra le prime cinque Regioni con 134.509 ettari totali, mentre la Lombardia è la
Regione che cresce di più (+21,4%): dati che indicano come la produzione vegetale biologica interessi sempre di più l’intero territorio nazionale.

A fine 2017 il biologico è arrivato a interessare il 15,4 % della SAU(Superficie Agricola Utilizzata) italiana. Le aziende inserite nel sistema di certificazione per l’agricoltura biologica sono quasi 76.000, con un incremento del 5,2%.

In una intervista per il Fatto Alimentare, ha dichiarato Roberto Pintonsegretario di AssoBio, Associazione nazionale delle imprese di trasformazione e distribuzione di prodotti biologici e naturali:

“A questo punto penso che una sfida importante per il settore sia puntare sulla correttezza e sulla trasparenza dei prezzi, perché il commercio equo-solidale non si deve applicare solamente ai produttori che vivono in Paesi in via di sviluppo, ma anche alla realtà a noi più vicina. È necessario inoltre creare un sistema di tracciabilità serio, che permetta di bloccare in modo efficiente le frodi, perché ogni infrazione scredita tutto il settore. Sono necessarie politiche agricole adeguate. Basti pensare che le aziende agricole in Italia sono passate da tre milioni nel 1991 a 1,6 milioni nel 2011. Questo perché le piccole aziende chiudono; per evitarlo bisogna da un lato pagare prezzi onesti, che diano prospettive e dall’altro snellire una burocrazia che colpisce proprio le realtà più “sostenibili”. Chi produce bio va supportato, perché l’idea del biologico – di cambiare il modo di produrre per ridurre l’impatto sull’ambiente – è importante per il benessere di tutti”.

Approfondimenti sul tema del biologico:

Biologico: il nuovo regolamento europeo penalizza lo standard di qualità italiano

Biologico: boom di acquisti nella grande distribuzione

  1. La crescita del comparto bio è certamente una buona notizia.
    Peccato per la contraddizione della vendita di carne e alimenti animali certificati bio. bio deriva da “bios” (VITA)… difficilmente compatibile con la sofferenza e la morte provocata dallo sfruttamento animale.

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    • Condivido Sauro, è un terribile “filo rosso” che non lascia spazio all’etica della vita… ma solo della qualità di un prodotto che punta esclusivamente alla propria e personalissima soddisfazione ego-istica…

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  2. Consumi e terre coltivate a biologico in crescita: a questo deve necessariamente corrispondere una graduale dismissione di tutti i pesticidi perché altrimenti è davvero inutile. Abbiamo pubblicato qualche giorno fa un articolo interessante sullo stato del Sikkim in India che nell’arco di 15 anni, grazie alle tecniche di coltura agro ecologiche, è riuscito a convertire il 100% della produzione da convenzionale a biologico: 60.000 coltivatori coinvolti. Per chi volesse approfondire: https://www.osservatorioveganok.com/premio-onu-per-sikkim-il-primo-stato-al-mondo-100-biologico/

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  3. Sicuramente parlare di carne Bio è un non senso. Ma come si fa ?
    Non credo assolutamente possa esistere la carne bio ne tanto i derivati di origine Aninali in genere possano essere definiti in tal modo.
    Sarà a causa della mia visione etica della vita?
    Forse !
    Mi fermo alle considerazioni che riguardano i prodotti di Madre Terra e scelgo quelli.
    Quando un prodotto è derivato dalla morte di un essere vivente non puo piu aver a che fare con il “termine “ BIO. …

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  4. Io personalmente prediligo sempre l’acquisto da piccole aziende della mia zona, qui in Emilia-Romagna, dove fortunatamente ci sono ancora molti contadini che prediligono un’agricoltura non invasiva. La soddisfazione più grande è data dal sapore di questi frutti e ortaggio che mantengono il loro sapore originario a differenza di molte verdure coltivate con metodi moderni e l’utilizzo di pesticidi che, non solo fanno male alla salute dell’essere umano ma anche all’ambiente. Consiglio sempre il biologico quando si fa la spesa.

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