Torneremo volentieri al ristorante? Il sondaggio Vinitaly-Nomisma

La riapertura dell’Horeca Italiana vale 6,5 MLD di euro per consumi di vino. Solo il 23% andrà meno al ristorante; revenge spending sì ma con giudizio, millenials in prima fila. Ecco i dati del sondaggio di Osservatorio Vinitaly-Nomisma

Da oggi anche le strutture ricettive hanno la possibilità di riaprire per effetto del decreto. Secondo l’instant survey dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, realizzata ad aprile su un campione rappresentativo di 1000 consumatori di vino, solo il 23% degli italiani dichiara che andrà meno al ristorante, a fronte di un 58% per cui non cambierà nulla, fatte salve le adeguate misure di sicurezza da prendere.

Non manca, anche se molto misurato, il revenge spending, ovvero la ‘spesa della vendetta’ post-lockdown per i beni voluttuari come il vino: il 10% prevede infatti di spenderne più di prima fuori casa, valore che sale al 15% per i millennials (25-40 anni) e per chi non ha avuto problemi sul lavoro (13%). La riapertura dell’Horeca secondo i dati, vale 6,5 miliardi di euro per consumi di vino.

Per il responsabile dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini: “Il ruolo della ristorazione e gli effetti del lockdown sulle vendite di vino – sia in Italia che all’estero – sono anche desumibili dalle giacenze a fine aprile di quest’anno, che evidenziano le penalizzazioni subite da alcune blasonate denominazioni che trovano nell’horeca il principale canale di commercializzazione. Si pensi al +9% di volumi in giacenza del Montefalco Sagrantino e del Nobile di Montepulciano, dell’8% del Chianti Classico o alle maggiori eccedenze di bianchi importanti come Falanghina (+16%) e Soave (+24%). Ma il danno inferto dalla chiusura non è solo prerogativa dei vini di fascia premium: si pensi al +36% in giacenza di Castelli Romani o al +22% di Frascati, vini tipicamente somministrati dalle trattorie della Capitale, non solo rimaste chiuse ma purtroppo anche a corto di avventori stranieri”.

Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani: “La nostra speranza è che gli storici partner dell’horeca – tra i più penalizzati dall’emergenza – possano essere messi al più presto nelle condizioni di poter riprendere il proprio cammino. Vino, accoglienza e ristorazione rappresentano il primo fattore distintivo del nostro Paese nel mondo, e trovano in Vinitaly il luogo di incontro per eccellenza, con una media di 18mila buyer italiani dell’horeca, dei quali 2/3 legati alla ristorazione.”

Circa un terzo dei consumatori beve prevalentemente fuori casa (42% i millennials), con un valore che incide per il 45% sul totale delle vendite in Italia (14,3 miliardi di euro nel 2018). Il prezzo medio alla bottiglia è di 15,4 euro, mentre al calice la spesa è di 5,7 euro, secondo l’indagine.

Quali sono le misure che si dovranno adottare all’interno dei ristoranti?

I locali dovranno essere in grado di informare la clientela – in maniera chiara e comprensibile anche per le persone straniere – rispetto alle misure di prevenzione del contagio; sarà obbligatorio rilevare la temperatura corporea dei clienti, impedendo l’accesso nel caso i cui superi i 37,5°C. Gli avventori dovranno avere a disposizione prodotti igienizzanti per le mani, e gli esercizi che dispongono di posti a sedere dovranno rendere obbligatoria la prenotazione mantenendo per 14 giorni un elenco delle persone che abbiano effettuato la prenotazione. I posti a sedere dovranno essere rimodulati in modo predisporre uno spazio non inferiore a 1 metro quadro per ciascun cliente e, in aggiunta, chi lo desidera potrà collocare nel locale anche barriere divisorie tra i tavoli. Obbligatorio sarà anche predisporre a intervalli regolari un ricambio di aria naturale sia nel locale che nelle toilet.

Per gli esercizi che non dispongono di posti a sedere, l’accesso della clientela dovrà essere limitato in modo da mantenere il distanziamento di almeno 1 metro tra una persona e l’altra. Sarà obbligatoria la sanificazione dei locali, mentre i menu cartacei dovranno essere sostituiti dopo ogni utilizzo o rimpiazzati con menu plastificati o consultabili online. No alle consumazioni a buffet, mentre il personale a contatto con i clienti dovrà indossare obbligatoriamente la mascherina e provvedere alla disinfezione frequente delle mani con soluzioni idro-alcoliche adatte. Al termine di ogni servizio al tavolo andranno previste tutte le consuete misure di disinfezione delle superfici, evitando il più possibile utensili e contenitori riutilizzabili se non igienizzati (saliere, oliere, ecc). Dovrà infine essere preferito il pagamento contact less, possibilmente al tavolo, per minimizzare il contatto con il denaro contante (potenzialmente veicolo di contagio).

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  1. Credo che alla fine ci torneremo ma sicuramente meno volentieri di prima… a certe condizioni si perde un po’ il piacere

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  2. Andrò sicuramente meno al ristorante con queste misure..

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    Gian Maria Cavalieri 18 Maggio 2020, 22:41

    Certo, ci andrò 😉

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  4. Io sinceramente non vedo l’ora di poter andare a cena fuori; non nego di avere un po’ di timore, ma penso che sia giusto – con le dovute cautele e con estrema attenzione all’andamento dei contagi – riprendere piano piano la vita “pre Covid”…

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    brunetti gabriella 22 Maggio 2020, 8:20

    Al ristorante non si va per nutrirsi ma per condividere il cibo in compagnia e tranqullità. direi che dovrebbe tornare immediatamente come prima. Se si ha paura si sta a casa, che non è vietato. Basta con questa farsa.

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