Stop alla plastica monouso: nuove norme comunitarie.

Oggi 5 Giugno è la giornata mondiale dell’ambiente: parliamo di plastica monouso e di come stia lentamente distruggendo il pianeta. #beatplasticpollution è l’hashtag lanciato in tutto il mondo per diffondere consapevolezza in merito ad una delle sfide più difficili del nostro tempo.

Secondo il programma per l’Ambiente dell’Onu (Unep) “ogni anno vengono riversati negli oceani ben 8 milioni di rifiuti plastici” ed è per questo che è stata dichiarata la lotta alla plastica monouso. “Ogni minuto nel mondo vengono acquistate 1 milione di bottiglie di plastica e solo una piccolissima parte di queste viene riciclata”. 

I danni provocati all’ecosistema e alle specie marine sono noti e sono gravissimi. Ne abbiamo diffusamente parlato in un articolo precedente consultabile QUI.

Secondo un recente studio Ocse (l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), al mondo solo il 15% della plastica è riciclata. Il 25% viene incenerita, il 60% finisce nell’ambiente.

La Commissione Europea ha reso note le nuove norme a livello comunitario attraverso le quali si andranno a ridurre i rifiuti marini. Sono 10 i prodotti in plastica monouso che saranno banditi; sono quelli che si trovano più spesso nelle spiagge e nei mari europei come cotton fioc, posate usa e getta, aste per palloncini, contenitori per alimenti e per bevande (a meno che coperchi e tappi restino attaccati al contenitore) e buste.

Questi prodotti rappresentano la parte più grave del problema in quanto costituiscono il 70% dell’inquinamento marino. Saranno sostituiti con altri fabbricati con materiali sostenibili incoraggiando lo studio di alternative capaci di offrire nuove prospettive di consumo all’interno di modelli di business innovativi. L’iniziativa si inserisce all’interno della Strategia per le Plastiche nell’ambito dell’economia circolare (A European Strategy for Plastics in a Circular Economy), lanciata in gennaio, volta a proteggere l’ambiente dall’inquinamento da plastica.

L’obiettivo è molto preciso:

l’attuazione di questa proposta mira a ridurre i rifiuti di oltre la metà evitando danni ambientali che altrimenti costerebbero 223 miliardi di euro entro il 2030. Eviterà inoltre l’emissione di 3,4 milioni di tonnellate di CO2 equivalente entro il 2030.

Gli Stati membri dovranno impegnarsi ad impostare obiettivi di riduzione a livello nazionale impedendo anche che i prodotti in plastica vengano forniti a titolo gratuito: l’obiettivo è raccogliere il 90% delle bottiglie di plastica per bevande entro il 2025, ad esempio attraverso sistemi di deposito su cauzione, uno schema che si è rivelato molto efficace per garantire il ritorno degli imballaggi a fine vita in nuovi cicli economici.

I produttori d’altra parte contribuiranno a coprire sia i costi di gestione e pulizia dei rifiuti sia quelli legati all’implementazione di misure di sensibilizzazione. Da normativa, saranno previsti dei fondi e e degli incentivi per la ricerca e lo sviluppo di alternative non inquinanti.

Previste anche nuove disposizioni in ambito di etichettatura: prodotti come assorbenti igienici, salviette umidificate e palloncini avranno un’etichetta chiara e standardizzata che indichi come devono essere smaltiti i rifiuti, l’impatto ambientale negativo del prodotto e la presenza di materie plastiche.

La plastica è un materiale straordinario, che dobbiamo però usare in modo più responsabile – ha sottolineato Jyrki Katainen, Vicepresidente responsabile per l’Occupazione, la Crescita, gli Investimenti e la Competitività – I prodotti di plastica monouso non sono una scelta intelligente né dal punto di vista economico né da quello ambientale, e le proposte presentate oggi aiuteranno le imprese e i consumatori a preferire alternative sostenibili. L’Europa ha qui l’opportunità di anticipare i tempi, creando prodotti che il mondo vorrà procurarsi nei decenni a venire e valorizzando le nostre preziose e limitate risorse. L’obiettivo per la raccolta delle bottiglie di plastica concorrerà anche a generare i volumi necessari a far prosperare il settore del riciclo”.

Se l’aspetto etico legato alla necessità di preservare l’ambiente non basta per convincere i sistemi economici esistenti che la plastica monouso non è sostenibile, allora argomenti interessanti arrivano dal punto di vista delle opportunità di mercato inerenti alla necessità di sviluppare prodotti nuovi in un’ottica di sostenibilità ambientale. Molte sono le realtà produttive che si stanno adeguando e stanno intuendo un potenziale. Proponiamo un approfondimento di questa mattina su alcune aziende virtuose su territorio nazionale che si sono impegnate concretamente: www.promiseland.it/2018/06/05/veganok-un-impegno-per-gli-animali-e-per-lambiente/

Fonti e materiale informativo:

Informativa prodotta ufficiale prodotta dall’organo competente dell’Unione Europea: http://ec.europa.eu/environment/waste/pdf/single-use_plastics_factsheet.pdf

A questo link, la direttiva comunitaria consultabile integralmente: http://ec.europa.eu/environment/circular-economy/pdf/single-use_plastics_proposal.pdf

  1. La consapevolezza dei singoli può dar vita a grandi rivoluzioni!

    Reply
  2. Roberto Contestabile 8 giugno 2018, 21:45

    Segnalo che di recente il sindaco delle Isole Tremiti ha vietato tramite un ordinanza comunale l’utilizzo delle stoviglie di plastica, per intraprendere finalmente un percorso ecologico e rispettoso dell’ambiente circostante e soprattutto della fauna marina. È un ottimo segnale di importanza etica che dovrebbe essere imitato da molte altre amministrazioni. La plastica, così tanto rivoluzionaria nelle nostre abitudini quotidiane, sta devastando molte forme di vita acquatiche…in primis i pesci che involontariamente la deglutiscono. È necessaria dunque una controtendenza da parte soprattutto delle istituzioni e poi a seguire dai consumatori. È altrettanto doveroso fare informazione tramite articoli d’approfondimento. Quindi continuiamo a diffondere utilità e far comprendere a chi di dovere altre buone iniziative.

    Reply
    • Grazie Roberto per il tuo contributo. Sì le Isole Tremiti sono un esempio virtuoso in questo senso. Certamente il consumatore in primis può fare la differenza decidendo consapevolmente di non acquistare prodotti plastici inquinanti: portare alla luce la terribile situazione legata alla plastica, farà sì che un numero sempre maggiore di persone si renda conto e agisca di conseguenza. Il problema è che gli obiettivi da norme comunitarie per l’eliminazione della plastica sono a medio/lungo termine_ il primo goal è fissato per il 2025.
      Il tempo scorre, il mare è saturo: quanto tempo abbiamo per agire seriamente?

      Reply
  3. Abbiamo già toccato il punto di non ritorno? A me sembra che queste misure siano troppo tiepide… Specialmente in un ambito in cui si potrebbe cambiare già da domani o dopodomani.

    Reply

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Vai alla barra degli strumenti