Stabilimenti di lavorazione della carne e focolai di Covid-19 in tutto il mondo: qual è la situazione?

Focolai di Covid negli stabilimenti di confezionamento e lavorazione carni. Le temperature, le condizioni di lavoro rappresentano fattori di rischio molto seri. Quali sono i paesi maggiormente colpiti?

Gli impianti di lavorazione della carne di tutto il mondo stanno affrontando la gestione di nuovi focolai di virus. I focolai di Covid-19 nei macelli si stanno verificando in numerosi paesi, in uno sviluppo che potrebbe avere implicazioni a lungo termine per i sistemi di approvvigionamento, affermano gli esperti. Il problema risulta essere ad alto potenziale di rischio specialmente nelle strutture più grandi, gestite da grandi aziende con migliaia di lavoratori. Per ciò che concerne la situazione USA, come si dice anche nelle pagine del quotidiano web The Guardian, si tratta del “più stretto collo di bottiglia nel settore agroalimentare statunitense”.

I numeri degli stati in cui la questione è più seria:

  • Negli Stati Uniti alla fine di aprile, ci sono stati quasi 5.000 casi e almeno 20 morti tra i lavoratori degli stabilimenti; più di 20 strutture sono chiuse al momento.
  • In Canada, 949 casi sono stati confermati in un centro di confezionamento carni di proprietà di Cargill.
  • In Australia, circa 70 casi sono stati finora confermati in uno stabilimento a Melbourne.
  • Secondo un report epidemiologico del governo, le autorità sanitarie in Brasile nello stato più meridionale del Rio Grande do Sul, hanno affermato che il nuovo coronavirus si è diffuso in nove impianti locali di lavorazione della carne. Nel documento si identificano le città in cui sono collocati nove stabilimenti. Circa 16.345 lavoratori risulterebbero essere stati potenzialmente esposti.
  • In Germania, secondo i dati diffusi dall’Istituto Robert Koch che si occupa di controllare e prevenire le malattie infettive in Germania – sarebbero più di 600 i lavoratori dei macelli tedeschi a essere risultati positivi al test.
  • Casi in Irlanda: le cifre ufficiali mostrano focolai in dieci impianti con oltre 560 lavoratori interessati.
  • In Spagna ci sono stati oltre 200 casi in un impianto vicino ad Aragona.
  • Anche in Italia, dove l’industria della carne è sempre più concentrata, la situazione negli stabilimenti è da tenere sotto controllo: nella provincia di Bari per due settimane è stato chiusa una struttura dopo che 71 sono presenti risultati positivi al virus.

Perché il coronavirus ha trovato terreno fertile proprio negli stabilimenti di lavorazione della carne?

Gli addetti alla macellazione e al confezionamento sono esposti a rischi concreti. Le difficoltà legate al distanziamento fisico e l’igiene sono identificati come potenziali fattori di rischio: gli ambienti di macellazione o sezionamento delle carni infatti, sono luoghi particolarmente insalubri a causa della presenza massiva di feci e sangue animale. Al fine di tenere sotto controllo la flora batterica che si concentra nelle aree di lavorazione, si fa largo uso di acqua per lavare e pulire aumentando così i livelli di umidità: il vapore conseguente, può aver aumentato la diffusione del virus da un soggetto ad un altro attraverso “droplet”. In un report del CDC (Centro per la prevenzione e controllo delle malattie) si identificano le principali cause: in particolare, la difficoltà a mantenere una distanza di 2 metri durante il lavoro sulle linee di produzione e in contesti di non produzione durante le pause e durante l’ingresso e l’uscita dalle strutture. Inoltre il ritmo e le esigenze fisiche del lavoro hanno reso difficile l’adesione alle raccomandazioni per la copertura del viso. È stato anche osservato che alcune strutture hanno incontrato ostacoli nell’aderire alle linee guida di pulizia e disinfezione.

Il futuro è meat free

Parlando di mattatoi e produzione di carne, è impossibile non fare riferimento a un macro fenomeno che riguarda il mercato alimentare globale in questo periodo, ovvero la diminuzione del consumo di carne in favore di prodotti 100% vegetali. La pandemia ha infatti portato a un calo netto del consumo di carne a livello globale, con l’Asia che corre verso un’alimentazione plant-based per paura del contagio e un aumento considerevole della richiesta di “carne vegan” a livello internazionale. Anche la produzione ha subito forti rallentamenti, tanto che negli Stati Uniti è previsto nel prossimo mese un calo del 24% della disponibilità di alimenti di origine animale, con uno shift quasi inevitabile verso gli analoghi di origine vegetale; il motivo è legato, come nel caso della Germania, a una pericolosa facilità di contagio negli impianti di lavorazione della carne legata sia alla difficoltà di mantenere il distanziamento sociale necessario, sia alla disattesa delle norme igieniche richieste in questo periodo di pandemia.

Leggi anche: Istituto Superiore di Sanità: i consigli per la sicurezza alimentare in Fase 2

Ma cosa dire rispetto allo shift dei consumi legato alla paura del contagio? Come le sars, l’influenza aviaria, l’influenza suina o l’ebola, il Covid-19 è una zoonosi, derivante quindi da un contatto animale-uomo. Oggi, tre su quattro delle malattie infettive nuove o emergenti provengono da animali, principalmente dal commercio di animali selvatici e dall’allevamento industriale. Complessivamente, ben 56 malattie zoonotiche sono responsabili di circa 2,5 miliardi di casi di malattie umane e 2,7 milioni di morti all’anno. Le condizioni in cui gli animali sono tenuti negli stabilimenti e nei mercati della fauna selvatica (wet markets) forniscono un ambiente fertile per la trasmissione di virus tra diverse specie e esseri umani. Non stupisce, quindi, che in questo periodo si stia assistendo a una vera e propria presa di coscienza da parte dei consumatori rispetto alla potenziale pericolosità del consumo di carne; aumenta quindi la richiesta di proteine di origine vegetale insieme alla necessità di seguire stili di vita più sani.

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  1. Speriamo in una vera e propria presa di coscienza da parte dei consumatori in questo particolare periodo storico.

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  2. Connessioni….

    Aprite gli occhi ….

    Go Vegan!

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  3. E intanto chi consuma carne fa finta di non vedere e non sentire…

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