Spreco alimentare: in Italia gettato cibo per un valore di 15 miliardi di euro ogni anno

Il cibo ancora buono buttato ogni anno in Italia, dai privati cittadini ma anche nella grande distribuzione, è tantissimo. Si stima che il suo valore sfiori addirittura l’1% del PIL italiano

Lo spreco alimentare degli italiani vale 15 miliardi di euro, pari all’1% del PIL del nostro paese: a rivelarlo è un rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher – realizzato da SWG e da Last Minute Market, società nata da uno spin-off dell’Università di Bologna che sviluppa progetti e servizi contro lo spreco di cibo. Una situazione, in realtà, che non è nuova nel nostro paese, dove in fatto di spreco di cibo c’è ancora molto da lavorare.

“Da quando si è iniziato a parlare di questo tema, circa dieci anni fa, un miglioramento c’è stato. Grazie alle campagne di informazione che abbiamo messo in campo è cresciuta la sensibilità, ma va detto che molto ha fatto la crisi economica: ha avuto l’effetto di ridurre gli acquisti e di aumentare l’attenzione”.

Andrea Segrè, fondatore di Last Minute Market

Spreco alimentare: le stime pro capite

A tutti noi sarà capitato di gettare nella spazzatura – più o meno a cuor leggero – gli avanzi della cena del giorno prima (ancora del tutto commestibili) o di dover buttare degli alimenti finiti in fondo al frigorifero e dimenticati ben oltre la data di scadenza. Per comprendere meglio l’entità del problema può essere utile ragionare più concretamente, chiedendosi quanto cibo sprechiamo effettivamente.

Un’infografica tratta dal report Waste Watcher: il risultato di un sondaggio sullo spreco di cibo

Secondo i dati raccolti, si stima uno spreco di circa 700 grammi di alimenti a settimana pro capite, per un valore di 3,80 euro – che diventano circa 200 in un anno. L’indagine ha coinvolto 1500 persone, e il risultato indica che gli sprechi riguardano tanto gli alimenti (64%) quanto l’acqua (58%). Per quanto riguarda il cibo, è emerso che per il 62% lo spreco è dovuto a confezioni troppo grandi, per il 52% ad acquisti superiori alle reali necessità e per il 43% alla scadenza dei prodotti indicata sull’etichetta.

Anche se non sono pochi gli italiani che cercano di evitare lo spreco, non solo inventando nuove ricette per utilizzare scarti e avanzi, ma anche congelando gli alimenti e acquistando solo quello che serve davvero, queste buone abitudini non bastano. Il risparmio di cibo ottenuto in questo modo, finora, non ha infatti portato a risparmi economici che possano essere considerati significativi.

Spreco domestico ma non solo

Se è vero che lo spreco di cibo nelle case degli italiani la fa da padrone, rappresentando ben i 4/5 del totale, è altrettanto vero che si riscontra una falla enorme sotto il profilo dello spreco alimentare anche nella distribuzione. La stima nazionale è di 220 mila tonnellate di cibo (ancora buono) gettato ogni anno, tra cui soprattutto frutta e verdura ma anche latticini, pane e prodotti da forno.

Un’infografica tratta dal report Waste Watcher: da un sondaggio, le possibili soluzioni allo spreco di cibo proposte dalle persone coinvolte

Ecco perché ogni anno il ministero dell’Ambiente italiano, tramite la campagna Spreco Zero, premia Comuni, Regioni, imprese e scuole che si distinguono per l’impegno contro gli sprechi alimentari. Quest’anno l’iniziativa, alla sua settima edizione, ha visto trionfare il Comune di Torino, grazie a una serie di progetti messi in campo per sensibilizzare i cittadini sull’argomento.

Per approfondire: Spreco alimentare: qual è la portata del fenomeno?

  1. Beh, siano onesti, è un problema che riguarda un po’ tutti noi e che purtroppo è i siti nei meccanismi e nei ritmi di questa società.
    Personalmente sto cercando di fare miglioramenti ma so bene che c’è ancora molta strada da fare.

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  2. Questa è una piaga dolorosa de pensiamo a quante bocche da sfamare ci sono nel mondo che non hanno possibilità di nutrirsi o farlo anche correttamente …

    Stiamo cercando di lavorare bene nelle nostre case ma effettivamente la strada è ancora lunga anche a causa delle leggi sanitarie che non agevolano il riciclo e la donazione ai bisognosi da parte di supermercati e di ristoranti che sprecano e getta tanto cibo ancura utilizzabile .

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  3. Io vengo presa per “mangiona” perché non riesco mai a lasciare del cibo sui piatti. Ma non solo, ho l’abitudine di non cucinare più di quello che immagino andrà consumato, e se lo faccio è solo perché ho calcolato che eventualmente ho il pranzo pronto per il giorno dopo. 😉

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  4. Mi mette tanta tristezza pensare allo spreco di cibo che c’è al giorno d’oggi che riguarda un po’ tutti… io cerco di fare del mio meglio.

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  5. Personalmente, l’impegno è massimo. Per quel che mi riguarda, lo spreco in casa è veramente al minimo anche perché ciò che avanza della cena viene mangiato al pranzo o viceversa. Purtroppo, il consumismo ha creato questo meccanismo contorto. Quando abitavo con mia nonna, ricordo che lei non sprecava nulla e tutto veniva “aggiornato” anche più volte.

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  6. Se c’è una cosa che non sopporto è lo spreco alimentare, in casa nostra abbiamo l’abitudine di non buttare mai nulla, piuttosto cuciniamo ciò che sta per scadere e poi lo congeliamo. Se penso invece alla grande distribuzione allora li mi metto le mani nei capelli perché a volte mi è capitato di entrare in orario di quasi chiusura, e di vedere i banchi del “fresco o pane” ancora pieni di cibo, che fine farà? E’ vero che esistono caristas e altre associazioni che fanno il giro di molti supermercati per poi distribuire cibo ai poveri, di certo però non ci sono le risorse umane per poter raccogliere tutto ciò che non viene venduto in tutti i supermercati, e quindi i cassonetti si riempiono. E la nota più dolente è sicuramente il fatto che la maggior parte dei rifiuti alimentari è composta da carne, ovvero animali innocenti macellati per nulla, continuano a riempire vetrine su vetrine, anche se è evidente che la maggior parte delle persone sta cambiando direzione.

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