Sicurezza alimentare: i consumatori europei dicono la loro

Gli europei esprimono il proprio punto di vista sulle questioni alimentari legate alla sicurezza: sono stati pubblicati i risultati di una nuova indagine su scala europea in concomitanza della prima Giornata mondiale della sicurezza alimentare che si è tenuta il 7 Giugno 2019. Le preoccupazioni principali dei consumatori degli stati UE sono: l’uso improprio degli antibiotici, ormoni e steroidi negli animali da allevamento (44%), residui di pesticidi negli alimenti (39%) e additivi alimentari (36%).

Si è celebrata pochi giorni fa, la prima Giornata Mondiale della Sicurezza Alimentare e sono stati pubblicati i risultati di un nuovo sondaggio Eurobarometro curato dall’EFSA sul tema. Quanto conta per gli europei la sicurezza degli alimenti?

Il sondaggio del 2019 è stato sviluppato in collaborazione con gli Stati membri dell’UE per recepire nuovi punti di vista e garantire un contatto più ravvicinato con i cittadini. Ciò che si è voluto indagare da vicino è l‘interesse generale degli europei per la sicurezza alimentare, compresi i fattori che influenzano le decisioni relative ai prodotti alimentari, i principali canali di informazione sui rischi legati all’alimentazione, i cambiamenti nel comportamento e le opinioni sulla complessità della comunicazione sui rischi legati all’alimentazione. L’indagine è stata condotta nei 28 Stati membri dell’UE tra il 9 e il 26 aprile 2019. Circa 27.655 intervistati appartenenti a diversi gruppi sociali e demografici sono stati intervistati.

Per la maggior parte la sicurezza degli alimentai degli europei è uno dei tanti fattori che, insieme al prezzo, al gusto, alla componente nutrizionale e all’origine dell’alimento, influenzano le abitudini e scelte alimentari.

Vytenis Andriukaitis, commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare ha dichiarato:

“Sono lieto che ci sia finalmente una giornata in cui si celebra l’importanza della sicurezza alimentare e si riconosce il lavoro prezioso di donne e uomini, agricoltori, veterinari, agronomi, cuochi e molti altri, che ogni giorno lavorano sodo per garantire che il cibo che finisce nei nostri piatti sia sicuro. I risultati di questo studio dimostrano che gli europei hanno un alto livello di conoscenze sui temi di sicurezza alimentare e ci tengono a ciò che mangiano. Ciò ci motiva ancora di più a proseguire nella nostra opera di garantire che i nostri elevati standard siano mantenuti e cercare di raggiungere modelli produttivi e di consumo più sostenibili”.

Le preoccupazioni principali dei consumatori degli stati UE sono le stesse:  l‘uso improprio degli antibiotici, ormoni e steroidi negli animali da allevamento (44%), residui di pesticidi negli alimenti (39%) e additivi alimentari (36%).

Ecco alcuni dati che interessano da vicino l’Italia:

Da dove recepiscono le informazioni gli italiani?

Quali sono gli argomenti di cui i consumatori sono a conoscenza?

Quali sono le preoccupazioni principali?

Ecco i risultati più rilevanti dello studio pubblicati sul canale ufficiale EFSA:

  • I fattori più importanti per gli europei nell’acquisto degli alimenti sono la provenienza (53%), il costo (51%), la sicurezza alimentare (50%) e il gusto (49%). Il contenuto nutrizionale è leggermente meno importante (44%), mentre etica e convinzioni personali sono al posto più basso (19%). Nel complesso il 41% degli intervistati dichiara di essere “interessato in prima persona al tema della sicurezza alimentare”. Solo appena più di un quinto degli europei (il 22%) afferma che la sicurezza è la sua principale preoccupazione nella scelta degli alimenti.
  • Due terzi degli europei (il 66%) ha cambiato le proprie abitudini di consumo dopo aver ricevuto informazioni su un rischio alimentare. Per il 33% la variazione è stata permanente; per il restante 33% solo per un po’ di tempo.
  • I cambiamenti nelle abitudini di consumo sono più comuni tra le donne, nelle fasce di mezza età e nei soggetti con livelli di istruzione più elevati.
  • Le preoccupazioni più frequentemente citate sono “residui di antibiotici, ormoni o steroidi nelle carni” (44%), “residui di pesticidi negli alimenti” (39%), “inquinanti ambientali nel pesce, nella carne o nei latticini” (37%) e “additivi come coloranti, conservanti o aromi utilizzati in alimenti o bevande” (36%).
  • La fiducia è risposta in massimo grado negli scienziati (82%) e nelle organizzazioni dei consumatori (79%) per le informazioni sui rischi legati agli alimenti, seguiti dagli agricoltori (69%), dalle autorità nazionali (60%), dalle istituzioni dell’UE (58%), dalle ONG (56%) e dai giornalisti (50%). Meno persone hanno fiducia in supermercati e ristoranti (43%), industrie alimentari (36%) e celebrità, blogger e influencer (19%).
  • Poco più di 2 intervistati su 5 (il 43%) affermano che “ci sono regolamenti in vigore per garantire che il cibo che mangiamo sia sicuro”. Tre persone su dieci (il 28%) sanno che “per decidere quanto possa essere rischioso mangiare un determinato alimento, l’UE si affida alla consulenza di esperti scientifici”.
  1. le preoccupazioni espresse dai cittadini europei sono più che legittime. In particolare il settore delle carni e dei latticini è completamente compromesso e pericoloso per la salute pubblica. E’ inevitabile che prima o poi anche a livello europeo venga promossa un’alimentazione vegetale sia per motivi igienici, che etici.

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  2. Si salva il consumatore che si informa, quello che si affida anche alla stampa di settore per tenersi sempre aggiornato.

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    Gian Maria Cavalieri 13 Giugno 2019, 12:50

    Finalmente le persone hanno cominciato ad informarsi. La strada verso l’alimentazione a base vegetale, da parte della massa, è ancora lunga, ma il cammino ormai è stato intrapreso. Giorno dopo giorno, anche grazie all’informazione di settore, la gente acquista sempre più consapevolezza.

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  4. Personalmente, attualmente, quello che mi preoccupa di più è la presenza dei pesticidi in frutta e verdura per l’uso spropositato che se ne fa’ in agricoltura. Non si sa più cosa si mangia. Anche le piccole aziende agricole sono in difficoltà.

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