Scarti del tonno e del formaggio diventano ingredienti cosmetici: una scelta “eco”?

Economia circolare e sostenibilità: due grandi obiettivi in qualsiasi contesto produttivo, che vedono oggi il riciclo di “scarti” del tonno e della lavorazione del formaggio per produrre cosmetici. Siamo davvero sicuri che si tratti di una scelta sostenibile?

Riciclare gli scarti della lavorazione del tonno e del Parmigiano per produrre cosmetici: un’idea portata avanti in nome della sostenibilità ambientale da parte di alcune aziende che hanno abbracciato il concetto di economia circolare. Quest’ultima, ha lo scopo di diminuire o azzerare gli sprechi derivanti da qualsiasi attività produttiva, destinandoli ad altri settori. Una scelta accolta come un vero e proprio inno alla sostenibilità, in un momento storico in cui il rispetto dell’ambiente è quasi un imperativo morale. In particolare, gli scarti della filiera del tonno sono considerati validi nell’industria cosmetica per il loro contenuto di collagene e Omega-3; il siero di latte, invece, è ritenuto un vero e proprio “elisir di bellezza” per il suo contenuto di aminoacidi, minerali, vitamine e proteine.

Un discorso sicuramente in linea con il piano d’azione per l’economia circolare emanato dall’Europa lo scorso marzo, con l’obiettivo di cambiare il modo in cui vengono usate le risorse e di facilitare l’impiego circolare di materie prime, prodotti e rifiuti. Il piano fa parte del più ampio Green Deal – una serie di misure atte a rendere più sostenibile l’economia europea – e si concentra in particolar modo su una progettazione e una produzione circolari; l’obiettivo è che le risorse impiegate siano mantenute il più a lungo possibile nell’economia dell’Unione Europea. Le misure previste mirano a ridurre l’impatto del consumo europeo nel prossimo decennio, anche se il fine ultimo è rendere l’Europa “a emissioni zero carbonio” entro il 2050. “Il nostro modello economico di oggi è ancora, per lo più, lineareha dichiarato Frans Timmermans, Vicepresidente esecutivo responsabile per il Green Deal europeo – infatti solo il 12% delle materie secondarie e delle risorse vengono reintrodotti nell’economia”.

Sostenibilità e sfruttamento animale

Il problema, però, è che siamo di fronte a una concezione aberrante della realtà, che declassa gli animali non umani al ruolo di “oggetti” al servizio dell’uomo e delle sue necessità. Il punto è proprio questo: ben vengano la ricerca di processi produttivi sostenibili, il riciclo di materiale di scarto e la volontà di arrivare a una produzione zero waste, ma non quando la “materia prima” di partenza sono gli animali e i loro derivati. Prima di tutto per una questione etica, perché il tempo dell’antropocentrismo dovrebbe essere superato, ma anche per una questione di “vera” sostenibilità.

Non si contano gli studi scientifici che evidenzino il ruolo centrale degli allevamenti intensivi nella crisi ambientale che stiamo vivendo in questi anni. Gli studiosi invitano la popolazione mondiale ad adottare una dieta plant-based come risposta ai cambiamenti climatici: già nel 2018, una ricerca dell’Università di Oxford dichiarava che i prodotti di origine animale contribuiscono per il 58% alla produzione di gas serra legati al cibo. Per quanto riguarda la produzione ittica, le stime più recenti parlano di oltre 2,7 trilioni di pesci pescati dai mari e dagli oceani di tutto il mondo. Le acque sono vittime di una pesca indiscriminata e incontrollata, tanto che la FAO sostiene che di questo passo gli oceani saranno vuoti entro il 2048.

A questo punto ci chiediamo se abbia veramente senso parlare di sostenibilità all’interno di contesti produttivi così devastanti per il nostro pianeta. Non sarebbe meglio andare all’origine del problema, evitando del tutto le attività che comportano la crisi ambientale, piuttosto che cercare di limitarne i danni con azioni forse poco incisive?

Il parere dell’esperta sul piano dell’efficacia cosmetica

Abbiamo voluto parlare di queste innovazioni in campo cosmetico con la dottoressa Erica Congiu –  biologa nutrizionista coordinatrice e responsabile di BioDizionario.it.

Dottoressa, esistono delle alternative vegetali al collagene e agli Omega-3 contenuti nel pesce, utili in campo cosmetico?

L’industria cosmetica e farmaceutica hanno a disposizione un’estrema vastità di materie prime vegetali da cui ricavare gli Omega-3, come l’olio di semi di lino, l’olio di canapa e l’olio di borragine. Possiamo fare assolutamente a meno degli scarti del tonno. Ma l’inganno più spudorato è questa valorizzazione del collagene: come se spalmarsi addosso o ingerire del collagene fosse un elisir di bellezza. Il collagene è una molecola molto grande, che per essere digerita (o assorbita dalla pelle) deve essere scissa nelle sue unità: gli amminoacidi. Una volta digerita non è assolutamente detto che vada a ricostituire collagene, la sintesi endogena di collagene è un processo molto complesso, che necessita in primo luogo di alti livelli di vitamina C. Perché invece che sacrificare animali per la nostra vanità, non ci concentriamo a preservare il nostro collagene con una dieta ricca di frutta e verdura, abolendo le abitudini e gli alimenti che causano stress ossidativo, come fumo, junk food e carne?

Ma anche se avessimo necessariamente bisogno di assumere collagene, potremmo produrlo a bassissimo costo mediante biotecnologia, esattamente come oggi produciamo l’acido jaluronico. Oppure, potremmo utilizzare il ben più sostenibile “fitocollagene”, un complesso di amminoacidi derivati dalla fermentazione della soia, vitamine e antiossidanti.

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Cosa dire, invece, sul siero di latte?

Non è altro che una soluzione acquosa di amminoacidi con proprietà emollienti. Indubbiamente potremmo trarre benefici in cosmesi sostituendo l’acqua con questo concentrato di proteine, ma gli stessi benefici – e molti di più – li potremmo ottenere utilizzando il succo d’aloe o perché no, latte di mandorla o di riso.

Siamo stanchi di queste scuse, siamo stanchi di questo “greenwashing”. Riciclare gli scarti non è una soluzione, non fare scarti è la soluzione.

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  1. Grazie alla Dott.ssa Congiu. Purtroppo c’è ancora tanta ignoranza in giro e ancora tanti usano ingredienti w di origine animale.

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    Gian Maria Cavalieri 25 Gennaio 2021, 9:01

    Incredibile quanti ingredienti di origine animale ci siano nei prodotti di cosmesi

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    C’è una frase che mi ha colpito molto in questo articolo: “Perché invece che sacrificare animali per la nostra vanità, non ci concentriamo a preservare il nostro collagene con una dieta ricca di frutta e verdura”. Questo dovrebbe far riflettere molto sulla credeltà dell’egoismo umano e su dove ci porterà.

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  4. Co tutto quello che offre la natura è vergognoso che vengano ancora utilizzati ingredienti animali nella cosmesi… utilizzare scarti del tonno e del formaggio? non mi pare che si possa parlare di sostenibilità anche in questo caso! Basterebbe non produrli più! non è cibo ma sfruttamento animale e gli scarti derivano dallo stesso sfruttamento.

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  5. Fa rabbrividire che si usino questi “scarti” in prodotti che poi ci spalmiamo sulla pelle.. senza contare che la sostenibilità è tutt’altra cosa!

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    Ma fanno davvero??
    Tutto questo è raccapricciante….

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  7. A me solo l’idea mi da la nausea

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