Scarpe vegan: un mercato in corsa

L’industria della moda continua ad affrontare un’enorme sfida nel ridurre la sua impronta ambientale e sociale e ha la responsabilità di continuare a migliorare le proprie prestazioni. Essendo uno dei settori più creativi e innovativi, ha un interesse vitale nel gettare le basi per un futuro prospero all’altezza delle sfide moderne. Vediamo come sta evolvendo il settore calzaturiero nella direzione di una produzione sempre più crulety free.

Il 2019 è stato, fino ad ora, l’anno del vegan anche nella moda. Vale la pena di ricordare che lo stile di vita Vegan non è una dieta, ma una scelta cruelty free a tutto tondo che non riguarda esclusivamente il campo alimentare. Vegan è attenzione ad evitare consumi che comportino morte, sofferenza e sfruttamento degli animali: pertanto sono tanti i prodotti cruelty free anche in cosmetica e nella moda. Essere Vegan non significa solo evitare la classica pelliccia, ma è anche e soprattutto rinunciare alle calzature di pelle, ai maglioni di lana, alla seta e al cachemire.

Un settore di grandissimo rilievo per l’economia italiana, che sviluppa complessivamente 78 miliardi di euro di fatturato e conta solo nell’industria calzaturiera circa 4.500 aziende e 75.600 addetti (dati anno 2018), un saldo commerciale da sempre attivo e un fatturato annuo complessivo attorno ai 14,3 miliardi di euro. Il settore rappresenta una realtà di estrema rilevanza quali-quantitativa nell’economia italiana. Nonostante negli anni il settore della moda e quelle delle calzature in particolare, sia stato particolarmente scettico ad abbracciare la rivoluzione vegana, oggi sono tanti, compresi i grandi retailer della moda pret a porter, che optano per linee cruelty free, proponendo scarpe e accessori vegan cool e accessibili.

Tra i primi designer Stella McCartney, che da sempre ha rinunciato alla pelletteria e ha proposto, con grande successo, calzature e borse di materiali innovativi, alternativi alla pelle, prodotti perlopiù in Italia, nel distretto toscano della pelletteria. La London Fashion Week, a partire dal 2018 ha iniziato a bandire le pellicce, e quest’anno a Los Angeles si terrà in ottobre la seconda edizione della Vegan Fashion Week, settimana della moda etica, dedicata ad elevare lo stile ad un gradino superiore di consapevolezza, compassione e umanità.

A grandi passi il settore, da sempre legato all’uso di materiali esclusivi, negli ultimi anni si è mosso cercando soluzioni produttive ecologiche e sostenibili, proponendo collezioni realizzate con materiali non di origine animale, capaci di proporre un’idea di lusso cruelty free. Tante le scarpe da ginnastica 100% vegetali di design, impermeabili, traspiranti e leggere, ma anche scarpe classiche di ineccepibile eleganza, quasi indistinguibili dalle tradizionali scarpe in pelle e cuoio, ma completamente cruelty free. Vinaccioli, fibre del caffè, della mela e della cellulosa, l’irrinunciabile canapa ma anche bioplastiche innovative sono i materiali che spiccano tra le versioni più ecologiche. Un mercato che dà soddisfazioni alle aziende che investono e credono nella possibilità di proporre moda vegan e che potrebbe convincere molti marchi a convertirsi alla produzione di calzature non animali.

Dr. Martens

Lo dicono i numeri. Un esempio tra tutti: nei primi di agosto, The Indipendent ha pubblicato un’intervista a Kenny Wilson, CEO di Dr Marteens, lo storico marchio di anfibi inglesi, dalla linea intramontabile, e dalla caratteristica suola di gomma, che da dal 1960, dopo aver vestito i piedi di postini, operai e poliziotti inglesi è diventato icona della cultura underground. Secondo i dati di bilancio presentato il 31 marzo, il brand “ha visto aumentare i profitti del 70% rispetto all’anno precedente”. Una crescita che, secondo l’intervista rilasciata da Mr. Wilson è dovuta principalmente al successo della gamma di stivali vegani. Secondo The Independent, l’aumento dei margini su questi prodotti specializzati ha comportato un aumento dei profitti del 70% su base annua, paria a £ 85 milioni. Le vendite della linea vegana di Doc Martens sono cresciute di “multipli del cento per cento”, ha dichiarato Kenny Wilson, basti pensare che tra il 2017 e il 2019, l’azienda ha visto un aumento del 279% delle paia di scarpe vegane vendute.
Ovviamente è più facile aumentare i numeri di crescita quando si parte da una piccola base, ma il Dr. Martens afferma anche che la sua linea vegana, lanciata per la prima volta nel 2011, riveste oramai un ruolo strategico determinante nelle vendite globali, tanto che anticipa l’estensione delle linea a nuove referenze vegetali.

  1. Altro ottimo segnale del cambiamento in corso….
    Avanti così
    🙂

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  2. Un mercato che deve continuare a investire per ottenere scarpe che durano nel tempo. Perché spesso mi viene criticato questo, che durano meno e i materiali sono più duri sul piede.

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  3. Dal punto di vista vegan, tra tutti i settori, purtroppo quello delle calzature è sempre stato il meno sviluppato e ad oggi nonostante i numerosi tentativi non si è ancora riusciti ad avere risultati migliori o per lo meno equiparabili all’utilizzo della pelle. Se si vuole ottenere un cambiamento definitivo e radicale sarà necessario fare quel passo e colmare questa lacuna. Speriamo che stavolta sia quella buona

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    • Sono d’accordo, le scarpe vegan ci sono ma a mio parere costano di più (spesso molto di più!) di quelle in cuoio e non sono qualitativamente eccellenti. È importante che le scarpe cruelty-free smettano di essere un “bene di lusso” – perché il loro prezzo le rende quasi sempre inavvicinabili – per diventare competitive: solo così le vedremo ai piedi di tantissime persone, vegane e non 😬

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