Qual è il vero prezzo del sottocosto? Il caso Eurospin e la passata di pomodoro al doppio ribasso

Il sistema delle aste al ribasso mette in ginocchio l’agricoltura e distrugge la qualità e la dignità del lavoro degli operatori delle filiere. Ecco il grande inganno del sottocosto.

Sfogliando il volantino promozionale di un discount leggiamo: pasta integrale assortita a 0,50 centesimi, una confezione da 200 gr di funghi trifolati a 0,50 centesimi, un litro di latte a 0,59 centesimi, una crostata alla frutta da mezzo chilo a 1,50 centesimi. Volantini come questi, li troviamo tutti i giorni nelle cassette della posta e pubblicizzano offerte su una vasta gamma di prodotti per catturare l’attenzione di quante più persone possibili. Ma come è possibile offrire prezzi così bassi?

Un’inchiesta de L’Internazionale, ha portato a galla un meccanismo che schiaccia intere filiere e che ha conseguenze su tutti i passaggi della produzione. Si tratta dell’asta elettronica al doppio ribasso.

Il caso Eurospin: l’associazione Terra! Onlus e la Federazione dei lavoratori dell’agroindustria (Flai) della Cgil hanno reso nota la pratica del prezzo al ribasso del gruppo veronese il quale ha acquistato, utilizzando questo meccanismo, 20 milioni di bottiglie di passata di pomodoro da 700 grammi a 31,5 centesimi l’una e una fornitura di pelati da 400 grammi a 21,5 centesimi a confezione. Prezzi considerati insostenibili da molti produttori e trasformatori.

Il meccanismo, che è stato definito da più parti “distorsivo” funziona in questo modo: da una parte c’è la Gdo che deve acquistare la merce, dall’altra le aziende fornitrici che fanno un’offerta. La società stabilisce una base d’asta e apre una gara al ribasso raccogliendo una prima offerta da tutti i concorrenti. Vince il prezzo più basso. Poi, in seconda battuta, prevede lo svolgimento di una seconda gara, anche questa al ribasso, la cui base d’asta è l’offerta più bassa ricevuta durante la prima gara.

Ogni anno le industrie di trasformazione, lavorano 5 milioni di tonnellate di pomodoro: questo meccanismo le spinge ad una forte competizione con conseguente vendita sottocosto del prodotto. Secondo questo metodo, il prezzo viene fissato ancor prima che si possa aprire, in prossimità della stagione di raccolta, la contrattazione nei passaggi preliminari della filiera: l’asta al ribasso fissa il prezzo del pomodoro (o di altri generi alimentari) e definisce in questo modo anche il range di contrattazione tra industriali e agricoltori che è destinato a muoversi entro vincoli molto rigidi con possibilità di margine molto ridotte. Tutto ciò riguarda un mercato che vale circa 3 miliardi di euro.

Secondo l’Autorità garante della concorrenza, gli italiani effettuano gli acquisti alimentari presso i punti vendita della gdo per un 72% e i gruppi discount acquistano con l’asta al ribasso circa il 50% delle forniture; la percentuale è leggermente inferiore nei supermercati tradizionali. Ovviamente non parliamo solo di pomodoro ma di interi settori agroalimentari che in questo modo finiscono per essere ostaggi di una politica prezzi non adeguata rispetto al valore del prodotto.

Gli agricoltori sono sempre più sconfortati. Marco Nicastro, imprenditore agricolo e presidente dell’organizzazione di produttori Mediterraneo dichiara: “Una volta il pomodoro garantiva ottimi guadagni. Ormai è un prodotto-merce, che si paga sempre meno. Quando gli industriali partecipano a queste aste, l’unico modo che hanno per non lavorare in perdita è rifarsi su noi produttori agricoli, pagandoci il meno possibile la materia prima. Altro che sfruttamento nei campi da parte nostra, è la grande distribuzione organizzata il vero caporale!”.

Fonte: Terra! Onlus

Sulla base di questo sistema al ribasso, l’ultimo anello della catena, il lavoratore dipendente del produttore agricolo, è quello a pagare il prezzo più alto perché nella maggior parte dei casi, l’imprenditore agricolo decide di risparmiare sul costo della manodopera. I braccianti rimangono completamente schiacciati dal sistema.

La soluzione risiede nella regolamentazione di questi meccanismi non etici: è necessaria una direttiva attraverso la quale stabilire degli standard di legge a cui tutti gli stati membri devono adeguarsi. Una legge francese promulgata nel 2005 ha regolamentato le aste elettroniche fissando limiti così rigidi da renderle non vantaggiose. Nel 2017, con la campagna #ASTEnetevi, Terra!, Flai CGIL e l’associazione daSud hanno ottenuto un Protocollo  volto a promuovere pratiche commerciali sostenibili e leali nella filiera. Il documento, sottoscritto dal Ministero delle Politiche agricole e forestali, Federdistribuzione e Conad, impegnava i firmatari (i gruppi della grande distribuzione) a bandire la prassi dell’asta al ribasso. Tuttavia alcuni gruppi – tra cui Eurospin – non hanno voluto adottare il codice etico.

Il gruppo veronese Eurospin, attivo sul campo da 25 anni, sulla vicenda del pomodoro non solo non ha chiesto scusa né ha fatto passi indietro rivalutando le modalità di acquisto causa delle contestazioni ma ha rilasciato un comunicato ufficiale attraverso il magazine GdoWeek. Riportiamo la loro dichiarazione:

“Certamente le aste online rappresentano uno strumento moderno, molto efficace per dare al consumatore quei prezzi competitivi che chiede, insieme alla qualità: e il nostro mestiere di distributori, da sempre, è quello di soddisfare queste richieste, avendo chiari in mente e nelle pratica i livelli qualitativi da rispettare per tutti i nostri prodotti, che non superiamo. Perché sappiamo quanto sia facile perdere la fiducia dei clienti e la nostra reputazione, che abbiamo costruito faticosamente e con sacrificio in tutti questi anni”.

Aggiungono: “In un mercato veloce, competitivo e fluido, che pianifica poco (al massimo a tre-cinque anni, e noi lo facciamo), le aste online possono anche mettere in difficoltà alcuni operatori, produttori o agricoltori, ma noi dobbiamo fare l’interesse del consumatore. Per questo usiamo questo approccio soprattutto per quei prodotti commodity che non hanno caratteri di innovazione e di distintività: perchè c’è differenza tra i diversi pelati e noi ne teniamo conto. Le aste insomma funzionano per i prodotti base, non certo per articoli semilavorati con un loro valore aggiunto intrinseco e una qualità che i nostri clienti vogliono ritrovare sempre nei nostri punti di vendita. E questo ci porta a instaurare rapporti continuativi e duraturi con molti produttori partner. Sempre nel nome del consumatore”.

Dietro questo sistema attuato da parte delle realità della gdo, c’è una concezione del profitto del settore agroalimentare che vede il cibo come bene a basso costo attraverso il quale conquistare la fiducia di una clientela che non acquista in modo consapevole e che è interessata solo a spendere poco. Ma come abbiamo visto, si tratta di una concezione poco lungimirante che ha delle pesanti conseguenze su tutta la filiera. Il costo di quel prodotto sottocosto è altissimo. Commenta Paolo De Castro europarlamentare e Primo Vice Presidente della Commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento Europeo: “Oltre a far soffrire gli operatori agricoli, le aste online, il sottocosto e il 3×2 danneggiano gli stessi consumatori. Siamo sicuri che il prezzo più basso vada veramente a suo beneficio? Per vendere a quei prezzi, alla fine bisogna abbassare i costi di produzione e quindi la qualità”.

Dal 27 Luglio 2018, l’associazione Terra! Onlus ha lanciato una tweetstorm contro le aste al ribasso e contro chi, si legge sui loro canali social “promuove la spesa intelligente sulla pelle degli agricoltori“.

Ecco alcuni dei tweet pubblicati dall’associazione che sono stati maggiormanente condivisi:

  • EurospinItalia, la Spesa Intelligente non la fare sulla pelle di agricoltori e lavoratori! #ASTEnetevi
  • Con le aste al ribasso EurospinItalia schiaccia la filiera e impoverisce l’agricoltura. Fermiamo queste pratiche sleali! #ASTEnetevi #caporalato
  • Non si può comprare al ribasso mentre i braccianti sono ancora vittime del #caporalato. Fermiamo le aste dei supermercati: #EurospinItalia #ASTEnetevi!
  • Chiediamo al Ministro e al Parlamento di intervenire subito per vietare le aste al doppio ribasso sui prodotti alimentari! #EurospinItalia #ASTEnetevi #caporalato
  1. Siamo vittime di un sistema folle incartato in sè stesso.
    Siamo noi consumatori ad avere la responsabilità di ció che acquistiamo.
    Spesso spendere poco equivale a distruggere il terreno sotto i nostri piedi.
    Compriamo meno ma compriamo meglio!

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  2. Purtroppo è il mercato che è folle. Per quanto possa si possa sensibilizzare le famiglie ad acquisti equi e solidali la verità è che molte famiglie vivono sull’orlo del baratro, con uno stipendio medio di 1000€, affitti da pagare, spese mediche, figli… come si può pretendere dal sistema un cambiamento se si fa parte della parte debole di esso?!?!?!

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  3. Charliefasurf 3 agosto 2018, 10:38

    Sono dei farabutti della peggior specie!! I poveri raccoglitori di pomodori, per la maggior parte presi par la gola perché senza permesso o irregolari, vivono in baracche in condizioni igieniche da schifo, non hanno garanzie protezione nè assistenza sanitaria, e prendono due euro all’ora o 3 euro o poco più a cassetta di pomodori. E non ci dimentichiamo di Soulaima Sacko freddato senza pietà dal padronato perché nero e sindacalista!!

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  4. Lo sfruttamento dei lavoratori si legge nei cartellini dei prezzi di questi discount .

    Infatti , sinceramente io acquisto ciò che posso , ma evito di acquistare prodotti che più che in vendita , sembra che te li regalino !

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  5. Buongiorno, per i lettori marchigiani della zona di Ancona, segnaliamo questa interessante conferenza che si terrà il 30 agosto 2018 nell’ambito del festival Adriatico Mediterraneo: “il diritto al lavoro e alla dignità” Diritti e Rovesci, a cura del garante dei diritti- Ombudsman delle Marche. http://www.adriaticomediterraneo.eu/leggi-news.asp?id=1286

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  6. Giulia Volpini 3 agosto 2018, 11:55

    Sfruttamento dei lavoratori che artdi vano a prendere 2 euro l’ora se non meno, e’ una vergogna!
    Il caporalato e’ un problema serio
    e nessuno vuol cambiare le normative!

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  7. Il «grido del pianeta», per riprendere un’efficace espressione di Papa Francesco amplifica quello dei poveri e degli emarginati. Certo bisogna sconfiggere la povertà e l’emarginazione, lo sfruttamento dei lavoratori, soprattutto extracomunitari! Io conosco persone povere, ma non viene da loro lo spreco, il consumismo, l’inquinamento ambientale, bensì dai ricchi! I poveri acquistano con oculatezza perchè non ne hanno i mezzi, con parsimonia. Vanno nei mercatini rionali, a fine giornata, per acquistare, frutta, verdura a prezzo più conveniente, come si faceva una volta!
    Riciclano il vestiario, le scarpe, dalla sorella o fratello più grandi ai più piccoli e non si vergognano di ricevere abiti usati, come si faceva una volta!
    Usano per le pulizie di casa, acqua e aceto o alcool o bicarbonato e anche la candeggina quando è necessario, come si faceva una volta! Cucinano piatti semplici e nutrienti, come si faceva una volta! Non hanno climatizzatori d’estate, nè usano il riscaldamento, l’acqua in modo irrazionale! I poveri godono di beni minimi e necessari, quali il cibo necessario e non superfluo, il vestiario necessario, la casa necessaria e non superflua. Povertà è assaporare un cibo: il pane, l’olio, il pomodoro, la pasta, il vino, che sono i prodotti del nostro paese! Prendiamo esempio anche da loro!!!

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  8. Siamo dentro un sistema macchina stritola uomini .
    E non bisogna “sperare nei poveri “ affinché qualcuno dia il buon esempio , cosa che è necessità poi non di certo proselito.

    Tra l’altro i poveri invece , purtroppo , sino proprio coloro che incentivano questo sistema ! Chi ha denaro per comprare cose costose acquista cose costone .
    La guerra è tra poveri come sempre ..
    Questa è la verità, una verità vecchia come il mondo !

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  9. Ciao Enrico, sono d’accordo con te!
    Io intendo la povertà come sobrietà, cioè uso ragionato e parsimonioso delle risorse. Come diceva anche mio padre di non sprecare mai, anche se hai più del necessario. Purtroppo dal 1970 in poi ci siamo comportati così, manipolati verso il consumismo, il così detto benessere! Il sistema è marcio! Per fortuna che ci sono state, ci sono e mi auguro ci saranno persone responsabili ed oneste! Infatti, la mancanza di controllo, la speculazione, la cattiva informazione, le organizzazioni criminali e malavitose hanno permesso tutto ciò. E’ proprio dura per coloro che vogliono il cambiamento, come me! Ma il coraggio non ci manca! -:)

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  10. Eurospin senza vergogna promotore del caporalato

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  11. Penso e spero che sia chiaro a tutti che la maggior parte delle cose che acquistiamo hanno un costo assolutamente inadeguato rispetto al valore del prodotto: quello che non paghiamo ricade sulle spalle di qualcun altro. In questo modo si crea un effetto cascata e alla fine l’anello più debole della catena è quello che paga il prezzo più salato. Come si cambia? Consumando e acquistando in maniera differente, non vedo alternative. Boicottiamo questi sistemi di escalation a ribasso non acquistando i prodotti di queste catene.

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    • Anche a mio parere le cose stanno così.
      Ma non c’è la caviamo Certamente protestare qui, é importante …. questa “piazza di scambio “ ci fa sentire uniti e dobbiamo fermarci e riflettere ….. ma dobbiamo uscire e parlar con la gente !
      Voi lo fate , molti vi seguiranno perché non vi è altra soluzione.

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  12. Vittorio Leo 6 agosto 2018, 1:08

    Occorre certamente informare sempre più di quanto, ahimè, il cosiddetto “ sistema “, sia arrivato ed è indirizzato a compiere : manipolazione delle menti al punto di non far più fermare nessuno
    a riflettere bensì di portare tutti ad attenggiamenti compulsivi non governabili .

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  13. Roberto Contestabile 6 agosto 2018, 22:24

    Eurospin è la seconda insegna discount in Italia (o soft discount come preferiscono definirsi loro) dopo il gigante tedesco Lidl. Soft discount: terminologia sempre più in auge che spinge gli imprenditori della gdo a stravolgere il settore low price in una sorta di negozio alla portata di tutti (ricchi e poveri). Naturalmente tutto si traduce in un’ipocrita facciata: due o tre brand famosi all’interno dell’assortimento non fanno di un discount un supermercato d’elite o una superette brillante o un iper stravolgente…no, se poi si pubblicizza la passata di pomodoro a 50 centesimi, ed anche meno. Lo “specchietto marketizzato” funziona alla grande e i titolari di Eurospin lo sanno bene, forzando ipocritamente sul basso potere d’acquisto della maggioranza dei consumatori italiani. In sostanza: poca qualità, anzi scarsa, e molti volumi di capitali. Del resto la loro risposta testimonia tutta l’arroganza e la caparbietà di chi vuole diventare leader nazionale del mercato, con ogni mezzo e ad ogni costo. Il trend commerciale del settore discount è nettamente in crescita (tanta pubblicità e passa parola hanno prodotto discreti risultati), e fare leva su quest’aspetto sostanziale è un’ abile mossa imprenditoriale. C’è anche da dire che, come è stato specificato da Laura Serpilli nell’articolo, se non esiste una norma specifica che regolamenta le aste al ribasso…di questi episodi ne vedremo altri.
    Quello che serve è una maggiore responsabilità, che si alimenta tramite un’informazione corretta a beneficio dei consumatori finali: i veri proprietari delle grandi aziende (magari lo sapessero). Purtroppo non sempre è facile adottare linee guida che trasportino gli utenti verso acquisti etici.
    La consapevolezza di ciò che si mangia è il vero traguardo di un mercato equo e sostenibile, ovvero quello che Noi tutti dovremmo adottare.

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    • Il boicottaggio sarebbe la giusta risposta. Dovremmo organizzarci e far capire che sono pratiche economicamente controproduce ti. Solo toccandogli il portafoglio li faremo riflettere

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  14. Francesco Rossini 10 agosto 2018, 0:44

    Sfruttamento!
    Non aggiungo altro !

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