Pulizie: gli italiani scelgono la sostenibilità. Boom per i claim “biodegradabile” e “vegetale”

Il 2020 ha segnato una svolta nelle abitudini dei consumatori anche per quanto riguarda la cura della casa: l’attenzione alla sostenibilità ambientale è aumentata, e con essa la preferenza per prodotti detergenti ecologici. Ancora una volta, è il claim “biodegradabile” a trainare le vendite.

L’anno della pandemia ha portato con sé un’attenzione particolare alla pulizia e alla cura della casa, che per gli italiani coincide con la scelta di prodotti sostenibili: a segnalare questa tendenza sono i dati forniti dalla nona edizione dell’Osservatorio Immagino GS1 Italy, che racconta il mondo del largo consumo italiano. Una tendenza che non stupisce, perché sostenibilità e rispetto per l’ambiente sono tematiche sempre più care ai consumatori, e che nel 2020 si è tradotta in un aumento del 18,1% delle vendite di prodotti “green” rispetto al 2019. Un giro di affari di 250 milioni di euro di sell-out.

Ad attirare l’attenzione dei consumatori sono soprattutto i prodotti che riportano in etichetta le proprie caratteristiche eco-friendly e che, secondo l’Osservatorio Immagino, rappresentano da soli il 10% delle vendite del comparto. Aumenta la domanda dei consumatori (+8,5%) e cresce l’offerta di prodotti per la pulizia ecologici (9,7%), con il claim “biodegradabile” a trainare le vendite. Le referenze con questa dicitura in etichetta, infatti, hanno aumentato di un terzo il proprio giro di affari rispetto al 2019, per un valore di 107 milioni di euro. Non a caso, il 4,3% dei prodotti analizzati riporta questo claim in etichetta, e sono specialmente piatti e bicchieri usa e getta, detergenti per le piccole superfici e detergenti per lavastoviglie ad attirare i consumatori.

Segue il claim “vegetale” con +8,5% di sell-out rispetto al 2019, per un valore di 70 milioni di euro di giro d’affari. I prodotti per la pulizia della casa senza derivati animali piacciono perché coniugano sostenibilità ambientale ed etica, rispecchiando le nuove esigenze post-Covid. Crescita a due cifre anche per il claim “plastica riciclata“, che conta 257 prodotti nel paniere dell’Osservatorio e ha visto un aumento del 15,8% delle vendite nel 2020 rispetto all’anno precedente. L’offerta di referenze con questo claim è aumentata notevolmente (+26,1%) e oggi comprende alcuni dei prodotti che attirano di più i consumatori, tra cui sacchetti per la spazzatura, detersivi per piccole superfici e detersivi per stoviglie a mano. In questo periodo si è notata anche l’espansione del claim “meno plastica“, rilevato su 128 referenze che contribuiscono per l’1,6% al sell-out complessivo dei prodotti per la cura della casa.

Infografica a cura dell’Osservatorio Immagino

Focus on: come riconoscere un detersivo ecologico?

Cavalcando l’onda di una maggiore attenzione alla sostenibilità, alcuni produttori mettono in atto il cosiddetto “greenwashing”, concetto che indica la tendenza di molte aziende a proclamare presunti comportamenti sostenibili in modo tale da ottenere un maggior profitto, andando ad attirare l’attenzione di quella fascia di consumatori attenti alla salute del pianeta. Contenitori minimal, scritte – spesso verdi – che rimandano ai concetti di sostenibilità e rispetto per l’ambiente, claim che inneggiano a “ingredienti di origine naturale” sono le forme attraverso cui si manifesta il “greenwashing”, che però nasconde prodotti che di naturale e sostenibile hanno ben poco.

Quindi come possiamo essere certi di acquistare un prodotto “veramente” ecologico? Ecco cosa ci ha spiegato a riguardo la dottoressa Erica Congiu, responsabile del progetto BioDizionario e del marchio di garanzia BIODIZIONARIO APPROVED:

Purtroppo la dicitura “ecologico”, così come “naturale”, “green” “amico dell’ambiente”, non è regolamentata: in assenza di una specifica certificazione, può essere definito ecologico anche un detersivo che contiene ingredienti biodegradabili, ma anche sostanze sintetiche non biodegradabili. Il fatto che per i detergenti per la casa non vi sia l’obbligo di dichiarare in etichetta l’INCI per esteso, ma solo la composizione generica, non aiuta: il consumatore spesso non ha la possibilità di accertarsi che i claim dichiarati in etichetta corrispondano a verità.

Le compagnie che credono e investono nella filosofia green, difficilmente hanno qualcosa da nascondere e hanno tutto l’interesse di dichiarare i loro INCI per esteso. I tensioattivi vegetali biodegradabili più comunemente utilizzati sono Coco Glucoside & Gliceryl Oleate, Lauryl Glucoside, Cocamidopropyl Betaina, Esterquat, Sodium Lauroyl Sarcosinate e vengono spesso associati a sbiancanti/igienizzanti naturali come il percarbonato di sodio. Sono da evitare invece sostanze sintetiche e di natura petrolchimica come SLS / SLES, Fosfati, Formaldeide, Candeggina, Solfato d’ammonio, Diossano, Sbiancanti ottici, Ammonio quaternario (Quats), Nonilfenolo etossilato (Nonoxynol, NPEs), Profumi e fragranze sintetiche, P-Diclorobenzene / Benzene.

Le certificazioni possono aiutarci a riconoscere i “veri” detersivi ecologici: la certificazione BIODIZIONARIO APPROVED, ad esempio, garantisce che tutte le componenti del prodotto siano biodegradabili ed ecocompatibili (oltre a rispettare i criteri del disciplinare VEGANOK, quindi assenza di sostanze di origine animale nel prodotto e nel packaging e assenza di sperimentazione sugli animali). Se manca la certificazione, ma è presente l’INCI in etichetta, è possibile consultare il database BioDizionario che, con l’intuitivo sistema dei semafori, potrà fornirci informazioni dettagliate sulla composizione del prodotto e sulla presenza o meno di sostanze non biodegradabili. 

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