Packaging sostenibile? Le nuove frontiere dell’innovazione

Lo studio sul packaging sostenibile è uno dei grandi trend di questi ultimi anni. La ricerca di alternative alla plastica è un must per tutte le aziende che vogliono distinguersi e sopratutto, offrire prodotti in linea con le esigenze etiche di una clientela sempre più consapevole e attenta a ciò che mette nel carrello. Vediamo tre tra le novità alternative più interessanti: plastica da alga agar agar, da abeti rossi scandinavi e da avocado.


Secondo il programma per l’Ambiente dell’Onu (Unep) “ogni anno vengono riversati negli oceani ben 8 milioni di rifiuti plastici” ed è per questo che è stata dichiarata la lotta alla plastica monouso. “Ogni minuto nel mondo vengono acquistate 1 milione di bottiglie di plastica e solo una piccolissima parte di queste viene riciclata”. Secondo un recente studio Ocse (l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), al mondo solo il 15% della plastica è riciclata. Il 25% viene incenerita, il 60% finisce nell’ambiente. Dalle parti più remote del globo, la contaminazione da microplastiche è endemica nell’ambiente.

Secondo gli studi e le stime pubblicate da A plastic Planet, a partire dai 6,3 miliardi di tonnellate di plastica prodotta dagli anni ’50 ad oggi, solamente il 9% sarebbe stata riciclata. Il 40% di tutta la plastica prodotta finora nel mondo è stata destinata al mondo degli imballaggi e ben la metà di questa percentuale riguarda quella destinata unicamente al confezionamento di alimenti e bevande.

Trovare soluzioni di consumo più sostenibili è quanto mai urgente. Secondo un’indagine effettuata dall’agenzia GlobalData dal titolo “Scenari di innovazione in materiali di imballaggio sostenibili”, due terzi dei consumatori in tutto il mondo pensano che vivere secondo uno stile di vita etico e sostenibile sia importante per creare una sensazione di benessere. Questa maggiore attenzione all’impatto ambientale sta creando nuove opportunità per produttori di materiali di imballaggio sostenibili. Quali alternative al packaging in plastica?

GlobalData ha identificato cellulosa microfibrillata (MFC), nanocellulosa, alcol polivinilico (PVOH), alcol etilenico-vinilico (EVOH) e polietilene furanoato (PEF) come materiali che incidono sull’innovazione nei mercati degli imballaggi sostenibili. La MFC è in particolare un materiale rinnovabile al 100% a base di fibre di cellulosa estratte dal legno; attualmente il suo uso è di nicchia e fortemente limitato dalla capacità produttiva ma GlobalData lo ha identificato come potenziale sostituto per rimpiazzare gli imballaggi di alimenti e bevande.

La ricerca sta avanzando verso alternative concrete meno impattanti e ad alta efficienza.

Proponiamo una selezione delle tre alternative attualmente oggetto di studio che abbiamo reputato interessanti:

BIOPLASTICA A BASE DI ALGA AGAR AGAR

Una designer cilena, Margarita Talep, ha realizzato una speciale plastica biodegradabile pensata per le confezioni di prodotti secchi come pasta e biscotti. Si tratta di una bioplastica biodegradabile totalmente vegetale composta da una composizione di acqua e agar agar. La miscela risulta trasparente, ma un eventuale colore può essere ottenuto attraverso l’aggiunta di sostanze naturali estratte dalle bucce di frutta e verdura. il materiale assume la consistenza di un gel, che una volta asciutto diventa simile a un sottile foglio di plastica. Rigidità, flessibilità e spessore possono ovviamente essere regolati in fase di preparazione.

ALTERNATIVA ALLA PLASTICA DA ABETI ROSSI SCANDINAVI

Sostituisce la plastica nella produzione commerciale di cosmetici, vernici, rivestimenti per la costruzione, plastiche bio per il packaging, colle elastiche e altro. Risulta essere da 7 a 10 volte più resistente dell’acciaio ed è prodotta interamente da un abete rosso coltivato in in Scandinavia. Attraverso un processo chimico, si estraggono le sostanze organiche dal legno ottenendo l’MFC, costituito da fibra di cellulosa microfibrillata. Il progetto di chiama Exilva Il direttore marketing Mats Hjørnevik ha spiegato che “attualmente stiamo lavorando su oltre un migliaio di progetti commerciali attivi in tutto il mondo e un numero di clienti che sviluppano prodotti che beneficiano della migliore efficienza e prestazioni di Exilva MFC rispetto alle sostanze tradizionali, oltre a miglioramenti in termini di sostenibilità e protezione ambientale”.

PLASTICA DA AVOCADO

L’azienda che li produce utilizza l’avocado per creare posate e cannucce contenenti il ​​70% di contenuto di biomassa. I prodotti sono molto resistenti, adatti per cibi caldi e freddi e, secondo il marchio, sono i primi a essere prodotti da fonti rinnovabili e sostenibili. La produzione più importante a livello mondiale di avocado, avviene in Messico “I semi di avocado si accumulano in Messico come in nessun’altra parte del mondo e finiscono per essere bruciati nelle discariche”, spiega NowScience. L’azienda Biofase, ideatrice del brevetto, utilizza 15 tonnellate di semi di avocado al giorno per immettere nel mercato globale, prodotti in bioplastica: un orizzonte che dovrebbe raggiungere $ 5,8 miliardi entro il 2021, secondo Bioplastics News.

IL PACKAGING PUÒ CONTENERE DERIVATI ANIMALI?

Assolutamente sì. VEGANOK infatti, include nel proprio disciplinare anche l’attenzione a questo particolare aspetto. Le aziende che conformano i propri prodotti allo standard, forniscono anche la documentazione relativa ai materiali del packaging.

Il marchio VEGANOK non garantisce soltanto che a livello tecnico e di ingredientistica, il prodotto sia 100% vegetale. Lo standard garantisce che il prodotto sia vegan; che aderisca cioè anche ad un concetto etico che si concretizza in diversi aspetti della produzione. Per ciò che concerne la confezione, l’azienda deve garantire che colle e inchiostri su pack o etichetta non siano di derivazione animale.

  1. In termini di consumo, io ritengo che l’unica strada possibile sia quella del Pack free. Mi piace il concetto del negozio alla spina di cui abbiamo parlato anche in articoli precedenti a questo: https://www.osservatorioveganok.com/acquisti-free-from-mangiamo-gluten-free-cruelty-free-fat-free-e-il-momento-del-plastic-free/
    Quale sistema avrà la meglio nella lotta alla plastica e nella creazione di un sistema di consumo più sostenibile? Un modello basato sulla ricerca di nuovi materiali da imballaggio o un sistema che riformula il concetto di prodotto di consumo eliminando l’idea del preconfezionamento? Sarà l’ipotesi più economica o quella più sostenibile a livello ambientale? Il consumatore gioca un ruolo chiave in questo senso e sarà la figura che determinerà la direzione del cambiamento.

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  2. Ottimo. Il futuro deve andare necessariamente in questa direzione.
    Da parte nostra e di tutto il team di VEGANOK, l’impegno nel verificare che questi nuovi materiali non contengano parti animali.

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  3. Sicuramente parlare di sostenibilità implica assolutamente la ragionevole attenzione all’assenza di derivati animali
    Tutto ciò che proviene dal mondo animale , oltre ad essere in primis legato sfruttamento e a sofferenza di innocenti creature con il diritto alla vita come noi , è legato all’inquinamento a causa dei terribili allevamenti intensivi (se si parla di terra )e allo spopolamento dei mari ( addio biodiversità)
    Pertanto tra tutti gli ingredienti da evitare assolutamente, i derivati animali .
    Poi si potrà parlare di progresso … allorquando niente e nessuno subita conseguenze per la propria vita .

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  4. Etica e sostenibilità devono essere il must per chiunque voglia un futuro e naturalmente la vera differenza la si fa se per sostenibili si intende un fare che non nuoce ad altri esseri viventi.

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