Packaging: in GDO è ancora lontano dalla sostenibilità, solo il 6% è totalmente “green”

A rivelare la poca sostenibilità del packaging nella maggior parte dei prodotti alimentari sono i dati forniti dall’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, secondo i quali in GDO solo il 25,4% dei prodotti alimentari riporta in etichetta istruzioni dettagliate sullo smaltimento dell’imballaggio. Solo il 6,2%, invece, risulta completamente biodegradabile o riciclabile.

Packaging e sostenibilità: un binomio ancora difficile, almeno secondo i dati riportati dall’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, secondo i quali in GDO solo il 25,4% dei prodotti alimentari riporta in etichetta istruzioni dettagliate sullo smaltimento dell’imballaggio. In più, solo il 6,2% dei prodotti ha un packaging sostenibile, ovvero completamente riciclabile o biodegradabile. Una tendenza quantomeno discutibile, specialmente in un’era in cui la sostenibilità rappresenta la chiave di volta in ogni contesto produttivo e in cui il mercato alimentare non può prescindere dall’impiego responsabile dei materiali usati per imballare i prodotti.

Tanto più se si tiene conto che gli italiani, solo nel 2019, hanno prodotto 3 milioni di tonnellate di rifiuti derivanti dagli acquisti di prodotti di largo consumo. Eppure una buona notizia c’è: secondo un’indagine della società di ricerca Markets and Markets pubblicata su Food Packaging Forum, il valore del mercato globale dei packaging eco-friendly passerà dagli attuali 174,7 miliardi a 249,5 miliardi entro il 2025 (+42,8%), registrando un tasso annuo di crescita del 7,4%.

Packaging sostenibile: dove e come?

Secondo i dati raccolti, le etichette di alcuni prodotti comunicano di più rispetto ad altre la sostenibilità del packaging. In particolare, è l’ortofrutta (43,7%) a vantare questo primato, seguita da drogheria alimentare (31,8%), fresco (26,5%), cura della casa (24,3%). Meno bene invece per il settore delle bevande (14,6%), il pet care (13,1%) e la cura persona (11,5%). Ma all’interno del settore delle bevande, l’acqua minerale in bottiglia spicca per un primato: è l’unica referenza a vantare il 100% delle etichette che dichiarano la totale o parziale possibilità di riciclare il pack. Sui gradini più bassi della sostenibilità del packaging troviamo invece i preparati e i piatti pronti (41,2%), i prodotti da ricorrenza (30,7%) e i condimenti freschi (25,3%).

Nonostante le difficoltà di conciliare packaging e sostenibilità, quello degli italiani è un comportamento di acquisto virtuoso: risultano infatti consumatori sempre più consapevoli e informati, tanto che secondo i dati forniti nel 2019 dall’Osservatorio Packaging del Largo Consumo il 36% degli intervistati sceglie prodotti eco-friendly; tra questi figurano prodotti biodegradabili (25%), prodotti riciclabili (15%), prodotti realizzati con materiali riciclati (13%), prodotti realizzati da energia derivante da fonti rinnovabili (11%) e prodotti biologici (9%). Insomma, gli italiani sanno che è il momento del plastic free, anche se dai dati raccolti risulta che ci sono alcuni prodotti col pack in plastica ai quali la popolazione italiana non sa proprio rinunciare: tra queste spiccano senza dubbio le bottiglie di acqua, considerate ancora fondamentali per un terzo degli intervistati.

Per approfondire: Plastica: se il packaging non è sostenibile, gli italiani preferiscono non acquistare

Packaging: non sempre è vegano!

Un’altra questione molto importante che riguarda la sostenibilità degli imballaggi è la possibilità che contengano ingredienti di origine animale. Molte persone non sanno infatti che tra gli “ingredienti” del packaging necessario a contenere e conservare il prodotto – contenitore primario, contenitore secondario, colle, inchiostri, mastici, guarnizioni – sono spesso presenti sostanze animali come caseina, lanolina, sego bovino e altre. Mentre la lanolina in genere viene utilizzata come lubrificante, la cera d’api e le caseine vengono impiegate principalmente come collanti e lucidanti. Va da sé che un prodotto con una formulazione 100% vegetale ma con una confezione che contiene derivati animali non possa essere considerato vegan.

Questo è di fatto uno dei motivi per cui molte realtà produttive scelgono di uniformare i propri prodotti allo standard VEGANOK, il cui disciplinare fissa delle regole rigide anche in questo ambito. Al momento, infatti, il marchio VEGANOK è l’unico al mondo a verificare che nel packaging non siano contenute sostanze animali.

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    Gian Maria Cavalieri 23 Novembre 2020, 8:26

    Purtroppo nella GDO si vede soltanto un gran plasticume, anche per prodotti che non necessiterebbero di packaging.

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  2. Occorre dal mio punto di vista trovare alternative alla plastica. Io nel mio piccolo cerco di acquistare sempre prodotti composti da un packaging in prevalenza di vetro.

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  3. Avatar

    Credo che le misure prese per contrastare l’emergenza covid abbiano aggravato la situazione. Non ho mai visto così tanti imballi nella GDO. Anche i prodotti che prima trovavo tranquillamente sfusi adesso vengono venduti in vaschette di plastica. Certamente è più facile e veloce fare la spesa così…ma a che prezzo???

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