Olio di cocco e olio di avocado: uno sguardo d’insieme

Tra i prodotti più richiesti da consumatori più consapevoli spiccano l’olio di cocco e l’olio di avocado: qual è il loro mercato?

Avocado e cocco, oltre a essere frutti tropicali sempre più apprezzati anche in Italia – come dimostrano le ultime indagini dell’Osservatorio Immagino Nielsen GS1 Italy – sono anche la materia prima da cui si ricavano oli vegetali largamente diffusi, utilizzati non solo a scopo alimentare ma anche in cosmesi.

Olio di avocado: un mercato in espansione

L’olio di avocado si ottiene dalla spremitura a freddo dei frutti della Persea Gratissima (gli avocado, appunto), che vengono lavati, sbucciati e privati del grosso nocciolo interno. Segue una pressatura che varia a seconda dei metodi utilizzati dall’azienda, così come la quantità di olio che si ottiene alla fine del procedimento, influenzata non solo dalla qualità degli avocado impiegati ma anche dal loro grado di maturazione.

La maggiore attenzione da parte dei consumatori verso uno stile di vita sano ha portato negli ultimi anni a una forte espansione del mercato dell’olio di avocado: dati recenti parlano di un 40% in più di aziende che hanno aumentato la produzione in risposta alla richiesta dei consumatori, e lo stesso si può dire della produzione globale di questi frutti. Secondo Vegeconomist, infatti, uno studio ha rivelato di recente che la produzione globale di avocado ha raggiunto i cinque milioni di tonnellate e che la produzione annuale dovrebbe aumentare di quasi 200.000 tonnellate. Il Messico risulta tra i paesi produttori più proficui con i suoi 1,8 milioni di tonnellate di avocado all’anno, ma anche paesi come Colombia, Perù, Cile, Kenya e Indonesia hanno aumentato la loro capacità produttiva.

Un’infografica che mostra la distribuzione del mercato dell’olio di avocado a livello globale (dati che si riferiscono al 2016)

Parliamo di un mercato globale con un’ampia disponibilità di materie prime, che spingerà ulteriormente la produzione di questa tipologia di olio. Ma quali sono gli impieghi dell’olio di avocado? Questo prodotto viene usato sia nell’industria alimentare che in quella cosmetica, sfruttando le molteplici proprietà di questo frutto:

  • A livello alimentare l’olio di avocado è considerato una valida alternativa all’olio di oliva specialmente in frittura, dal momento che possiede un punto di fumo decisamente più elevato; quest’olio è una buona fonte di nutrienti come vitamine e minerali, ma anche di acidi grassi monoinsaturi utili nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Anche se non contiene colesterolo ed è ricco di nutrienti, l’olio di avocado contiene anche acidi grassi saturi e va quindi consumato con moderazione, in sostituzione e non in aggiunta a grassi di origine animale
  • Anche la cosmesi sfrutta a pieno le molteplici proprietà dell’avocado: l’olio ricavato da questo frutto è un ingrediente di shampoo e bagnoschiuma con proprietà idratanti, ma anche e soprattutto di creme per il viso e per il corpo come la crema olio di avocado del marchio Méndhuà e la crema all’olio di avocado Germoglio del marchio Teina Adam: entrambe hanno aderito al rigido standard di certificazione VEGANOK, che prevede che i prodotti cosmetici siano vegani ma anche a base di ingredienti naturali.
    Ma non basta: l’olio di avocado viene impiegato anche puro su pelle e capelli, per sfruttarne a pieno le proprietà idratanti e nutrienti.

Olio di cocco: sempre più richiesto, non solo nella cosmesi

Anche l’impiego dell’olio di cocco ha subito un’impennata negli ultimi anni, accanto agli oli “tradizionali” o addirittura in loro sostituzione. I dati parlano chiaro: il leader mondiale nella produzione di olio di cocco è l’Indonesia, con circa 180 milioni di tonnellate annuali. Nel 2017 le Filippine (con una produzione di circa 150 milioni di tonnellate) e l’India (115 milioni di tonnellate) hanno ottenuto il secondo e il terzo posto al mondo per la loro produzione di noci di cocco.

Attualmente quella della noce di cocco è una coltivazione diffusa in oltre 80 paesi con una produzione globale stimata a circa 55 milioni di tonnellate in un anno. Indonesia Filippine e India sono i tre principali produttori di cocco in tutto il mondo. Per quanto riguarda l’olio di cocco, se ne distinguono diverse tipologie: quello puro e non raffinato, estratto dal cocco fresco senza aver subìto alcun tipo di intervento artificiale di raffinazione; l’olio di cocco raffinato, ricavato dalla polpa della noce di cocco essiccata e trattata con determinati procedimenti industriali, che privano il prodotto finale del gusto e dell’aroma di cocco rendendolo al contempo più durevole nel tempo; quello biologico, che può essere o meno raffinato perché questa dicitura riguarda i metodi di coltivazione, che devono rispettare i criteri previsti per il biologico.

Un’infografica che mostra la distribuzione del mercato dell’olio di cocco a livello globale (dati che si riferiscono al 2016)

Così come l’olio di avocado, anche l’olio di cocco trova largo impiego sia nell’industria alimentare che in quella cosmetica:

  • Nella produzione alimentare l’olio di cocco ha via via sostituito l’olio di palma, considerato dannoso sia per la salute che per l’ambiente e per questo non ammesso dai rigidi standard di certificazione VEGANOK. Secondo il nostro disciplinare, infatti, “da Gennaio 2015 non è più possibile utilizzare il marchio VEGANOK su prodotti alimentari contenenti olio di palma. I prodotti alimentari contenenti olio di palma e certificati prima di Gennaio 2015 potranno essere immessi sul mercato fino a loro esaurimento, ma non oltre Dicembre 2015”. Questo perché è fondamentale certificare che la produzione di olio di palma rispetti i principi della scelta etica vegan e ciò avviene raramente: per la produzione di questo olio vengono rase al suolo intere foreste, con la conseguente perdita della biodioversità dei luoghi coinvolti.
  • In cosmesi l’olio di cocco ha un largo uso come idratante per pelle e capelli, ma viene impiegato anche come struccante naturale e come impacco per la pelle secca e i capelli sfibrati. Attenzione, però, all’Oil pulling: parliamo di un rimedio che consiste nel risciacquare la bocca per 15-20 minuti con olio di cocco per ottenere denti più bianchi e gengive sane, ma che non ha alcun fondamento scientifico.
  1. La questione degli olii è aperta soprattutto sotto il profilo etico e della sostenibilità. Ormai sappiamo che l’olio di palma non è un’opzione e molte aziende si stanno adeguando a questa richiesta del mercato. Il problema più grave legato all’olio di palma è il tema del “land grab”: l’acquisizione cioè di terre in paesi con una governance difficile per fare spazio ad attività agricole intensive.
    Olio di palma = rapine di terra = violazione dei diritti umani e dislocazione di persone dalle loro terre per fare spazio alle coltivazioni = distruzione della biodiversità e della fauna locale.
    Gli olii alternativi riescono a garantire un impatto minore proprio su questo fronte ma studi più specifici devono ancora essere affrontati.

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  2. Argomento complesso quello degli oli tropicali.
    Da un punto di vista alimentare sono sicuramente ingredienti da usare con moderazione in quanto grassi saturi. D’altra parte proprio questa loro caratteristica di resistenza alle alte temperature e di stabilità fisica alla temperatura ambiente, le rendono tecnicamente utilissime nella preparazione di prodotti che vogliono sostituire i grassi animali decisamente tossici ed eticamente inaccettabili.
    In sostanza, utilizzo si, ma con moderazione ed equilibrio.
    🙂

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    • Sono d’accordo, la questione sugli oli tropicali è complessa anche dal punto di vista della salute… ben vengano se devono sostituire i grassi animali, ma decisamente meglio fare riferimento alla dieta mediterranea usando oli diversi, primo tra tutti quello di oliva 🙂

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        Certo, sono d’accordissimo. Molto più sostenibile un olio d’oliva che uno di avocado, specialmente se viene da avocado coltivati lontanissimo da noi. Idem per i semi di chia e altri alimenti che non fanno parte della nostra tradizione, ma che bisogno c’è di mangiare cose del genere quando abbiamo quelli di lino???

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    • Sono d’accordo, la questione sugli oli tropicali è complessa anche dal punto di vista della salute… ben vengano se devono sostituire i grassi animali, ma decisamente meglio fare riferimento alla dieta mediterranea usando oli diversi, primo tra tutti quello di oliva 🙂

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  3. Quanto c’è da imparare ogni giorno !
    Da vegan ho sicuramente imparato più cose che in tutto il resto della vita.
    L’attenzione , grazie alla mia scelta, va oltre il naso… e sarebbe bene che anche chi non ha raggiunto la consapevolezza della necessità di cambiamento importante , guardi oltre il proprio giardino .

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    Gian Maria Cavalieri 13 Ottobre 2019, 11:50

    Per quanto riguarda l’aspetto ambientale, il mio timore è che questa continua richiesta di oli tropicali porterà ad nuova nuova catastrofe ambientale come quella causata dalle coltivazioni da palma nel sud est asiatico.
    Per quanto riguarda l’aspetto salutistico, l’olio è comunque un prodotto raffinato. Non va demonizzato, ma sicuramente usato con parsimonia.

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  5. È un argomento complicato per quanto mi riguarda quello degli oli tropicali. Io cerco di acquistare prodotti in cui viene utilizzato olio di oliva o di girasole. Prodotti con olio di avocado per il momento non mi pare di averne mai visti. Secondo me l’olio migliore rimane l’olio di oliva. Tutto il resto è business.

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  6. Il discordo infatti è ancora più complesso anche perché per la coltivazione di avocado serve tantissima acqua… usarli si ma davvero con moderazione. Senza dubbio da mettere difronte a prodotti di origine animale, ma riflettiamo anche sul problema acqua.

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  7. L’olio di cocco è veramente fantastico in cucina.

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  8. La questione è sicuramente complessa ma visto l’utilizzo sempre maggiore dell’olio di cocco (e ora sembra anche di avocado) spesso in sostituzione di quello di palma non è difficile ipotizzare che tra qualche anno staremo a fare la guerra all’olio di cocco (o ad altri oli) come è successo per l’olio di palma (che tra l’altro sembra avesse anche la resa maggiore per ogni km quadrato coltivato) … quindi cosa fare? sembra che la scelta inevitabile per salvaguardare l’ambiente sia utilizzare il meno possibile questi oli e i prodotti che li contengono per limitarne il più possibile la produzione

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    Adesso sento parlare di olio di cocco, olio di avocado, ma nella mia cucina uso solo olio extravergine di oliva della mia zona e, se necessario, l’olio di semi di girasole nei dolci.

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