Nestlè e test animali su prodotti a base di botox: i consumatori si ribellano

È iniziata la campagna della ECEAE (European Coalition to End Animal Experiments) per chiedere alla Nestlè, multinazionale nota in tutto il mondo, di fermare la commercializzazione di prodotti cosmetici a base di botulino sperimentato sugli animali.

 

Paul Bulcke, CEO della Nestlè

La coalizione europea ECEAE, che riunisce le 20 più importanti associazioni contro la sperimentazione animale, ha portato alla luce il coinvolgimento della Nestlè in sperimentazioni dolorose condotte sugli animali per la commercializzazione del botox. Inizialmente utilizzati a fini medici, i prodotti a base di tossina botulinica A (comunemente nota come botox) sono stati nel tempo impiegati nell’industria cosmetica per la loro efficacia nella riduzione delle rughe sul viso: si tratta di un giro d’affari molto consistente a livello mondiale.

La campagna di informazione di ECEAE ha lo scopo di chiedere alla multinazionale di fermare produzione e commercializzazione di tutti i prodotti cosmetici a base di botox. Austria, Francia, Germania, Italia, Portogallo, Spagna, Svezia, e Svizzera si sono unite per protestare contro questa ennesima forma di inutile violenza che potrebbe essere, da subito, evitata.

È stata lanciata dalla LSCV (lega svizzera contro la sperimentazione animale) una petizione a livello europeo a cui si può aderire: la raccolta firme ha ottenuto per il momento 32.579 sostenitori a fronte delle 35.000 adesioni necessarie. Link alla petizione: www.thepetitionsite.com/fr/takeaction/247/469/634/

I test sugli animali sono effettuati secondo il protocollo della DL50 (dose letale 50), ossia la dose che uccide il 50% degli animali. Il lotto contenente la tossina viene iniettato a diverse concentrazioni nell’addome di diversi gruppi di topi, che muoiono in sofferenze spaventose per paralisi muscolare (soffocamento). La loro agonia può durare diversi giorni.

La LAV, rappresentante dell’Italia nella coalizione ECEAE, ha dichiarato attraverso le parole Michela Kuan, biologa e responsabile Area Ricerca senza Animali: “Entrando nel mercato del botox, Nestlé si è resa responsabile di crudeli ed obsoleti esperimenti sugli animali. È spaventoso e inaccettabile che centinaia di migliaia di topi siano avvelenati per il semplice profitto di una delle più grandi aziende alimentari mondiali, nonostante l’esistenza di valide alternative incruente e ignorando, inoltre, la volontà dei cittadini europei da sempre contrari alla vivisezione, soprattutto se per fini cosmetici”.

Ogni anno decine di migliaia di animali subiscono questi test tossicologici crudeli. Eppure sarebbe possibile sostituire gli animali. Già dal 2011 sono stati sviluppati metodi alternativi di testing e già da allora, un gruppo di aziende ha inziato a commercializzare la stessa sostanza sperimentata attraverso metodi di sostituzione: si tratta di un test in vitro che utilizza colture cellulari sviluppato dalla ditta Allergan, primo produttore mondiale di prodotti terapeutici a base di tossina botulinica A.

Nestlè, invece, tramite Dysport® e Azzalure® (prodotte dalla Ipsen) continua a finanziare la sperimentazione su migliaia di animali facendo leva su un immenso e redditizio mercato. Ipsen ha recentemente dichiarato di aver sottoposto alle autorità un modello alternativo ma non è ancora noto se questo verrà approvato.

Qual è la situazione sulla vendita di prodotti cosmetici testati sugli animali in Europa?

La vendita di cosmetici testati sugli animali è stata vietata all’interno dell’UE dal 2013. Tuttavia, in circa l‘80% dei Paesi nel mondo la sperimentazione animale e la commercializzazione di cosmetici testati sugli animali sono tuttora consentite.

Il Parlamento Europeo, a maggio 2018, ha esortato l’UE ad avviare un’iniziativa diplomatica per un divieto a livello mondiale sulla sperimentazione dei cosmetici sugli animali prima del 2023.

Secondo il sondaggio n. 442 realizzato dall’ Eurobarometro Speciale nel marzo 2016, l’89% dei cittadini dell’UE concorda che l’Unione adoperarsi maggiormente per divulgare una maggiore consapevolezza internazionale sull’importanza del benessere degli animali. Il 90% dei cittadini europei ritiene, inoltre, che sia importante stabilire criteri riconosciuti in tutto il mondo in materia di benessere degli animali,

Per ciò che concerne la vivisezione, va certamente detto che, sulla base dei dati scientifici di cui disponiamo oggi, si può affermare che i metodi sostitutivi generano terapie più efficaci e prodotti più sicuri. La scienza moderna può disporre di tecnologia, nuovi metodi e nuove competenze per una ricerca all’avanguardia ed etica.

Sulla sperimentazione sostitutiva, proponiamo una conferenza tenutasi al VeganFest di bologna nel 2017: a parlare, il Prof. Bruno Fedi referente scientifico di LEAL lega antivivisezionista e GianMarco Prampolini presidente LEAL.

  1. L’etica del profitto a tutti costi di queste multinazionali, giustifica ogni mezzo. Ci considerano consumatori acritici e con un atteggiamento “bulimico” all’acquisto. Noi però possiamo giocare la partita sullo stesso terreno: basterà smettere di acquistare i loro beni. Tutto qui. Smettiamola di incrementare i loro fatturati miliardari. E le cose cominceranno a cambiare.

    Reply
  2. Sì! Occorre abbandonare un modello di sviluppo sulla crescita infinita, facendoci consumare il più possibile! “Una ruota per criceti non per esseri umani” In una società dove si producono mezza tonnellata di rifiuti annuì a testa, dove si pubblicizzano prodotti industriali inquinanti per l’uomo e l’ambiente!
    Dobbiamo comprendere i nostri eccessi.
    Un invito al cambiamento anche nella nostra quotidianità!

    Reply
  3. Nestlè , che mondo assurdo !
    Quello che ogni giorno mi stupisce quando vado a fare la spesa , sono i genitori che acquistano prodotti Nestlé per i propri figli : non conoscono le attività di questa multinazionale?
    Possibile ? Se ne parla da anni ed anni e c’è ancora gente che si “ affida” alla Nestlè…
    Sono sconcertato …

    Reply
  4. Ma Nestlè non è quella che fu beccata a cercare di far sbarcare in un paese povero tonnellate di latte in polvere radioattivo? A casa mia questo si chiama sterminio

    Reply
  5. Nestlè mai e poi mai!!!

    Reply
  6. Ecco pure Nestlé…
    Non se ne puó più …
    Ma queste Multinazionali, un giorno , magari non molto lontano, si metteranno una mano sul coscienza ?

    Grazhrc

    Reply

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Vai alla barra degli strumenti