Nanoparticelle nei cosmetici: dopo 11 anni la Commissione Europea chiede di indagare sui rischi

Da anni ne è consentito l’uso in campo cosmetico (e non solo) ma non sono noti i potenziali pericoli per la salute derivanti dall’impiego di nanoparticelle: qual è il quadro normativo di riferimento? E il parere degli esperti?

Fin dal 2009 è consentito e regolamentato in Europa l’impiego di nanomateriali – sostanze chimiche di dimensioni estremamente ridotte comprese tra 1 e 100 nanometri (nm), che possono essere
osservate solo al microscopio – all’interno dei prodotti cosmetici (ma anche in alcuni prodotti alimentari), nonostante non sia stata ancora chiarita la questione in merito alla loro potenziale pericolosità per la salute. Oggi, dopo oltre 11 anni da quando ne è stato approvato l’uso, la Commissione Europea chiede al Comitato Scientifico per la Sicurezza dei Consumatori di esprimersi sugli eventuali effetti dannosi che i nanomateriali possono avere sulla salute umana.

La Commissione europea chiede per prima cosa che il Comitato stili un elenco preciso e dettagliato dei nanomateriali per i quali è possibile identificare e giustificare preoccupazioni specifiche, in modo da poter procedere a una valutazione di rischio. In seconda battuta, la Commissione chiede di fornire una descrizione delle preoccupazioni specifiche che sono state identificate, basandosi sia sulla letteratura scientifica a disposizione che sulle competenze degli esperti facenti parte del Comitato. Tra i nanomateriali  da valutare ci sono:

  • Colloidal Silver (nano),
  • Styrene/Acrylates copolymer (nano)
  • Sodium styrene/Acrylates copolymer (nano)
  • Silica
  • Hydrated Silica
  • Silica Surface Modified
  • Alkyl Silylates (nanoform)

Nanoparticelle cosmetiche: la normativa europea

L’impiego di nanomateriali nei cosmetici e in qualsiasi altra applicazione (per esempio in ingegneria, in campo medico o alimentare) è disciplinato dal Regolamento (CE) n. 1907/2006, “Regolamento REACH”.  Secondo quest’ultimo, tutte le sostanze fabbricate o importate nell’Unione Europea devono essere registrate.

I produttori e gli importatori di sostanze chimiche devono dichiarare se queste presentano proprietà pericolose, fornire informazioni sugli effetti pericolosi per la salute umana e per l’ambiente ed elencare quali misure sono necessarie per controllare i potenziali rischi. Ciò vale anche per
le sostanze in nanoforma.  Insomma, a livello europeo non esistono indicazioni specifiche per i nanomateriali, ma si applicano le norme previste  per quelle che vengono definite genericamente “sostanze”, tra il cui novero rientrano anche le nanoparticelle.

Il parere dell’esperta

Da molti anni il Biodizionario si interroga sulla sicurezza dei nanomateriali, sostanze da 40 a 80 mila volte più sottili di un capello, onnipresenti nel mondo della cosmesi, ma anche nel settore food – spiega la dottoressa Erica Congiu, biologa nutrizionista coordinatrice e responsabile di BioDizionario.it Il pericolo è che queste sostanze possano penetrare gli strati inferiori della cute, fino a entrare di fatto nelle nostre cellule, accumulandosi o addirittura venendo a contatto col DNA. Alcune di queste sostanze sono metalli che possono interferire con il DNA, danneggiandolo, con conseguente formazione di tumori”.

Circa 2 anni fa è stata pubblicata la guida più completa sui solari, dove ho personalmente “scagionato” le nanoparticelle: l’ultilizzo di filtri solari in forma “nano” si è dimostrato sicuro in quanto queste molecole possono garantire un’efficacia protettiva molto alta migliorando anche il “feelling” e l’assorbibilità della crema. Non è infatti un segreto – continua la dottoressa Congiu – che le persone tendano a sfavorire l’utilizzo di filtri fisici a favore dei filtri chimici, proprio perché i primi tendono a lasciare una patina bianca riflettente non proprio gradevole esteticamente. I filtri nano riescono a bypassare questo problema unendo l’utilità dell’SPF elevato alla piacevolezza di una crema che diventa assolutamente invisibile.

Nanoparticelle: quanto “costano” per la nostra salute?

Continua la dottoressa Congiu: “Questo vezzo può veramente essere pericoloso per la salute? Bisogna sottolineare che le preoccupazioni della Comunità Europea non riguardano i filtri solari (Titanium Dioxide o Zinc Dioxide), che subiscono un trattamento di copertura che serve a ridurre o eliminare la presunta reattività degli ossidi di titanio e di zinco, requisito fondamentale per la sicurezza dei prodotti solari che li contengono. Il rischio per i filtri solari nano non ricoperti (coated) è che possano ossidare i lipidi cutanei e generare radicali liberi, con conseguenze che vanno dall’invecchiamento cutaneo precoce al danneggiamento dei tessuti. Il biossido di titanio e, in misura minore, l’ossido di zinco, sono fotocatalizzatori, il che significa che quando sono esposti a radiazioni UV possono formare radicali liberi che danneggiano le cellule circostanti. Tuttavia è stato dimostrato che questi radicali liberi vengono rapidamente estinti dagli antiossidanti naturalmente presenti sulla nostra pelle. (Popov 2009, Osmond 2010)”.

Rimane comunque alta la preoccupazione per la silice, anch’essa molto utilizzata nel mondo della cosmesi e spesso anche nella cosmesi eco-bio, essendo di fatto una sostanza di origine minerale. La preoccupazione sale se si pensa all’uso che si fa di questo ingrediente, che per la sua efficacia nell’opacizzare e levigare la pelle, viene inserito nelle formulazioni di ciprie e fondotinta minerali, polveri volatili che di fatto ingeriamo e respiriamo. Non è quindi pensabile che a distanza di oltre 10 anni non sia ancora stato possibile emettere un parere chiaro e incontrovertibile sulla sicurezza di queste sostanze”.

La cosmesi per molte donne e anche molti uomini è un atto quotidiano, è nostro diritto sapere a cosa andiamo incontro se decidiamo di utilizzare certi tipi di prodotti, ancor meglio sarebbe se queste sostanze venissero del tutto tolte dal commercio. Noi del team di Biodizionario crediamo nella consapevolezza e nelle decisioni informate, pertanto ci impegneremo a diffondere le corrette informazioni non appena saranno accessibili. Fino ad allora, a titolo cautelativo le sostanze in questione verranno rappresentate da un semaforo giallo sul Biodizionario.

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    Speriamo bene il pianeta ringrazia

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    Ci vuole chiarezza e trasparenza su ciò che è contenuto in un prodotto. Rimane il fatto che è veramente complicato leggere l’inci di un prodotto e distinguere ciò che è buono da ciò che non lo è. Per fortuna esiste il biodizionario! Betty

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  3. I consumatori hanno diritto di sapere che cosa si spalmano addosso, sarebbe ora!

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    Nei cosmetici certificati biodizionario sono vietate ?

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