Moda sostenibile: le nuove frontiere della produzione alternativa

Il mondo della moda sostenibile si espande ed esistono aziende che lavorano per creare alternative animal-friendly a tessuti utilizzati da sempre nel fashion: ecco alcuni esempi

Se è vero che il vegan rappresenta ormai il “new normal”, è altrettanto vero che questo trend non riguarda solo l’alimentazione ma coinvolge molti altri settori del mercato. Tra questi spicca senza dubbio il mondo della moda, dove sono in aumento i prodotti animal free e anche i grandi nomi che sfilano sulle passerelle si stanno adeguando alle richieste di un mercato sempre più improntato a una produzione più sostenibile, non solo dal punto di vista ambientale ma anche etico.

È in questo quadro di cambiamento e innovazione costanti che si collocano anche piccole e medie aziende internazionali, che con il loro lavoro stanno apportando un contributo importante a questo mercato in costante espansione. Ecco alcuni esempi di start up virtuose, che stanno investendo tempo – ma soprattutto denaro – per immettere sul mercato alternative cruelty-free ai prodotti tessili di origine animale.

Vegetable Cashmere: il tessuto animal-friendly a base di soia

Il cashmere è da sempre considerato un materiale di lusso, prodotto dalla lavorazione del pelo di Capra hircus, che al tatto risulta morbido e vellutato oltre che molto caldo nella stagione invernale. Come qualsiasi prodotto di origine animale, però, la sua produzione è frutto di sfruttamento e di sofferenza, tanto che molte aziende di moda (tra le quali, in ordine di tempo, troviamo lo store online ASOS) ne hanno bandito l’impiego per rispondere alle richieste del mercato.

È per questo motivo che esistono aziende che lavorano alla realizzazione di un tessuto quanto più possibile simile al cashmere, ma 100% cruelty-free: tra queste troviamo la start-up fondata da David Lee, ex ballerino della Oakland Ballet Company e fondatore del marchio di abbigliamento da ballo KD New York. La sua creazione si chiama “Vegetable Cashmere” ed è un tessuto brevettato per rispondere alla crescente domanda di cashmere contenendo al contempo i relativi costi ambientali e lo sfruttamento animale: parliamo di un materiale completamente plant based, creato partendo dagli scarti di lavorazione della soia (che altrimenti verrebbero buttati). Le piante utilizzate sono tutte certificate biologiche e il risultato è un tessuto completamente biodegradabile, che richiede un consumo minimo di acqua ed energia.

Chi non ama il look e la sensazione del cashmere pregiato? Abbiamo lanciato una campagna su Kickstarter per rimanere indipendenti e raggiungere una comunità che crede nella vera sostenibilità e nell’innovazione. La Vegetable Cashmere Collection è costituita da filati 100% vegetali, resi identici al cashmere grazie al lavoro a maglia. Il nostro tessuto vi darà un aspetto e una sensazione che vi piacerà, ed è una scelta intelligente per la Terra.

David Lee

“Cuoio vegan”? Realizzato lavorando i cactus

Si chiama “Desserto” ed è un materiale in tutto e per tutto simile al cuoio di origine animale ma realizzato partendo dalle foglie del cactus Nopal, tipico del Messico. Gli ideatori di questo progetto sono gli imprenditori messicani Adrián López Velarde e Marte Cázarez, che hanno lavorato con l’obiettivo di creare un’alternativa sostenibile e cruelty-free alla pelle di animale. Il risultato è un materiale parzialmente biodegradabile, che presenta le specifiche tecniche richieste dall’industria della moda, della pelletteria, dell’arredamento e automobilistica.

Inoltre, grazie alle sue caratteristiche di flessibilità, traspirabilità e di durata nel tempo, la “pelle” di cactus ha la capacità di sostituire l’uso della pelle animale e dei materiali sintetici non ecologici in qualsiasi ambito. I creatori hanno presentato Desserto il mese scorso alla Fiera internazionale della pelle Lineapelle a Milano, e stanno già collaborando con importanti gruppi industriali in settori diversi per potenziali applicazioni.

Soysilk, la “seta vegana” che rispetta l’ambiente e gli animali

Già da diversi anni esiste la seta artificiale, che sostituisce il tessuto – pregiato e costoso – di derivazione animale. Si tratta di un’alternativa decisamente più economica, che però spesso non soddisfa i requisiti richiesti ai capi in seta naturale. Per questo ci sono aziende che lavorano alla creazione di seta vegetale, che si comporta in maniera diversa da quella animale: parliamo di Soysilk, la “seta” realizzata partendo dagli scarti di lavorazione della soia nella produzione di alimenti come tofu o latte vegetale.

Il risultato è una fibra completamente biodegradabile, con ha proprietà tattili ed estetiche simili alla seta di origine animale, ma in grado anche di regolare la temperatura corporea e assorbire l’umidità. In più, il tessuto ha una struttura liscia e morbida e la lucentezza tipica della seta, senza contare che – a differenza della seta artificiale –  essendo una fibra naturale risulta molto facile da tingere. Anche se questo tessuto sembra una novità e si adatta perfettamente alla tendenza positiva verso una moda sostenibile, in realtà la “seta” di soia non è una nuova idea: già negli anni ’40 alcuni designer e sviluppatori tessili avevano iniziato a sperimentare la produzione di un tessuto a base di soia e Henry Ford possedeva perfino un abito di seta di soia.

In un mercato sempre più attento alla sostenibilità ambientale e all’etica, questi sono solo alcuni dei tantissimi esempi di aziende internazionali che hanno scelto di orientare la produzione verso quella che a tutti gli effetti potremmo definire “la moda del futuro“.

  1. È sempre più evidente come anche il consumatore cerchi, a parità di qualità e di prezzo, prodotti cruelty-free. E queste aziende, senza dubbio, meritano un grande supporto per il lavoro innovativo che fanno!

    Reply
  2. Articolo interessantissimo, anche in questo settore possiamo guardare avanti con una speranza in più!

    Reply
  3. Il futuro è già qui, basta allungare una mano…

    Reply
  4. Che le case di moda stiano cominciando ad abbandonare i materiali di origine animale è sicuramente un’ottima notizia da un punto di vista etico.
    C’è da dire, però, che di tutti questi tessuti di origine vegetale dei quali ormai si parla ormai da anni, nei negozi comuni non vi è ancora traccia. La percezione positiva che ci sia molta più scelta si scontra con la triste realtà dell’offerta, che di animal free propone ancora, nella quasi totalità dei casi ed escludendo le fibre naturali, prodotti derivati dal petrolio, ahimè.
    Spero che la ricerca innovativa faccia passi da gigante, orientando le persone sulla “moda del futuro”.

    Reply
  5. Finalmente anche il settore della moda si mettendo al passo con i tempi

    Reply
  6. È bello vedere che ci siano persone impegnate per proporre materie prime innovative di derivazione vegetale e biodegradabili nella moda. Anche in questo ambito è possibile trovare soluzioni alternative di qualità senza che vengano coinvolte altre creature.

    Reply
  7. Avatar

    Vorremmo le prove concrete, proceduralmente testate, che le produzioni di cashmere e altre lane o fibre naturali siano così cruente per l’animale e così poco sostenibili per l’ambiente. Dove sono i dati? Quali sono le analisi comparative? Benvenuti al vegetable cashmere, la soysilk e il cactus tratto dal cuoio ma non abbocchiamo alle campagne denigratorie delle aziende del fast fashion che poi riempiono i negozi di fibre in poliammide e nylon tossici prodotti in Bangladesh, Cina e nord Africa. Il cashmere, il cotone, la lana vergine di qualità e Made in Europe restano e sono per sempre le fibre migliori da indossare anche per i vegani.

    Reply
  8. Avatar

    potreste dare un elenco di siti che vendono online>?
    Grazie

    Reply
  9. Ma che meraviglia! Ci vorrebbero gli spot televisivi per diffondere e far conoscere questi nuovi materiali fantastici

    Reply

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Vai alla barra degli strumenti