Milk sounding: il caso della Fauxmagerie in Gran Bretagna

A Londra, ha aperto il primo negozio di “formaggi” 100% vegetali della Gran Bretagna: la Fauxmagerie. L’industria lattiero-casearia però è intervenuta contro questa iniziativa commerciale sostenendo che, quello del formaggio vegetale”, sia un concetto fuorviante per il consumatore. La notizia sta facendo il giro del mondo. Nonostante le affermazioni di Dairy UK secondo cui i consumatori possano essere tratti in inganno da termini come “formaggio vegano”, un sondaggio statunitense del 2018 ha dimostrato che i consumatori, nel complesso, comprendono la differenza tra prodotti a base vegetale e prodotti lattiero-caseari. Ma cosa dice la normativa europea a riguardo? Scoprilo nell’articolo

Fonte: la Fauxmagerie sito ufficiale.

Londra ospita il primo negozio di formaggi 100% plant-based della Gran Bretagna: La Fauxmagerie, a Brixton.

La mission delle due fondatrici:

  • Offrire una selezione di “formaggi” plant-based” di altissima qualità
  • Garantire ai clienti il piacere della tradizione senza compromessi in una società sempre più predisposta ad accogliere un futuro vegetale
  • Sfidare i piatti e i cibi preferiti di tutti i giorni per riscoprirli sotto una nuova luce.

L’industria lattiero-casearia però non è d’accordo con questa visione del formaggio in chiave vegetale ed è intervenuta contro il negozio.

Dairy UK afferma che ha il dovere di assicurare che i benefici nutrizionali del formaggio di derivazione animale siano riconosciuti e comunicati ai consumatori.

L’industria casearia si appella al fatto che il negozio non può utilizzare la parola “formaggio” per identificare i propri.  Ai sensi della normativa dell’UE, i nomi relativi ai prodotti lattiero-caseari, tra cui “latte“, “formaggio” e “burro“, possono essere utilizzati solo per fare riferimento a prodotti di derivazione animale con alcune eccezioni. Lo stabilisce una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea. Questo vale “anche nel caso in cui tali denominazioni siano completate da indicazioni esplicative o descrittive che indicano l’origine vegetale del prodotto in questione”.

Consulta a questo link, il documento ufficiale.

Il regolamento (CE) n. 1234/2007 prescrive che le denominazioni del latte e dei prodotti lattiero-caseari siano riservate esclusivamente ai prodotti elencati nel relativo allegato XII, punto II:

La denominazione «latte» è riservata esclusivamente al prodotto della secrezione mammaria normale, ottenuto mediante una o più mungiture, senza alcuna aggiunta o sottrazione. Sono riservate unicamente ai prodotti lattiero-caseari
le seguenti denominazioni: siero di latte, crema di latte o panna, burro, latticello, butteroil, caseina, grasso del latte anidro (MGLA), formaggio, iogurt, kefir, kumiss. viili/fil, smetana,fil.

Il portavoce della Dairy Uk ha affermato: “Non vogliamo che i consumatori siano ingannati dall’uso di termini lattiero-caseari come il formaggio nel settore vegetale. È fondamentale proteggere il consumatore dalle descrizioni dei prodotti che sono fuorvianti”

Nonostante le affermazioni di Dairy UK secondo cui i consumatori possano essere tratti in inganno da termini come “formaggio vegano”, un sondaggio statunitense del 2018 ha dimostrato che i consumatori, nel complesso, comprendono la differenza tra prodotti a base vegetale e prodotti lattiero-caseari. Secondo la ricerca dell’International Food Information Council (IFFC), meno del 10% dei consumatori statunitensi ritiene che i prodotti a base vegetale a base vegetale contengano prodotti caseari. Come riportato sul magazine Plant-Based News, lo studio mostra che una fetta pari al 75% degli intervistati sa che i prodotti vegani non contengono latte vaccino e che i restanti intervistati non sono sicuri. L’IFCC afferma che questi risultati mostrano “un basso livello di confusione dei consumatori rispetto alla nomenclatura e differenze fondamentali tra i due”.

Le fondatrici della Fauxmagerie, hanno intanto risposto pubblicamente alle accuse della UK Dairy. Scrivono sul loro sito web ufficiale:

“Come forse qualcuno di voi ha visto, La Fauxmagerie è stata recentemente citata dalla stampa per l’uso della parola” formaggio “. È interessante notare che la parola “cheese” deriva dalla parola proto-indoeuropea “kwat” che significa fermentare; un processo a cui i nostri prodotti a base di noci e soia vengono sottoposti. Crediamo che definirci vegane e definire plant-based le nostre linee, non induca i nostri clienti in errore o in confusione in alcun modo. Né stiamo facendo commenti sul valore nutrizionale del formaggio animale. Riteniamo che ci sia abbastanza spazio per tutti nel mercato […]”

Per approfondire la tematica del milk sounding, vi proponiamo la conferenza della Dott.ssa Paola Cane, responsabile dell’Osservatorio VEGANOK per le indagini e le ricerche di mercato, ci parla di etichettatura di prodotti plant-based, in occasione del Bologna VeganFest:

VeganFest: etichettatura dei prodotti vegan. Marchi e certificazioni tra criticità e opportunità

Scopri di più sul meat sounding: Meat sounding: tutela e rispetto dei consumatori 

  1. L’industria crininqke del latte è sempre più spaventata dal cambiamento in atto.
    Tra l’altro la medioevale legge tirata in ballo fa riferimento alle denominazioni usate in etichette e non certo al nome che chiunque legittimamente può dare a un negozio nè tantomeno al parlare comune… nessuna legge impedisce di definire formaggio un formaggio vegano parlando o scrivendo. Se non lo si fa su una etichetta di prodotto.
    🙂

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  2. Non sanno più come frenare l’onda vegan! Non hanno capito che il consumatore è sempre più informato e che potranno andare avanti ancora per poco, anche se dovessero chiamarli “cose” e non “formaggi vegetali” venderebbero lo stesso!

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  3. Avatar

    Il Dairy UK vuole proteggere gli interessi dei consumatori ?! Bella questa, dovrebbero stare a Zelig.
    Diciamo che se la “stanno facendo sotto” e cercheranno di ostacolare la “concorrenza vegetale” il più possibile.
    Patetici…

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