Microplastiche: trovate per la prima volta anche all’interno di frutta e verdura

Uno studio italiano conferma per la prima volta la presenza di particelle di plastica nella frutta e nella verdura: le ripercussioni di questa scoperta sulla salute umana sono ancora oggetto di studio, ma questa scoperta sottolinea una volta di più la pervasività dell’inquinamento da plastica nel nostro pianeta.

 

Il fatto che ogni settimana ogni individuo ingerisca l’equivalente di una carta di credito in microplastiche è ormai cosa nota da tempo: finora, sono state indicate come fonti principali di queste particelle di plastica – generalmente più piccole di un millimetro fino a livello micrometrico – l’acqua potabile, i crostacei, la birra e il sale. Nuove evidenze scientifiche, però, indicano che possano trovarsi anche nella frutta e nella verdura, assorbite dalle radici dei vegetali insieme all’acqua, per poi percorrere lo stelo e arrivare nelle foglie e, dove possibile, nei frutti. Un’idea finora considerata “impossibile”, dal momento che gli studiosi hanno sempre ritenuto le microplastiche troppo grandi per poter penetrare nelle radici delle piante, ma che in realtà trova riscontro in uno studio peer-review * pubblicato di recente, evidenziando la presenza di microplastiche in alcuni alimenti vegetali.

La ricerca è stata condotta in Italia – più precisamente dal gruppo del Laboratorio di Igiene Ambientale e degli Alimenti dell’Università di Catania, in collaborazione col Laboratoire de Biochimie et Toxicologie Environnementale di Sousse in Tunisia – e poi pubblicata sulla rivista scientifica Environmental Research col titolo “Micro- and nano-plastics in edible fruit and vegetables. The first diet risks assessment for the general population“.

Gli studiosi hanno analizzato 36 campioni fra carote, lattuga, broccoli, patate, mele e pere prelevati in sei tra supermercati e piccoli rivenditori locali – più precisamente 3 fruttivendoli, 1 supermercato e 2 negozi a km zero – scegliendo tra gli alimenti vegetali più consumati (in media uno al giorno) secondo i dati Istat relativi al 2019. Lo studio ha avuto come obiettivo quello di analizzare meglio le assunzioni alimentari di microplastiche, arrivando ad accertare per la prima volta la presenza di plastica nella frutta e nella verdura che mangiamo.

Microplastiche: mele e carote le più contaminate

I dati parlano chiaro, mostrando una contaminazione variabile con dimensioni medie delle microplastiche da 1,51 μm a 2,52 μm, e una quantità media tra 223 mila (52.600-307.750) a 97.800 (72.175-130.500) particelle per grammo di vegetale rispettivamente in frutta e verdura. In particolare tra la frutta, le mele sono risultate i campioni più contaminati mentre, tra la verdura, le carote erano quelle più contaminate. La lattuga, invece, è risultata contenere il minor numero di particelle di plastica, anche se queste erano fisicamente più grandi di quelle trovate ad esempio nei campioni di carota. “Possiamo ipotizzare che i frutti contengano più microplastiche a causa dell’altissima vascolarizzazione della polpa del frutto – dichiarano gli esperti – ma non solo. Anche a causa delle maggiori dimensioni e complessità dell’apparato radicale, e dell’età dell’albero (diversi anni) rispetto agli ortaggi (60 –75 giorni per la carota). Inoltre, la carota ha piccoli peli microscopici all’esterno dell’epidermide della radice centrale; questi servono ad aumentare la superficie della radice, ma sopravvivono solo per pochi giorni”.

Un’altra informazione rilevante ottenuta attraverso questa analisi riguarda le assunzioni giornaliere di microplastica (EDI, Estimated Daily Intakes) nella dieta di adulti e bambini: in entrambi i casi, il quantitativo di microplastiche ingerito giornalmente risultava maggiore dopo aver consumato mele, e al livello più basso dopo aver mangiato carote. In generale, però, l’assunzione media di queste particelle da parte dei bambini è risultata più alta dopo il consumo di tutti gli ortaggi e la frutta studiati; questo perché bambini, pur ingerendo una quantità inferiore di alimenti, incorrono in una concentrazione maggiore di particelle di plastica per via del loro peso corporeo inferiore. Nonostante questo, nello studio si sottolinea comunque come l’EDI per le microplastiche derivante dall’assunzione di prodotti agroalimentari sia minore rispetto a quello dovuto all’assunzione di acqua minerale in bottiglie di plastica sia nei bambini che negli adulti. Pertanto, sebbene l’abbondante presenza di microplastiche negli ortaggi esaminati abbia destato preoccupazione, l’esposizione alle plastiche attraverso l’ingestione di questi alimenti è risultata inferiore di quella derivante dal consumo di acqua minerale in bottiglia.

Attualmente gli esperti non sono ancora in grado di fornire una valutazione dei rischi per la salute legati all’assunzione di microplastiche, ma quello che è certo è che l’inquinamento da plastica è un problema enorme e, allo stato dei fatti, quasi impossibile da risolvere o anche solo tenere sotto controllo. Basti pensare che ogni anno nel mondo si producono 400 milioni di tonnellate di plastica, delle quali 8 milioni finiscono irrimediabilmente negli oceani di tutto il mondo; di tutta la plastica prodotta, ad oggi solo il 15% viene riciclata, il che fornisce una spaventosa misura della portata del problema. Di questo passo, secondo gli esperti, fra 30 anni la quantità di plastica prodotta annualmente supererà i 2 miliardi di tonnellate ed è evidente come sia necessario trovare al più presto una soluzione a quello che, senza mezzi termini, è il problema ambientale più serio nella storia dell’uomo.

 

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* In ambito scientifico è la cosiddetta “revisione alla pari”, una procedura di selezione di articoli, proposti da membri della comunità scientifica, eseguita da specialisti nell’ambito in questione che ne valuteranno il contenuto e stabiliranno se il lavoro a loro sottoposto è idoneo per la pubblicazione.

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    Che brutta scoperta…
    Ormai tutto è contaminato.

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    Non capisco perché l’acqua minerale deva contenere microplastiche. Che la bottiglia sia di plastica non c’entra, poiché viene riempita alla fonte che, teoricamente, dovrebbe essere pulita.

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  3. Siamo invasi dalla plastica. Che tristezza.

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