“Maschio di me**a”: violenza sui vitelli in un allevamento italiano. L’importanza delle indagini sotto copertura

Violenza e illegalità in un allevamento nel bergamasco, che fa parte della filiera del Grana Padano: immagini portate alla luce grazie a un’indagine condotta da Essere Animali.

Un’altra investigazione sotto copertura in un allevamento intensivo italiano, un’altra prova scioccante dei maltrattamenti che avvengono in queste strutture. Siamo in provincia di Bergamo, in un allevamento che fa parte della filiera produttiva di Grana Padano, il formaggio più consumato al mondo – con un 41% della produzione totale destinata alle esportazioni. L’indagine è stata condotta dagli attivisti di Essere Animali, che hanno portato alla luce le crudeltà e le sofferenze inflitte ai vitelli che, loro malgrado, fanno parte dell’industria lattiero-casearia.

Cuccioli appena nati allontanati dalle madri e subito isolati in minuscole gabbie di isolamento, che ne limitano al massimo i movimenti; condizioni igieniche critiche, che portano i vitelli ad ammalarsi e che incentivano l’impiego di antibiotici a scopo preventivo; violenze e maltrattamenti ingiustificabili da parte degli operatori, che insultano e colpiscono ripetutamente i vitelli con calci e schiaffi.

Bisogna sottolineare che i recinti individuali sono consentiti dal D.Lgs. 7 luglio 2011, n.126, dal momento della nascita fino alle otto settimane di vita. In questa struttura in particolare, però, Essere Animali segnala che alcuni animali sono stabulati in coppia, dimezzando quindi lo spazio a disposizione e aggirando, di fatto, la normativa. Assolutamente condannabili sono poi le immagini che mostrano cosa accade ai vitelli appena nati che, per essere separati dalle madri, vengono caricati malamente su una carriola e immobilizzati in una posizione innaturale, con una zampa accavallata attorno al collo.

Maschio di me**a” è l’insulto che un operatore rivolge a un vitellino appena nato: nell’industria del latte, i vitelli maschi sono inutili, improduttivi, e per questo vengono mandati quasi subito al macello. Le femmine, invece, rimpiazzano ben presto le madri nella filiera produttiva, in un ciclo continuo.

La separazione serve ad agevolare le operazioni di mungitura quotidiana di migliaia di mucche – spiega Essere Animali – il cui latte viene così interamente destinato al mercato, o come in questo caso alla produzione di Grana Padano. Ci sono prove del fatto che i vitelli separati alla nascita dalle madri riportano danni comportamentali e di sviluppo, mentre quelli allevati in gruppo ne traggono beneficio, sia in termini di socialità che di benessere“.

“No Animal Left Behind”

L’allevamento in questione è stato segnalato alle autorità competenti configurando la possibilità di illeciti e di comportamenti violenti degli operatori nei confronti degli animali. Nel frattempo, numerose associazioni animaliste lavorano per chiedere alla Commissione Europea una revisione delle norme vigenti per la tutela degli animali negli allevamenti attraverso la campagna No Animal Left Behind, coordinata da Eurogroup For Animals ( organizzazione che rappresenta 77 ONG per la protezione animale in 27 Stati Membri, il Regno Unito, Svizzera, Serbia, Norvegia, Australia e Stati Uniti).

Per i vitelli, in particolare, si chiede alla Commissione Europea una legge che ne vieti l’isolamento immediato, consentendo il contatto con la madre per almeno le prime otto settimane di età; oltre a questo, anche l’obbligo di fornire ai vitelli condizioni di vita adeguate, che comprendano l’accesso ad aree all’aperto e l’allevamento in gruppo.

L’importanza delle indagini sotto copertura

Una delle caratteristiche ricorrenti nel sistema di allevamento intensivo è la loro segretezza: tutto quello che accade in queste strutture si svolge a porte chiuse e difficilmente i consumatori hanno contezza delle condizioni in cui gli animali vivono realmente. Quando maltrattamenti e irregolarità vengono alla luce, è quasi sempre grazie al lavoro di associazioni animaliste e giornalisti (come nel caso di Giulia Innocenzi e Sabrina Giannini), che lavorano per portare sotto i riflettori una realtà nascosta. Immagini e video scioccanti fanno il giro del web e, certamente, senza questo tipo di investigazioni le irregolarità e i maltrattamenti rimarrebbero tra le mura di queste strutture.

La sensazione è che, nonostante in molti continuino a sostenere che quelle documentate siano “eccezioni” in un mare di situazioni virtuose e rispettose della legge, le irregolarità in queste strutture siano in aumento. Le immagini, anche se derivano da strutture diverse, documentano sempre le stesse aberrazioni: centinaia di animali – spesso feriti o morenti – ammassati gli uni sugli altri; condizioni igieniche scarsissime; maltrattamenti e violazione delle norme più basilari per la tutela dell’etologia degli animali allevati.

Senza le indagini sotto copertura, che spesso mettono a rischio l’incolumità degli stessi attivisti, i consumatori non potrebbero sapere quali sofferenze e illegalità si nascondono dietro alla produzione degli alimenti di origine animale, nessuno escluso. Conoscere è il primo passo verso il cambiamento, e solo mettendo i consumatori di fronte alla realtà si può sperare che sempre più persone scelgano di eliminare dalla propria alimentazione prodotti derivanti da sfruttamento e maltrattamenti.

Da poco in Italia esiste un sito web per segnalare, in maniera riservata, abusi e maltrattamenti all’interno di allevamenti intensivi e macelli. Un’iniziativa dell’associazione Essere Animali, che con la piattaforma segnalazioni.essereanimali.org permette di rendere note situazioni di illegalità in queste strutture, anche in caso di inquinamento ambientale, problemi sanitari, frodi alimentari e sfruttamento del lavoro.

Per saperne di più: Allevamenti: quali strumenti in Italia per segnalare abusi e irregolarità?

Crediti foto: Essere Animali

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