L’Italia nel carrello genera un valore di 7,4 mld di euro

I territori in etichetta spingono le vendite food&wine. Il 25% dei prodotti venduti in supermercati e ipermercati sottolinea in etichettal’origine italiana.

L’origine italiana rassicura e rappresenta per i consumatori, una garanzia sugli acquisti alimentari. Un prodotto alimentare su quattro venduto in supermercati e ipermercati sottolinea in etichetta la sua italianità. Ottime performance per i prodotti Dop e Docg, con sell-out cresciuti rispettivamente di +7,1% e +4,8%. Dietro questo trend non ci sono solo le norme che hanno introdotto l’indicazione obbligatoria dell’origine della materia prima per diversi alimenti come pomodoro e pasta ma la necessità dei produttori di lavorare sul binomio qualità-made in Italy.

L’italianità del cibo e del vino è un plus per molti consumatori e non accenna a diminuire l’affezione degli italiani verso i prodotti alimentari di origine nazionale e regionale.L’attenzione all’origine sugli scaffali della distribuzione moderna, cioè i prodotti che riportano sulla loro confezione una dicitura d’origine che rimanda al nostro paese, è un fenomeno in crescita e oggi coinvolge oltre 20 mila referenze, ossia il 25% del paniere di 79.838 prodotti alimentari analizzati dall’Osservatorio Immagino di GS1 Italy realizzato in collaborazione con l’istituto di ricerca Nielsen.

Dall’indagine emerge che l’ipotetico carrello della spesa riempito solo con prodotti che richiamano in etichetta la loro italianità (con claim come “Prodotto in Italia”, “Made in Italy”, “100% italiano”, le denominazioni d’origine europee – Dop, Igp, Doc, Docg – il tricolore, il nome della regione di riferimento) vale oltre 7,4 miliardi di euro di fatturato nei soli supermercati e ipermercati.

Fonte: Osservatorio Immagino

L’indicazione più rilevante è la bandiera italiana, presente sul 14,8% dei prodotti, che determinano il 15,3% del fatturato, seguita dal claim “100% italiano” sul 6,6% dei prodotti da cui deriva il 9,5% del giro d’affari. “Prodotto in Italia” è presente sul 9,1% delle referenze, ma determina il 5,7% delle vendite a valore, in calo di -1,2% rispetto l’anno precedente. Significativo il trend dei cibi Dop e dei vini Docg, le due denominazioni più vincolate ai territori d’origine della materia prima, per le quali si registra il maggior incremento delle vendite, rispettivamente di +7,1 e +4,8% annue, seppur con un’incidenza contenuta sul fatturato complessivo del paniere (1,6% e 0,7%).

Il richiamo in etichetta delle regioni italiane è arrivato a rappresentare il 10,8% dei prodotti presi in esame per un giro d’affari superiore a 2,4 miliardi di euro (+2,6% sul 2018), sostenuto principalmente da un aumento dell’offerta (+4,4%).
Tra le 18 regioni rilevate si conferma alla guida della classifica per fatturato il Trentino-Alto Adige. Viene però superato per percentuale di prodotti da Piemonte, Toscana e Sicilia le cui referenze costituiscono l’1,3% ciascuna del paniere contro l’1,2% del Trentino-Alto Adige. La Sicilia, scalando quattro posizioni, sale al secondo posto per valore delle vendite (0,9% di quota, +4,2% rispetto al 2018), grazie a vino e sughi pronti, a pari merito con Piemonte ed Emilia-Romagna.
Appare significativo l’exploit del Molise che, soprattutto grazie alla pasta, registra un incremento delle vendite di +30,7% dopo il +13,3% del 2018, anche se ha un peso relativo ancora ridotto sul giro d’affari complessivo del paniere (0,2%). Incrementi di fatturato a due cifre anche per Liguria (+12,4%) e Marche (+11,2%) come ritorno dei percorsi di valorizzazione intrapresi negli ultimi anni da questi territori.

Ad aver contribuito al dinamismo dell’italianità in etichetta la fama che il made in Italy ha saputo costruirsi nei decenni e che rimanda alla promessa di un’esperienza organolettica di qualità. A ciò si aggiunge l’estensione di alcune categorie di prodotti (come riso, pasta di grano duro e conserve di pomodoro) dell’obbligo di indicare in etichetta il luogo in cui è avvenuta l’ultima trasformazione sostanziale.

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  1. Una cosa positiva di questa situazione di emergenza è che stiamo cercando prodotti sempre più “Made in Italy”

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  2. Una notizia assolutamente positiva, che fa ben sperare per il nostro Paese dopo la crisi

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  3. L’Italia e i prodotti italiani hanno molto da dire relativamente alla qualità e alla tradizione

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