L’isola di plastica nel Pacifico in continua espansione: un disastro ambientale

Riaccendiamo i riflettori su una delle questioni ambientali più imponenti sul pianeta: si tratta della Great Pacific Garbage Patch, un’isola di plastica nel Pacifico grande tre volte la Francia. Sta rapidamente aumentando le sue dimensioni.

Proponiamo i dati pubblicati dalla rivista scientifica Nature in merito alla più grande isola di plastica mai esistita.

Il report pubblicato il 22 marzo dal titolo “Evidence that the Great Pacific Garbage Patch is rapidly accumulating plastic è disponibile a questo link: report completo 

Lo studio si apre così:

“Il consumo plastico annuo globale ha raggiunto oltre 320 milioni di tonnellate con una produzione più massiva che mai negli ultimi 10 anni. Una quantità significativa del materiale prodotto serve a uno scopo effimero e viene rapidamente convertita in rifiuti. Una piccola parte può essere riciclata o incenerita, mentre la maggior parte verrà scartata in discarica o sparsa in ambienti naturali, compresi gli oceani del mondo. Mentre l’introduzione delle fibre sintetiche negli attrezzi da pesca e acquacoltura rappresentava un importante progresso tecnologico specifico per la sua persistenza nell’ambiente marino, le perdite accidentali e volontarie di questi materiali sono diventate una delle principali fonti di inquinamento plastico oceanico. Le reti da pesca perse o dismesse note come ghostnets sono particolarmente preoccupanti in quanto producono impatti negativi diretti sull’economia e sugli habitat marini in tutto il mondo.

Circa il 60% della plastica prodotta è meno denso dell’acqua marina. Una volta introdotti nell’ambiente marino, la plastica galleggiante può essere trasportata dalle correnti superficiali e dai venti, degradata in pezzi più piccoli dall’azione del sole, dalle variazioni di temperatura, dalle onde e dalla vita marina. Una parte di queste plastiche galleggianti, tuttavia, viene trasportata al largo e fa il giro dell’oceano. Una zona di accumulo considerevole per la plastica galleggiante fu identificata nella parte orientale della Giro subtropicale del Nord Pacifico. Quest’area è stata descritta come “un vortice all’interno di un vortice” e comunemente denominata “Great Pacific Garbage Patch” . Le concentrazioni relativamente elevate di plastica oceanica che si verificano in questa regionesono per lo più attribuite a una connessione a sostanziali fonti di plastica oceaniche in Asia attraverso le correnti di Kuroshio Extension e ad attività di pesca intensificate nell’Oceano Pacifico.”

Concentrazione plastica nel sito

La concentrazione di plastiche è passata da 400 grammi a 1,23 kg per chilometro quadro dagli anni ’70 ad oggi. La metà del 99,9% di plastica presente è formata da reti da pesca mentre il resto è una importante parte dei 320 milioni di tonnellate di plastica prodotte annualmente nel mondo. I ricercatori ricordano che non è l’unica isola di rifiuti: anche nel mar Tirreno è presente una situazione similare seppur su scala più ridotta. Quella nel Pacifico è composta, per il 53%, da oggetti di oltre 50 cm ma il 94% dei residui sono microplastiche di meno di mezzo centimetro, con una stima di circa 1,8 trilioni di pezzi presenti.

L’isola si trova nell’Oceano Pacifico tra la California e le Hawaii. Le materie plastiche finiscono per disintegrarsi in minuscole particelle che spesso vengono mangiate dai pesci e che quindi possono arrivare sulle nostre tavole: le microplastiche.

La fondazione olandese Ocean Cleanup che ha sorvolato l’isola interamente composta da frammenti di plastica, ha effettuto delle analisi e ha rilevato che la discarica ha dimensioni 16 volte maggiori di quello che ci si aspettava inzialmente: un ammasso di 80 mila tonnellate di plastica.

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  1. L’isola di rifiuti di plastica galleggianti… impressionante quanto l’uomo non si spaventi mai abbastanza di fronte alle proprie mostruosità

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  2. È impressionante. Mi stupisco che ancora dopo queste atrocità e a quello che si assiste quotidianamente l’uomo non adotti misure correttive. Ma soprattutto per quanto mi riguarda, occorre smettere di mangiare anche pesce e chi costantemente pratica questo assurdo “sport” chiamato pesca si renda conto di quello che realmente fa’ e dissemina nei mari.

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