Latte vegetale: Nestlé entra nel mercato con quello di piselli, il settore è sempre più competitivo

L’ingresso di una multinazionale come Nestlé nel settore del latte vegetale, dimostra come il mercato dei prodotti alternativi a quelli di origine animale sia in evoluzione. Soprattutto, gli enormi investimenti nel settore segnalano chiaramente che non siamo di fronte a un fenomeno passeggero, ma a una tendenza destinata a consolidarsi nel giro di pochi anni. Ma perché il latte di piselli Nestlé è accusato di minacciare il Made in Italy?

In principio è arrivato il latte di avena, il cui mercato è guidato dal gigante svedese Oatly e ha conquistato una fetta importante di consumatori nel mondo. Oggi la nuova frontiera delle bevande vegetali è rappresentata dal latte di piselli, il cui mercato supererà il valore di 138 milioni di dollari entro il 2030. Le alternative vegetali sono ormai il “new normal” e in questo quadro di cambiamento approda anche Nestlè, che ha da poco annunciato il lancio del suo latte di piselli a marchio Wunda. Il prodotto, che dalle prossime settimane sarà disponibile in Francia, Paesi Bassi e Portogallo nelle versioni Original, Senza Zucchero e al Cioccolato, potrebbe arrivare nel giro di poco tempo in tutto il resto d’Europa.

La multinazionale svizzera spiega che le bevande sono realizzate partendo da piselli gialli provenienti da Francia e Belgio, e risultano “a emissioni zero” certificate da Carbon Trust, organizzazione che supporta aziende, organizzazioni e governi a ridurre le emissioni di gas inquinanti. Un traguardo raggiunto andando ad agire lungo la filiera produttiva, per esempio con l’utilizzo di energia rinnovabile nella produzione o riducendo le emissioni durante la distribuzione. Per le emissioni che non possono essere eliminate, il marchio rende noto che investirà in progetti di compensazione.

Come afferma Cédric Boehm, responsabile Nestlé del settore lattiero-caseario per Europa, Medio Oriente e Nord Africa: “È in corso una rivoluzione alimentare che sta cambiando il modo in cui le persone mangiano. In Europa, almeno 4 consumatori su 10 scelgono già le alternative vegetali ai prodotti lattiero-caseari. Le persone ricercano bevande a base vegetali migliori, che siano nutrienti, versatili e con un buon sapore. Abbiamo la competenza nel settore dei prodotti a base vegetale e l’esperienza nel settore lattiero-caseario per essere in prima linea in questo cambiamento e siamo sicuri che Wunda convincerà le persone.

Latte di piselli Nestlé: la polemica (infondata) contro l’UE

Il lancio di questo prodotto ha scatenato in poche ore numerose critiche, soprattutto da parte di esponenti di alcuni gruppi politici italiani, che si sono schierati contro quella che è stata definita come “l’ultima follia dell’Europa” ai danni del Made in Italy. Il motivo è legato alla presenza dell’etichetta a semaforo Nutri-Score sulle confezioni di Wunda. Il sistema attribuisce un colore e una lettera a ogni prodotto in base al contenuto di zuccheri, grassi saturi, sale e calorie (nutrienti da limitare) e di fibre, frutta e verdura, e proteine (nutrienti positivi); secondo questo criterio, i prodotti Nestlé hanno ottenuto una “A” verde, il punteggio massimo.

Per saperne di più: Etichettatura degli alimenti: Nutri-score e Nutrinform battery a confronto. Facciamo chiarezza con la Dott.ssa Paola Cane

Ad attaccare il nuovo prodotto, esponenti di diverse forze politiche e media generalisti, fornendo di fatto un’informazione sbagliata. Il latte di piselli viene presentato come “un il latte sintetico creato in laboratorio con derivati di legumi”, ma si tratta di un’inesattezza.

Le questioni da analizzare sono essenzialmente due: il Nutri-Score è un sistema di etichettatura sviluppato in Francia e promosso dal Governo francese, osteggiato da diversi governi e dall’industria agroalimentare. Nestlé ha adottato questo sistema in autonomia, anche perché nei Paesi in cui è in vigore – Francia, Belgio, Svizzera, Germania, Spagna, Olanda e Lussemburgo – le aziende non hanno l’obbligo di applicarla sui propri prodotti.

Nutri-Score: ¿Penaliza realmente el aceite de oliva?

In secondo luogo, il latte di piselli non ha niente a che vedere con in “latte sintetico” creato in laboratorio. Quest’ultimo esiste, vede tra le aziende al lavoro per la sua produzione anche Impossible Foods, e si propone come un’alternativa identica, per gusto e percezione, al latte vaccino. Ben diverso è il discorso per il latte di piselli, che si presenta come una bevanda vegetale alternativa al latte vaccino, e si posiziona sul mercato esattamente sullo stesso piano di tutte le bevande plant-based in commercio. Non facciamo confusione: il latte di piselli non è “creato in laboratorio” e non è un prodotto sintetico; deriva da un processo di lavorazione dei legumi, al pari del più noto latte di soia. La sua diffusione non è certo un attacco mirato al Made in Italy, anche perché il prodotto – almeno per ora – non arriverà nemmeno sul mercato italiano. Piuttosto, segue i trend di un settore in evoluzione, sempre più orientato verso consumi consapevoli.

Latte vegetale: l’unica alternativa sostenibile

“Il latte fa bene” è uno dei grandi assunti sui quali si basa da sempre l’industria zootecnica, ma negli ultimi anni – complice una maggiore consapevolezza dei consumatori rispetto alla questione etica, salutistica e ambientale – il consumo di latte vaccino è in calo. Aumenta invece la richiesta di alternative vegetali: siamo di fronte a un fenomeno di così ampia portata da avere conseguenze enormi, come il crollo di aziende che da sempre basano la propria esistenza su questo settore. I consumatori scelgono sempre più e sempre più spesso le alternative plant-based e gli esperti prevedono che l’industria lattiero-casearia crollerà entro il 2030.

Gli scaffali dei supermercati si riempiono di una varietà di bevande plant-based che fino a pochi anni fa sembrava impossibile, e che finiscono sempre più spesso anche nei carrelli dei consumatori onnivori. Ad affermarlo sono anche le associazioni di categoria: secondo Coldiretti, per esempio, analizzando i dati Ismea relativi al terzo trimestre del 2019, in Italia si è registrato un calo di consumi del 2,1%. Una crisi accentuata anche dal particolare periodo storico che stiamo vivendo: secondo Assolatte, il latte fresco è in calo nelle vendite in tutti i Paesi occidentali a seguito della pandemia di Covid-19.

I motivi che stanno alla base di questa crisi dei consumi sono diversi, ma lo shift verso le alternative vegetali come risposta alle problematiche ambientali rimane forse la spinta maggiore nelle scelte dei consumatori. Le emissioni di gas serra utilizzate nella produzione di latte plant-based sono inferiori a quelle del latte vaccino. La produzione di un bicchiere di latte vaccino produce quasi tre volte le emissioni di gas serra di qualsiasi latte non caseario, secondo uno studio dell’Università di Oxford. In generale, poi, il latte vegetale è considerato comunemente più sano rispetto alla controparte di origine animale e questo non può che rappresentare una spinta ulteriore, soprattutto in questo periodo di crisi sanitaria.

Insomma, con l’ingresso nel mercato del latte vegano di Nestlé, sembra essere iniziata una “battaglia del latte vegetale”. Vediamo contrapporsi colossi del settore alimentare nel tentativo di occupare una fetta di mercato che si sta rivelando sempre più redditizia. Dal nostro punto di vista, questo basta a dimostrare che il futuro del settore punta sulle alternative plant-based.

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