La coalizione europea per il controllo sui pesticidi: il manifesto

Più di cento organizzazioni europee chiedono una riforma della politica sui pesticidi e hanno redatto un documento che è anche il manifesto della loro proposta.

La questione sull’utilizzo dei pesticidi è un tema sul quale c’è ancora molto da fare a livello europeo: 110 organizzazioni e istituzioni della società civile insieme con singoli esperti e professionisti addetti ai lavori, si sono riunite per chiedere agli organi europei di riformare con urgenza l’attuale valutazione del rischio e gli stessi sistemi di gestione dei rischi.

Insieme, hanno stilato un vero e proprio manifesto volto ad esprimere una volontà propositiva di riforma. La Coalizione si chiama “Cittadini per la Scienza nel controllo dei Pesticidi”. Le norme proposte nel manifesto hanno lo scopo di gettare le basi per un più elevato livello di protezione della salute e dell’ambiente. Prendendo per assunto che ci sono molte alternative non chimiche per il trattamento delle piante basate su sistemi ecologici, le riforme vogliono stimolare anche l’innovazione in campo agricolo verso una direzione di maggiore sostenibilità garantendo la biodiversità, la fertilità del suolo e la qualità dell’acqua.

L’agricoltura convenzionale infatti, tende a fare largo uso di pesticidi per motivi legati alla produttività delle piante e per ridurre il più possibile le variabili connesse all’abbondanza dei raccolti. Ma a quale prezzo e quali sono le principali problematiche sul tavolo della discussione?

Innanzitutto c’è da considerare la problematica delle soglie massime legali di ogni singolo fitosanitario utilizzato: nei controlli che in genere vengono effettuati su campioni di frutta e verdura le soglie massime non risultano mai sopra la norma ma il vero problema è la somma delle singole sostanze. La legge fornisce indicazioni solo per i livelli massimi dei singoli elementi ma non esistono disposizioni o regolamenti che tengano in considerazione la quantità totale in un cocktail di antiparassitari complessivo. Il risultato è che gli agricoltori sfruttano il sistema e iniettano molti pesticidi diversi in modo da ridurre la quantità massima di ogni singola componente. A questo si aggiunge che nella nostra routine alimentare quotidiana, consumiamo molti cibi contaminati e quindi il totale dei pesticidi che ingeriamo, aumenta vertiginosamente.

Il fulcro della questione non ruota solo attorno alla salute umana: è prioritario considerare anche il benessere degli animali, uccelli, api, farfalle e insetti la cui biodiversità è fortemente minacciata dalle sostanze chimiche con conseguenze tragiche per l’intero ecosistema. Il caso delle api è emblematico: stanno scomparendo a ritmi davvero scoraggianti. La causa maggiore risulta essere l’uso di pesticidi. Recente è lo studio secondo il quale si è dimostrato che il glifosato, l’erbicida più usato al mondo, sia molto dannoso per le api: abbatte la popolazione di batteri “buoni” presenti nel loro intestino e le espone ad un altissimo rischio di infezioni e morte. Ecco lo studio ufficiale publicato sul Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America: Glyphosate perturbs the gut microbiota of honey bees.

La coalizione che ha redatto il manifesto, ha individuato anche un’altra questione: il conflitto di interesse tra l’industria e chi esegue i test di valutazione del rischio. Un connubio che getta molte ombre sul principio di precauzione che dovrebbe guidare le decisioni. Ecco cosa si dice all’interno del documento:

“Il Gruppo di lavoro Pesticidi dell’ EFSA ( Autorità Europea per la sicurezza alimentare), responsabile della redazione delle linee guida per la valutazione del rischio, continua a includere nello stesso personalità con legami economici e finanziari con l’industria agrochimica. Gli esperti dell’EFSA che si occupano della revisione dei fascicoli e rilasciano un parere sul rispetto dei criteri per l’approvazione dei pesticidi sono costituiti da funzionari anonimi, il cui conflitto d’interessi non è conosciuto. I documenti Monsanto, documenti interni della Monsanto divulgati nelle cause per il cancro negli Stati Uniti, mostrano come l’industria possa sovvertire attivamente la scienza. Ora è chiaro che l’industria deve essere tenuta lontana dalle prove di sicurezza, dalla valutazione del rischio e dalla gestione del rischio.”

A fronte di questi scenari preoccupanti e sopratutto reali, sono state proposte 15 norme suddivise in 3 macro aree che corrispondono ad altrettanti macro obiettivi:
1. Dare priorità alla salute pubblica, all’ambiente e all’agricoltura.
2. Garantire che i decision makers si affidino a dati completi, pubblici, aggiornati e liberi dalle influenze dell’industria
3. Dare facoltà a chi prende le decisioni, alla società civile e alla comunità scientifica a controllare l’integrità e l’efficacia delle politiche.

Eccone alcune:

  • La direttiva sull’uso sostenibile dei pesticidi deve essere rispettata: i pesticidi devono essere usati solo come ultima risorsa quando tutte le altre alternative non chimiche sono state applicate e fallite.
  • I test di sicurezza dei pesticidi devono essere eseguiti da laboratori indipendenti e non dall’industria stessa dei pesticidi. Il processo sarà pagato da un fondo fornito dall’industria che sarà gestito da un ente pubblico indipendente come l’EFSA.
  • I requisiti in materia di dati per valutare se un pesticida debba essere autorizzato devono essere aggiornati con urgenza, poiché i principali effetti sulla salute, quali immunotossicità, perturbazione del sistema endocrino e neurotossicità dello sviluppo, non sono adeguatamente coperti e gli impatti sugli ecosistemi ambientali sono gravemente sottostimati.
  • Tutti i risultati e i dati di tutti i test di sicurezza dei pesticidi devono essere pubblicati in rete in un formato consultabile da tutti.

Consulta qui il MANIFESTO INTEGRALE: CITTADINI PER LA SCIENZA NEL CONTROLLO DEI PESTICIDI -UNA COALIZIONE EUROPEA

  1. Sarebbe anche ora che lo cose cambino. Stiamo danneggiando la Terra in modi di cui ci pentiremo…

    Reply
  2. L’uomo è l’unico animale che riesce a distruggere volontariamente l’ambiente in cui vive. Chi mangia vegan, fa la raccolta differenziata, usa detersivi ecologici, e spede qualcosa in più rispetto ad altri per aiutare il proprio pianeta, è considerato un folle, vi torna?

    Reply
  3. Ma non basta! La distruzione del Pianeta e dell’ Ambiente è evidente. Ne sono una dimostrazione i catastrofici cambiamenti climatici.
    C’è anche bisogno che i governanti irresponsabili al potere, ascoltino le grida di Scienziati , Vegani, WWF, Animalisti, Vegetariani, ecc., di tutte le parti del mondo, ad agire subito per evitare il
    peggio!

    Reply
  4. Sempre più la scelta vegan si conferma come la prioritaria strada per la salvezza del pianeta

    Reply
  5. Ma ci rendiamo conto? Grillo che dice “Cambiamenti climatici? Non credeteci. Ho visto le foto del bellunese, alberi caduti tutti uguali, pareva l’Ikea. La verità è che le catastrofi sono il nostro Pil, costruiamo e ricostruiamo”.
    Abbiamo sopportato anni di manovre lacrime e sangue per salvare un sistema malato di Stato-finanza, ma ora che gli scienziati ci avvertono dei rischi del cambiamento climatico, che riguardano la sopravvivenza dell’umanità e del Pianeta, nessuno fa niente: dovremmo essere tutti più responsabili! Serve che ognuno di noi sia pronto a farsi imporre sacrifici epocali, serve mettere da parte l’egoismo e mettere da parte gli egoisti. Serve un passo indietro di tutta l’umanità, serve per non cadere una volta per tutte nel baratro. E probabilmente solo se la politica tornerà ad essere traino avremo qualche speranza.

    Reply

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Vai alla barra degli strumenti