Imprenditoria digitale: intervista a Patrizia Saccente fondatrice di Natureat

L’universo vegan di Natureat: dal blog ad una nuovissima rivista digitale. Come si costruisce il successo e quali sono gli strumenti dell’imprenditore digitale nell’ambito del food? Ne parliamo con la fondatrice del progetto.

Natureat è un’incursione nel mondo vegan nella sua forma più poliedrica e multiforme.

È un Vegan Blog-Mag di cucina, alimentazione e lifestyle fondato da Patrizia Saccente. Ogni giorno troverete nuove ricette: sane, facili ed economiche e articoli riguardanti notizie e cultura vegan.

Patrizia Saccente, in qualità di imprenditrice e fondatrice, ci ha raccontato il suo percorso dal blog al progetto editoriale: Natureat è infatti diventato una rivista digitale. Il primo numero contiene molti spunti e input che offrono una panoramica completa della cultura vegan: molte ricette d’autore, il menù del nutrizionista, articoli tematici e molto altro.

All’interno della rivista, Osservatorio VEGANOK avrà uno spazio fisso per proporre news e approfondimenti. In questo numero, una riflessione dal titolo:“Alimentazione sostenibile: l’unica svolta possibile è quella plant-based”.

Abbiamo avuto il piacere di intervistarla e di tuffarci nel suo mondo creativo.

Brillante cuoca, recipe developer, blogger, private vegan chef e ora anche imprenditrice editoriale. La passione per la cucina declinata in molti modi. Qual è l’anello di connessione che lega tutto?

Il filo conduttore è l’amore. L’amore per quello che faccio e che mi spinge, ogni giorno, a cercare nuovi terreni in cui coltivare la mia arte, perché il cibo è questo: una pura e bellissima forma d’arte. Ogni mio progetto è spinto dalla volontà di condivisione, dalla voglia di divulgare il più possibile il messaggio etico e sensibile, che la realtà vegan racchiude. Per riuscire ad arrivare ai cuori e alle menti delle persone è importantissimo essere creativi, evolversi e migliorarsi continuamente. Il mondo vegan sta abbracciando sempre più aspetti della quotidianità moderna e per quelli come me, che stanno cercando di accelerare sempre più il processo di sensibilizzazione, è fondamentale approcciarsi alle novità e superare i propri limiti, con perseveranza e amore.

Dal blog alla rivista digitale Natureat: raccontaci questo progetto

Il Magazine ha l’obiettivo di racchiudere in un unico file le diverse realtà che affronto ogni giorno sul blog; quindi è una sua proiezione ma con contenuti inediti. Lo immagino come un contenitore di informazioni sempre a portata di mano, prodotte da me e da tutti gli esperti che collaborano alla realizzazione del progetto. Mi piace pensare che Natureat possa far parte della quotidianità delle persone, essere consultato in qualsiasi momento, e adesso anche offline grazie alla rivista digitale. Dietro alla produzione di questa rivista c’è sempre un grandissimo lavoro, ma mi ha dato la possibilità di diffondere meglio la realtà vegan e di rendere sempre disponibili file con ricette e contenuti interessanti. È una sensazione meravigliosa quella di essere apprezzati per i propri sforzi e, ogni volta che inizio un nuovo progetto, spero sempre che possa essere utile per qualcuno.

Nell’ambito della diffusione e della divulgazione del veganismo, che valore ha secondo te la cucina? Rappresenta solo un’attrattiva o può effettivamente essere in grado di cambiare la prospettiva di chi non ha acquisito una consapevolezza alimentare?

La cucina ha un valore altissimo in questo campo, perché il cibo è un bisogno primario ed è una realtà che tutti conosciamo, quindi, può facilmente essere un mezzo di comprensione. Il problema di chi giudica il veganismo è nascosto proprio nell’idea che le persone hanno dell’alimentazione plant-based. La sensibilità nei confronti degli animali si sviluppa sempre di più ma ciò che spaventa e limita il cambiamento è proprio l’aspetto culinario, il timore di dover rinunciare al gusto e di rimanere intrappolati in una dieta insoddisfacente. È questo il motivo per il quale amo condividere le mie ricette: perché è un modo per creare un punto di vista alternativo, che dimostri che il veganismo non è una rinuncia e non presenta dei limiti. Tantissima gente mi scrive per chiedermi consigli, per organizzare eventi e per ringraziarmi. Chi ha il piacere di assaggiare il buon cibo vegan, resta sempre sorpreso e soddisfatto. Quindi, la cucina non è solo un modo per cambiare la prospettiva delle persone, è forse il principale mezzo di sensibilizzazione in questo campo.

Instagram ha fatto innamorare tutti della buona cucina, ben impiattata da mangiare in primis con gli occhi. Tu hai un canale molto attivo con più di 20.000 followers e foto molto accattivanti. Ti occupi anche degli shooting? E quanto ha inciso essere presente sui social nel tuo lavoro?

Natureat è nato quando Instagram non esisteva ancora o era poco diffuso. Ho iniziato a lavorare e a cercare di farmi conoscere attraverso lo street food di Londra ma i social sono sicuramente stati una svolta per l’evoluzione del mio progetto. Senza social il campo di divulgazione è molto più ristretto e, di conseguenza, ci sono minori possibilità di successo. Essere attiva sui social e con il blog mi ha permesso di riprendere un legame con l’Italia che rischiava di affievolirsi dopo il mio trasferimento a Londra, e, soprattutto, di creare un collegamento con il resto del mondo. In questo modo, ho continuamente la possibilità di viaggiare, perché la gente mi contatta per cucinare ad eventi privati, anche fuori dall’Inghilterra. Soprattutto però, i social mi hanno permesso di conoscere tantissime persone meravigliose, di creare connessioni non solo con chi mi segue, ma anche con persone che fanno il mio stesso lavoro e hanno le mie stesse passioni. Per quanto riguarda le foto, sì, mi occupo personalmente degli shooting. Ho sempre avuto la passione per la fotografia ma in passato non mi sarei mai immaginata che i miei modelli sarebbero diventati dei piatti. Quello che succede nella mia cucina è un vero processo creativo: mi viene un’idea, esco per acquistare gli ingredienti necessari, cucino, impiatto e preparo il set fotografico. Fotografo il cibo da diverse angolazioni, come se fosse un vero modello, in modo tale che tutti possano percepire il piatto nella sua totalità, osservandone le diverse sfumature di colore e immaginandone il profumo, come se fosse realmente davanti ai loro occhi.

Ti sei trasferita a Londra ed è lì che è nato il progetto Natureat: in cosa l’Italia e la Gran Bretagna sono diverse nell’accogliere l’universo vegan?

In Italia il cambiamento sta arrivando, ma un po’ più lentamente rispetto a Londra che, invece, ha accolto questa novità sin da principio. Infatti, ci sono zone, come per esempio l’East London, che potrebbero essere considerate il paradiso dei vegani: le opzioni vegetali sono presenti ovunque, vengono aperti continuamente nuovi locali 100% vegan, nei negozi bio ci sono enormi reparti dedicati al cibo privo di derivati animali e ci sono tantissimi attivisti. Qui, anche chi non è vegano sa perfettamente di cosa si tratta e, infatti, gran parte della gente che partecipa ai miei supper club non è vegana, eppure è sempre soddisfatta e predisposta al cambiamento. L’aria che si respira è meravigliosa a Londra, che è un città grandissima ed evoluta ma probabilmente nei piccoli paesi dell’Inghilterra le cose procedono più lentamente. Fortunatamente, la sensibilizzazione si sta diffondendo anche in Italia, grazie ai tantissimi vegani attivi e sensibili a queste tematiche e spero che, presto, il nostro paese riesca a tener testa a realtà come quella londinese.

A Londra, il vegan si è diffuso anni fa e, infatti, ho potuto iniziare da subito a lavorare nei mercatini, nei locali, organizzando cene private o, addirittura, attraverso delle app, che ti permettono di vendere il cibo che prepari. Quando vivevo in Italia, non immaginavo che avrei trovato una realtà vegan così forte e sviluppata. Se fossi restata in Italia, non so come sarebbe andata, ma probabilmente avrei avuto meno possibilità.

All’interno della rivista NaturEat c’è anche una sezione dedicata alle donne: mi piace molto come iniziativa! Nell’ambito dell’imprenditoria culinaria c’è abbastanza spazio per le voci femminili secondo te?

Nell’imprenditoria culinaria non c’è tanto spazio per le donne, basti pensare che la maggior parte dei grandi chef sono uomini. La cosa, però, sta cambiando, anche grazie ai social, che hanno dato la possibilità alle donne di dar voce alla propria creatività. La sezione femminile inizia nel blog e continua nel Magazine, perché è un aspetto a cui tengo particolarmente. Essere donna non è mai stato facile e ancora più difficile è esserlo se si è vegane, soprattutto in Italia. Per questo, mi piace raccontare, per esempio attraverso delle interviste, l’esperienza di donne che sono imprenditrici e non, grandi lavoratrici, madri e persone fortemente sensibili, che hanno dovuto trovare un pizzico di coraggio in più per diventare vegane, perché è come andare controcorrente. Ci sono tantissime donne che meritano di raccontare il proprio punto di vista, di avere più visibilità e, fortunatamente, oggi è più facile farlo, grazie al mondo digitale.

Il food blogging è un fenomeno in ascesa e molti sono i giovanissimi che attratti dalle possibilità di diventare influencer nell’ambito culinario o di lavorare autonomamente seguendo la loro passione, muovono i primi passi tra blog e social. Qual è secondo te la chiave per avere successo?

È importantissimo, sicuramente, avere passione, perché è l’unica cosa che ti spinge ad andare avanti. Diventare influenti non è semplice, è necessario essere creativi ed avere la forza di perseverare. All’inizio, secondo la mia esperienza da blogger, è come avere un diario personale, che chiudi ogni sera in un cassetto: tu scrivi e tu leggi quello che scrivi. Ormai, migliaia di persone conoscono il mio progetto, ma inizialmente non è stato semplice. La passione, la voglia di condividere, mi hanno portata a perseverare e non arrendermi. I miei sforzi sono stati premiati e, adesso, la community di Natureat cresce ogni giorno. Un altro aspetto fondamentale, a mio parere, è l’onestà. Con la visibilità inizi a lavorare davvero, la gente ti nota e le aziende iniziano a contattarti per delle collaborazioni. Il desiderio dei soldi può portare molti a svendere i propri principi e ad accettare qualsiasi compromesso. Io, personalmente, ho rinunciato a tantissime proposte, perché ritengo importante che si mantenga un rapporto di onestà con chi mi segue e non consiglierei mai cose che io stessa non utilizzerei. Il web non è il posto freddo che molti descrivono, qui, la gente è in grado di apprezzare, di percepire quello che fai, di comprendere se stai mentendo. Fondamentale è non scoraggiarsi mai e fare tutto con la giusta dose di amore, perseveranza e onestà, non per il desiderio di guadagno o per la fama. Restare se stessi rende il “gioco” più difficile, probabilmente, ma porta a risultati più grandi.

Sarà prevista anche una versione cartacea di Natureat in futuro?

Viviamo nell’epoca del digitale, in cui tutti possiedono un dispositivo elettronico, e bisognerebbe sfruttare sempre questa onda. Mi piace l’idea che il Magazine sia facilmente scaricabile dal proprio cellulare (tablet, pc..) che si possa leggere in qualsiasi momento, fare lo zoom e cose simili. Inoltre, non bisogna dimenticare che il mondo vegan abbraccia a 360° la realtà, quindi, è vicinissimo anche al tema dell’ecosostenibilità. Ho sempre evitato lo spreco di carta e, anche se molta gente mi richiede una versione cartacea, e con un buon compromesso non lo escludo per il futuro, adesso preferisco puntare su quella digitale.

Che cosa troviamo in questo numero e dove acquistarlo?

Questo numero ha l’aspirazione di soddisfare tutti, anche i palati più esigenti: troverete 35 ricette per le feste di cui vi innamorerete subito, realizzate da chef straordinari come Enza Arena, Dario Beluffi e molti altri. Dolci, primi piatti, secondi, pietanze deliziose e bellissime, da preparare in poco tempo con ingredienti semplici e sani che vi accompagneranno durante i giorni speciali. E ancora, ricette crudiste, il  menù settimanale per tornare in forma realizzato per il magazine dalla nostra nutrizionista. In questo numero inoltre, attraverso il vostro approfondimento, parliamo di alimentazione sostenibile e di cucina fruttariana con Andrea Abazari. Per la Rubrica WOMAN (la rubrica femminile vegan) troverete articoli interessanti che riguardano patologie femminili e consigli su come migliorare attraverso l’ alimentazione e un’ intervista speciale a Mara Di Noia. Con questo numero riceverete in omaggio il NATUREAT VEGAN MAGAZINE con le ricette natalizie.

Per acquistare il magazine cliccate sul link: www.natureatblog.com/magazine-area-download/.  Mi trovate anche sulla mia pagina Facebook Natureat 2 e Instagram Natureatfood

  1. Complimenti a Patrizia per il suo splendido lavoro! È importante che ci siano progetti come questi che costruiscono un punto di vista attendibile sul mondo vegan. Sono molto felice di aver contribuito con un approfondimento su questo primo numero.

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  2. Patrizia è un’amica è una persona che afoggia ogni giorno energia e perseveranza senza limiti. Una vera “imprenditrice digitale”.
    La collaborazione con VEGANOK è nata naturalmente, parlando e riconoscendoci come persone animate dalla volontà di cambiamento.

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  3. Ottimi progetti , complimenti a Patrizia che da anni è impegnata in questo suo sogno oggi divenuto realtà !
    Valida rivista dal prossimo numero accreditata VEGANOK poiché tutti i contenuti , oltre al progetto stesso, hanno valenza importante nella diffusione corretta dello stile di vita vegan !
    Complimenti ancora !

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  4. patrizia saccente 23 novembre 2018, 10:05

    Grazie ragazzi, complimenti a voi per il lavoro che quotidianamente svolgete. Unity makes strength!

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  5. Wow! Ci vorrebbero sempre più progetti come questi per prendere tutti per la gola e fargli scoprire che un mo(n)do vegan è possibile!

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