La rivoluzione plant based avanza: Impossible Foods ottiene un premio nella categoria “Planetary Health” dall’ONU

L’azienda californiana ha meritato un riconoscimento speciale da parte delle Nazioni Unite per il suo impegno nell’informare i consumatori sull’impatto che la produzione di cibo ha sul nostro pianeta, ma anche per aver trovato una soluzione innovativa a uno dei più grandi problemi del nostro tempo

Impossible Foods è un’azienda californiana fondata nel 2011, nota per la produzione di sostituiti vegetali della carne, in particolare per il suo Impossible Burger “sanguinante” simile al manzo. Da poco l’azienda avrebbe deciso di puntare anche sull’industria ittica, producendo il nuovissimo Impossible Fish, “pesce” 100% vegetale che potrebbe presto diventare la base per numerose preparazioni. Un lavoro innovativo e rivoluzionario che non è passato inosservato: questa settimana l’azienda ha infatti ricevuto un premio nella categoria “Planetary Health” da parte delle Nazioni Unite, un riconoscimento per aver sensibilizzato sull’impatto che la produzione di cibo ha sul pianeta e soprattutto per aver contribuito a informare il pubblico sulla possibilità di ridurre le emissioni inquinanti optando per la “carne” di origine vegetale.

Non è un caso che sia stata proprio questa azienda a meritare un riconoscimento del genere: secondo i dati raccolti, solo nel 2018 le vendite dell’Impossible Burger hanno risparmiato l’equivalente di 81.000 tonnellate di emissioni di gas serra e 900 milioni di litri d’acqua. Questo è stato possibile perché, rispetto alla carne di manzo, la realizzazione del prodotto di punta di Impossible Foods richiede il 96% di terra in meno, l’87% di acqua dolce in meno, e genera l’89% in meno di emissioni di gas serra.

Due operai addetti alla preparazione degli Impossibile Burger

Un prodotto innovativo e rivoluzionario, dunque, destinato non tanto ai consumatori vegetariani e vegani ma piuttosto all’enorme fetta di pubblico “onnivoro” che non è ancora pronto a rinunciare alla carne e ai suoi derivati. E così è, considerando che nel 2016 la percentuale di non vegetariani che hanno ordinato questo hamburger è salita dal 75% al ​​90%. Una situazione che rispecchia pienamente quella del mercato globale dei prodotti plant based, dal momento che si stima che il 90% dei consumatori di prodotti vegetali non è né vegetariano né vegano.

Leggi anche: La carne del futuro? “Nel 2040 sarà vegetale” afferma uno studio

Con soluzioni come l’Impossible Burger i consumatori possono guidare il movimento verso la creazione di un sistema alimentare coerente con gli obiettivi urgenti dell’accordo di Parigi“, ha dichiarato Jessica Appelgren, vicepresidente dell’area comunicazione di Impossible Foods. L’azienda, va ricordato, fa parte di una manciata di realtà – tra le quali troviamo Beyond Meat, i cui ricavi netti sono aumentati del 250% rispetto allo scorso anno, e l’italiana Food Evolution – che hanno puntato la propria attenzione sul mondo dei sostituti vegetali della carne, in un’ottica di maggiore sostenibilità etica ma soprattutto ambientale.

Se non agiamo rapidamente per ridurre o eliminare del tutto l’impiego degli animali nel sistema alimentare, arriveremo ben presto a un disastro ecologico – ha dichiarato Patrick Brown, CEO e fondatore di Impossible Foods – Ma sono fiducioso, perché le generazioni più giovani stanno rapidamente capendo che la carne è tra le cause principali del surriscaldamento globale e sono in una posizione unica per allontanarci dall’orlo della catastrofe“.

  1. “Secondo i dati raccolti, solo nel 2018 le vendite dell’Impossible Burger hanno risparmiato l’equivalente di 81.000 tonnellate di emissioni di gas serra e 900 milioni di litri d’acqua”:
    idealmente li avrebbero risparmiati se avessero sostituito la vendita dei Burger di carne con quelli vegetali.

    È andata davvero così? La vera domanda qui è: dando per assunto che questi prodotti sono certamente in grado di sottrarre spazio al mercato dei derivati della carne, stanno davvero entrando nelle abitudini di consumo sostituendoli? Queste referenze ne hanno senza dubbio il potenziale ma è ormai diventato necessario monitorare il loro andamento in termini di efficienza e valore su questo fronte. Per il momento non ci sono studi specifici e non abbiamo dati a sufficienza per delineare un quadro preciso. L’unica cosa che al momento si può constatare con certezza è che se da una parte si registra un incremento delle vendite di queste referenze.

    Poniamo che la produzione totale di burger in Usa in un dato momento x (supponiamo il 2017) sia una valore pari a 100.

    Se fino al 2017 i 100 burger erano tutti di carne, qual è ora (2019) il rapporto rispetto a quelli vegetali? Ci sono due possibilità:

    1. Si producono 70 burger di carne e (ipotizziamo) 30 a base vegetale
    2. si continuano a produrre 100 burger di carne a cui si sommano gli altri 30 vegetali

    Nel primo caso (70/30) otteniamo un risparmio di risorse, nel secondo ovviamente no!

    Le multinazionali del cibo  sanno perfettamente che questo è il momento di puntare sulle proteine vegetali. Lo chiedono gli investitori da una parte e lo esige una fetta sempre più consistente di consumatori dall’altra. Questi prodotti si stanno consolidando: ora è il momento di cominciare a monitorare veramente il loro impatto nella produzione totale.

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    Ottima idea per far cambiare i carnivori ma non certo un prodotto interessante per noi vegani.

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    • Ciao Adele, per noi vegani sono certo prodotti marginali, ma c’è ancora un numero elevato di persone che purtroppo (per loro e per tutto il pianeta), si ostinano a mangiare poveri esseri viventi. Prodotti come questi hanno l’indiscusso valore di diminuire lo sterminio di vittime innocenti finchè queste barbare usanze non cadranno in disuso.

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  3. I sostituiti della carne stanno diventando i veri protagonisti di questa epoca.

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  4. La speranza è che questi prodotti vengano consumati ed apprezzati da chi ancora mangia carne, così da diminuire il consumo della stessa. Solo in questo caso si avrebbe un effetto positivo sulla “salute del pianeta”.

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      Speriamo che molti onnivori possano avvicinarsi a questi tipi di sostituti del genere in modo da avviare una riduzione dello spreco delle risorse.

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  5. Premio meritatissimo, questi prodotti stanno conquistando il mondo onnivoro, che li sta preferendo alla carne animale per salute. A noi va bene lo stesso l’importante è che i miliardi di animali massacrati inutilmente per un’alimentazione che non esiste più, prima o poi trovino la pace e vengano finalmente rispettati in quanto esseri senzienti.

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  6. Una buona notizia, significa che finalmente viene riconosciuta l’importanza di questi prodotti nel cambiamento delle abitudini alimentari.

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    Onore al merito a questi imprenditori

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  8. Erica Congiu

    Sicuramente beyond meat ha fatto tanto per diffondere un messaggio importante, ovvero che la carne ha un alto impatto ambientale ed è facilmente sostituibile, sia nel sapore, che nei suoi nutrienti. E’ un buon punto di partenza. Io rimango dell’idea che si può fare meglio, possiamo risparmiarci anche tutto l’inquinamento che provoca importare un prodotto “di nicchia” dall’america che a sua volta per essere prodotto ha dovuto prendere le materie prime da altre parti del mondo. Dobbiamo imparare a consumare ciò che abbiamo a km zero, l’italia ci offre prodotti straordinari, legumi di tutti i tipi, verdure, cereali straordinari, frutta, semi e frutta secca. In questi semplici alimenti troviamo tutto ciò che ci serve per mantenerci in salute.

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    Ho provata al supermercato ma non mi è piaciuta molto meglio le polpette di legumi e cereali e anche nutrizionalmente migliori

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  10. Tutto bello ! Ma quando arriverà una consapevolezza dilagante ?
    Non c’è più tempo da perdere!

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    tutte schifezze meglio mangiare sani hamburger vegetali con ingredienti biologici

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