Impatto ambientale: qual è il latte vegetale migliore?

Il latte plant-based è stato oggetto di un nuovo studio promosso dall’Università di Oxford. Ciò che è stato dimostrato è che l’ impatto dei prodotti animali seppur prodotti con criteri di sostenibilità, è di gran lunga maggiore rispetto a prodotti 100% vegetali. Questo studio fornisce ulteriori prove a sostegno dell’ipotesi di un cambiamento alimentare verso una svolta plant-based. I prodotti caseari sono responsabili per un quarto di tutte le emissioni di gas serra prodotte dall’uomo. In termini di consumo di terra ad esempio, un bicchiere di latte vaccino richiede 650 metri quadrati di terreno, 10 volte in più rispetto a quanto richiesto per produrre la stessa quantità di latte di avena.

La popolarità dei cibi vegani continua a crescere. Il settore del latte vegetale raggiungerà 34 miliardi di dollari entro il 2024, rispetto agli 8,2 miliardi di dollari nel 2014: numerosi studi, dimostrano che un numero sempre maggiore di consumatori si allontanano dai prodotti lattiero-caseari. Fact: il consumo di latte vaccino sta diminuendo e il settore del latte vegetale sta crescendo.

Le alternative al latte, come avena, soia, mandorla o cocco, stanno suscitando un sempre maggiore interesse. Uno studio scientifico dimostra ufficialmente che le emissioni di gas serra utilizzate nella produzione di latte plant-based sono inferiori a quelle del latte vaccino.

Ma quale latte ha il minimo impatto sul pianeta?

La produzione di un bicchiere di latte vaccino produce quasi tre volte le emissioni di gas serra di qualsiasi latte non caseario, secondo uno studio dell’Università di Oxford dal titolo: “Reducing food’s environmental impacts through producers and consumers” 

Ecco la differenza:

Il grafico mostra la differenza tra latte vaccino, latte di riso, latte di soia, latte di avena e latte di mandorla in termini di impatto ambientale su tre parametri (colonne): emissioni, utilizzo di terra e utilizzo d’acqua. Produrre un bicchiere di latte vaccino ogni giorno per un anno richiede 650 metri quadrati di terreno, l’equivalente di due campi da tennis: 10 volte di più di quanto non ne richieda la produzione di latte d’avena.

Il latte di mandorla richiede più acqua da produrre rispetto alla soia o al latte d’avena: 74 litri. Il latte di riso richiede 54 litri di acqua per bicchiere. Tuttavia si nota facilmente che sia il latte di mandorla che quello di riso richiedono un quantitativo d’acqua irrisorio se paragonato a quello di latte vaccino.

La produzione alimentare è responsabile di un quarto di tutte le emissioni di gas serra prodotte dall’uomo, contribuendo al riscaldamento globale, secondo un ulteriore altro studio pubblicato dall’Università di Oxford. La ricerca ha rilevato che la carne e altri prodotti di origine animale erano responsabili della maggior parte delle emissioni di gas serra legate all’alimentazione, pur fornendo solo un quinto delle calorie consumate.

Lo studio, dal titolo “Reducing food’s environmental impacts through producers and consumers” è stato pubblicato nel Journal of Science. Ce ne occuperemo in un approfondimento dedicato.

Joseph Poore ricercatore a capo dello studio aveva affermato:

“Una dieta vegana è probabilmente l’unico modo per ridurre l’impatto sul pianeta Terra, non solo al livello di emissioni di gas serra ma anche per ciò che concerne l’acidificazione globale, l’eutrofizzazione, l’uso del suolo e l’uso dell’acqua. È molto più efficace che ridurre il numero di volte in cui si vola o acquistare un’auto elettrica.”

Non c’è alcun dubbio dunque sul fatto che i prodotti vegetali siano assolutamente l’unica alternativa da scegliere per ridurre il nostro impatto ambientale. Quali sono nel particolare i numeri del settore “latte plant-based”?

Secondo l’isituto di ricerca Rabobank, negli ultimi 10 anni il consumo di bevande alternative al latte è cresciuto ad un tasso annuale dell’8% ed ormai rappresenta, a livello mondiale, un valore al consumo che supera i 18 miliardi di dollari.

Dalle bevande più classiche come quelle di soia, riso, avena a quelle a base di canapa, riso nero, anacardi, sorgo, cocco, mandorle, nocciole, arachidi, pistacchi: l’inventiva è il vero motore propulsore di questo settore.

In Italia sono circa 12 milioni le persone che oggi consumano bevande vegetali, un dato in crescita del 5% rispetto alla fine del 2016. Si tratta di una categoria di bevande apprezzata da un pubblico di età compresa tra i 25 e i 54 anni, più femminile che maschile (58% donne) e con una fascia di reddito medio alto. In Italia questo mercato è cresciuto costantemente negli ultimi 4 anni con un incremento delle vendite a valore del 4,4% nel 2017 rispetto all’anno precedente (dati Nielsen).

Leggi anche:

Giornata mondiale del latte vegetale: quali sono i numeri di questo settore?

  1. Dati interessantissimi. Ancora una volta la scelta vegan si dimostra la strada Maestra per il nostro futuro e quello dei nostri figli.

    Reply
  2. Vegan è sempre la scelta migliore… 😜

    Reply
  3. Un’ulteriore dimostrazione che la scelta vegan è quella migliore per la salute del pianeta…

    Reply
  4. 18 miliardi di dollari… cifre su cui dovrebbero riflettere alcuni imprenditori italiani. Qui si continua a massacrare animali per produrre un alimento insalubre, ma grazie alla corretta informazione le cose stanno, anche seppur lentamente, cambiando. Dobbiamo continuare a credere che possiamo farcela, salvare animali uomini e pianeta.

    Reply
  5. Non ho mai bevuto latte vaccino fin da quando ero bambina perché il suo sapore mi è sempre apparso non adatto al mio palato. Oltre ad essere latte che dovrebbe essere consumato prettamente dai vitellini, il latte vaccino è grasso e pesante. Ad oggi non ci sono più scuse: le alternative al latte di mucca sono infinite e tutte molto buone. Quello che preferisco è quello di avena! 😋

    Reply

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Vai alla barra degli strumenti