Il veganismo come fattore chiave nel mondo della ristorazione

Come sarà il ristorante ideale nei prossimi due anni? Vegano, tecnologico e attento alle sfide della sostenibilità.

Un nuovo sondaggio condotto dalla società di software Planday rivela come il veganismo sia uno dei fattori chiave per l’evoluzione dell’industria della ristorazione. Secondo il sondaggio, i Millenial si aspettano opzioni alimentari più salutari, a base vegetale e sostenibili al posto dei fast food.

La ricerca è stata condotta su un campione di 2008 intervistati nel Regno Unito. Metà rispondenti alle caratteristiche che identificano un “Millenial” (età 20-35 anni) e metà appartenenti alla “Generation X” (età 36-53 anni).

Il focus d’indagine? Una insight sulle abitudini alimentari e le aspettative del campione esaminato in merito alle aspettative e le attitudini al consumo.

Che cosa è emerso?

Spontaneità, robot e veganismo sono tendenze che stanno guidando l’economia della ristorazione di domani.

  •  Il 20% dei Millenial mangia fuori in misura minore rispetto a qualche anno fa preferendo invece i servizi di food delivery
  •  Ad oltre la metà dei millennial (52%) piacerebbe consumare il pasto in un ristorante dove alcuni aspetti del servizio siano automatizzati
  •  I Millennial prevedono che i ristoranti vegani saranno i più richiesti nei prossimi due anni.

Ecco nel dettaglio, i tre driver principali analizzati dalla ricerca.

Driver 1: i Millennial sono più spontanei e stanno spostano le loro risorse economiche dal ristorante al delivery service: si stima £1 miliardo all’anno.

I ristoranti devono affrontare sfide crescenti nella previsione della domanda e devono ripensare a come strutturare e innovare servizio, poiché gli ordini di consegna a domicilio diventano più popolari e un numero sempre più basso di persone prenota in anticipo il tavolo al ristorante.

  • Un quinto dei Millennial (il 20% rispetto al 9% di Gen X) sostiene di consumare più cibo a domicilio: il food delivery sta diventando una vera e propria alternativa al ristorante.
  • Solo il 9% dei millennial prenota il ristorante e sono disposti a spendere in media il 14% in meno di Gen X in un pasto.

Driver 2: I Millennials amano robot e automazione

La maggior parte degli intervistati afferma di essere pronta per la fornitura di alcuni servizi di ristorazione da parte di robot, permettendo al personale di concentrarsi su importanti interazioni “umane”.

  • Il 52% dei millennial indica che sceglierebbe volentieri un ristorante dove sia il servizio di ordinazione che il pagamento siano completamente automatizzati, rispetto al 39% dei commensali della Generation X.
  • Oltre i due terzi dei millennial (71%) dichiarano che non sarebbero contrari al fatto che il loro cibo venga portato al tavolo da un robot.
  • Tuttavia, i millennial desiderano fortemente non rinunciare all’interazione umana nelle loro esperienze di consumo: ad oltre la metà (51%) piacerebbe comunque fare un apprezzamento o un reclamo ad una persona piuttosto che ad una macchina o ad un software.

Driver 3: I consumatori si allontanano dal fast food e si aspettano opzioni più sostenibili e salutari

I gusti dei consumatori stanno cambiando e i Millennial vedono un futuro in cui i prodotti vegetali rispettosi dell’ambiente, siano scelti in misura maggioritaria rispetto al junk food dei fast food.

  •  Per i millennial il futuro è vegano: quasi la metà dei millennial (49%) prevede che i ristoranti vegani saranno i più richiesti nei prossimi due anni.
  • In effetti, dati alla mano, il 75% dei Millenials intervistati ha puntato su queste tipologie di ristoranti: vegan, o vegetarian con attenzione all’impatto ambientale. Nel confronto, solo il 25% dei Millenials ritiene che i ristoranti fast food siano quelli più richiesti nei prossimi due anni.
  • Quasi la metà (47%) di tutti gli intervistati ha reputato la riduzione dello spreco alimentare, la loro principale priorità in tema di sostenibilità.
  • Solo l’11% dei consumatori ha dichiarato che la sostenibilità non fosse importante

John Coldicutt, Chief Commercial Officer di Planday ha commentato:

“Il settore dei ristoranti nel Regno Unito ha visto molti ristoranti chiudere negli ultimi 12 mesi, mentre le catene ben consolidate lottano per riuscire a prevedere e intercettare la domanda del mercato. Questo sondaggio ci fornisce informazioni dettagliate sul consumatore tipo e le sue aspettative, dai più giovani ai più anziani, fornendo importanti spunti di riflessione. Sappiamo dalla nostra base di clienti, che è probabile che le cose diventino sempre meno prevedibili visto che poco meno di due terzi (63%) dei clienti gestori di ristoranti che gestiamo nella nostra attività, si aspetta un aumento della richiesta di food delivery a domicilio. Per rimanere competitivi i ristoranti devono ascoltare le mutevoli preferenze dei consumatori e utilizzare le tecnologie disponibili per soddisfare un ambiente sempre più imprevedibile.”

Qual è la situazione in Italia?

In una nota informativa di Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) si rende noto che dall’ultima indagine sulla ristorazione commerciale gli imprenditori perdono un po’ dello slancio registrato nel trimestre precedente verso le prospettive di breve termine. Tuttavia nel III trimestre il saldo grezzo delle risposte relativo alle performance aziendali resta positivo (+12,7%) mentre quello relativo all’intero settore registra un segno negativo (-4,8%) e perde oltre 32 punti. Le valutazioni sui flussi di clientela sono date in peggioramento rispetto a quanto rilevato un anno fa.

Un settore che ha bisogno di innovazione e sperimentazione. Il vegan? Cresce l’attenzione, cresce il numero di vegani e cresce di conseguenza anche l’interesse del mondo del food ad offrire menù e servizi cruelty free.

VEGANOK, che offre l’accreditamento gratuito per quelle strutture che offrono menù vegan, può contare al momento: 31 bar, 34 pasticcerie, 21 pizzerie, 111 ristoranti che hanno scelto di aderire al disciplinare e offrire pasti cruelty free. Stanno nascendo Biobar, fast food che offrono burger e street food secondo una formula più salutare e naturale, Bistrot con proposte tradizionali rivisitate in chiave vegan o light gourmet con il menu à la carte per i pasti principali. La maggior parte delle strutture che esplorano la ristorazione in chiave vegan, propongono in genere anche menù onnivori volendo in questo modo assecondare le esigenze di una clientela eterogenea.

  1. Bene, nel futuro meno fastfood e più ristoranti vegani !
    🙂

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  2. Questo cambiamento si nota anche mentre andiamo a fare la spesa, sempre più giovani scelgono frutta verdura cereali, e sempre meno prodotti di origine animale. Il cibo spazzatura ormai sta tramontando, e i locali vegan sono sempre più ricercati. C’è da dire però, che non tutti i locali vegan funzionano o rimangono in piedi, ce la fanno, e sono sempre super affollati, solo quelli che ci credono davvero e che sanno comunicare bene al pubblico, la bontà del cibo che viene offerto nel loro locale.

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    • Sì è vero, sono d’accordo. Aprire un locale 100% vegan significa padroneggiare molto bene tutte le risorse a favore di un marketing e una comunicazione molto efficaci sul proprio operato. Non basta sicuramente aprire le porte del ristorante. Comunicare la cucina vegana attraverso iniziative, menù a tema, abbinare l’informazione al cibo… Sono tutte azioni necessarie che devono far parte della normale attività di gestione. Altrimenti il rischio è quello di non riuscire a sopravvivere ed affermarsi

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  3. Di certo non si può essere indifferenti alla crescita della richiesta di piatti vegan nella ristorazione in generale da parte delle persone. Questo è un buon segnale che ci porta verso un grande cambiamento a livello alimentare.

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  4. Io vedo ovunque aumentare la richiesta di prodotti vegan. Sicuramente più per salute che per etica ma questo solo perché bisogna continuare a fare informazione e far sapere quale sono le condizioni in cui vivono gli animali.

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