Il Regno Unito vieta il commercio di pinne di squalo. È il primo Paese al mondo

Stop al commercio delle pinne di squalo sul territorio britannico: il Paese si schiera contro una pratica crudele che sta mettendo a rischio la sopravvivenza di questi animali e degli oceani stessi.

Il Regno Unito torna a far parlare di sé, questa volta per la decisione di introdurre il divieto completo sul commercio di pinne di squalo. In un comunicato pubblicato di recente, il Governo ha fatto sapere che l’iniziativa rientra all’interno del nuovo piano d’azione per il benessere animale, l’Animal Sentience Bill, creato per cambiare il trattamento riservato agli animali nel Paese entro il 2022.

In UK sarà dunque vietata l’importazione e l’esportazione di pinne di squalo, legata al cosiddetto shark finning (ovvero lo spinnamento degli squali). Parliamo di una pratica estremamente crudele, che consiste nel rimuovere le pinne di uno squalo vivo, per poi rigettarne il corpo in acqua. Anche se vietato nelle acque britanniche già dal 2013, evidentemente esistono alcune lacune legislative che hanno lasciato spazio a questo commercio. Per esempio, l’importazione fino a 25 kg di pinne di squalo per “consumo personale” è sempre stata consentita, aggirando di fatto i divieti.

Quando lo stop definitivo entrerà in vigore, il Regno Unito diventerà pioniere nella lotta allo shark finning, vietando non solo il commercio delle pinne in sé, ma anche quello di prodotti che le contengono, tra cui zuppe e altre preparazioni alimentari, ma anche (discutibili) rimedi utilizzati da sempre nella medicina orientale. Lo spinnamento degli squali è una pratica inaccettabile dal punto di vista etico, ma anche pericolosissima per l’ambiente. Basti pensare che su oltre 500 specie di squalo esistenti, 143 sono considerate a rischio estinzione con un range che va da “vulnerabili” a “in grave pericolo”.

La presenza e la varietà di squali nelle aree marine funge da indicatore chiave per la salute degli oceani, e la scomparsa di questi animali può mettere seriamente a rischio la sopravvivenza di interi ecosistemi marini. “La nostra decisione – dichiara il Ministro britannico per il benessere degli animali, Goldsmith – non solo aiuterà ad aumentare il numero di squali, ma invierà un messaggio chiaro: il Regno Unito non supporta un’industria che sta portando molte specie sull’orlo dell’estinzione”.

Brexit e benessere animale, tra passi avanti e contraddizioni

Dopo la Brexit, il Regno Unito sta prendendo decisioni importanti che riguardano il benessere animale. L’uscita dall’Unione Europea è, secondo i politici inglesi, l’occasione perfetta per fare un passo avanti rispetto agli altri Paesi nella tutela degli animali, e per questo sarà il primo Paese in Europa a vietare il trasporto di animali vivi entro la fine di quest’anno.

Si valuta anche la possibilità di vietare la pratica di bollire le aragoste vive, sempre nell’ambito di un miglioramento delle leggi sul benessere animale. Eppure, le autorità britanniche starebbero decidendo di reintrodurre i test cosmetici sugli animali dopo 23 anni di stop, per allinearsi con la decisione presa l’anno scorso dalla commissione d’appello dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA). Quest’ultima sostiene infatti la necessità di testare alcuni ingredienti sugli animali per garantirne la sicurezza.

Il Paese sembra muoversi tra passi avanti incoraggianti e contraddizioni inspiegabili, ma una cosa è certa: qualsiasi decisione riguardante il rapporto tra uomo e animali, deve essere presa eliminando l’idea di una presunta superiorità umana.

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