Giornata mondiale dell’alimentazione: quali soluzioni concrete?

La giornata mondiale dell’alimentazione ricorre ogni anno in tutto il mondo il 16 ottobre. Con lo slogan “Coltivare, nutrire, preservare. Insieme.” , la FAO invita governi e cittadini a riflettere sull’alimentazione sostenibile. In un mondo in cui il sistema di produzione alimentare si dimostra altamente insostenibile, la soluzione è agire ad ogni livello per spezzare questo circolo vizioso. Quale via percorrere? La risposta c’è.

La Giornata mondiale dell’alimentazione istituita dalla FAO si celebra ogni anno il 16 Ottobre e sottolinea la necessità di intensificare gli sforzi per guidare un cambiamento volto ad arginare problematiche di fondamentale importanza: a livello mondiale, la fame e la malnutrizione sono in aumento.

Nel modo in cui lavorano i nostri sistemi alimentari, dalla produzione agricola alla trasformazione e quindi alla vendita, c’è poco spazio per alimenti freschi e prodotti localmente, in quanto si preferisce dare priorità a colture intensive e più redditizie. L’intensa produzione alimentare e il cambiamento climatico stanno causando la rapida scomparsa della biodiversità. Oggi solo nove specie di piante rappresentano il 66% della produzione totale, nonostante il fatto che nel corso della storia ne siano state coltivate oltre 6.000 per fini alimentari. Diversificare le coltivazioni è fondamentale per garantire diete sane e tutelare l’ambiente.

Quali soluzioni concrete?

L’unica alternativa è una decisa svolta plant-based al settore alimentare, in termini di consumo e di produzione: l’unica soluzione è la strada verso un’alimentazione vegetale globalmente condivisa.

Oggi infatti, il 50% dei cereali e il 90% della soia prodotti a livello globale servono a nutrire gli animali degli allevamenti intensivi. Per produrre un kg di carne di manzo sono necessari 15.500 litri di acqua; con lo stesso quantitativo potrebbero essere prodotti 4,5 kg di riso, quasi 12 kg di grano, 86 kg di pomodori, 52 litri di latte di soia. Un’ettaro di terra, se utilizzato nella filiera produttiva di uova, latte e carne è in grado di sfamare dalle  5 alle 10 persone contro le 20-30 che mangerebbero con la stessa estensione di terreno coltivata con verdura, frutta, cereali o grassi vegetali. (Fonte: Lav)

Passare a una dieta a base vegetale, dimezzare gli sprechi alimentari e migliorare le pratiche agricole esistenti può nutrire una popolazione mondiale stimata a 10 miliardi di persone entro il 2050, afferma uno studio pubblicato sulla rivista Nature l’anno scorso. Lo studio, “Options for keeping the food system within environmental limits” condotto dai ricercatori dello Stockholm Resilience Center, è il primo nel suo genere a quantificare in che modo la produzione alimentare e le abitudini alimentari globali siano in grado di influenzare il sostanziale cambiamento in grado di permettere all’umanità di sostenersi.

Il principale autore dello studio, Marco Springmann dell’ Oxford Martin Programme on the Future of Food e del Nuffield Department of Population Health dell’università di Oxford dichiara:

Senza un’azione coordinata, abbiamo scoperto che gli impatti ambientali del sistema alimentare potrebbero aumentare del 50-90% entro il 2050 a causa della crescita della popolazione e dell’aumento di diete ricche di grassi, zuccheri e carne. Se non si invertisse il trend tutti i vincoli relativi alla produzione di cibo sarebbero superati, alcuni di essi più che raddoppiati”.

I tre punti principali della ricerca:

  • I cambiamenti climatici non possono essere sufficientemente mitigati senza cambiamenti a livello di alimentazione, verso diete plant- based. Adottare un regime alimentare vegetale o “flexitarian”potrebbe ridurre di oltre la metà le emissioni di gas serra e ridurre da un decimo ad un quarto anche altri impatti ambientali, come quelli derivanti dall’applicazione di fertilizzanti e dall’utilizzo di terreni coltivati ​​e di acqua dolce.
  • Oltre ai cambiamenti nell’alimentazione, è necessario migliorare le pratiche di gestione e le tecnologie in agricoltura per limitare lo sfruttamento sui terreni agricoli, l’estrazione di acqua dolce e l’uso di fertilizzanti. Aumentare i raccolti agricoli dalle terre coltivate esistenti, bilanciare l’applicazione e il riciclaggio dei fertilizzanti e migliorare la gestione delle risorse idriche potrebbe, insieme ad altre misure, ridurle di circa la metà.
  • Infine, è necessario dimezzare la perdita e lo spreco di cibo per mantenere il sistema alimentare entro limiti sostenibili. Dimezzare la perdita e gli sprechi alimentari potrebbe a livello globale, ridurre gli impatti ambientali fino ad un sesto (16%).

Aggiunge Marco Springmann:

“Quando si tratta di diete, una politica globale e approcci aziendali sono essenziali per rendere possibili cambiamenti alimentari verso diete sane, vegetali ed attraenti per un gran numero di persone. Aspetti importanti includono programmi scolastici e sul posto di lavoro, incentivi economici, politiche di etichettatura e allineamento delle linee guida dietetiche nazionali con le attuali prove scientifiche su alimentazione sana impatto ambientale della nostra dieta”.

Sì, perché il rapporto tra produzione e consumo è un passaggio essenziale nella riflessione intorno al tema della sostenibilità alimentare. Il carrello rappresenta per il consumatore uno strumento di estrema rilevanza volto al cambiamento.

Il carrello come arma di cambiamento

L’unica alternativa è una decisa svolta plant-based al settore alimentare, in termini di consumo e di produzione: l’unica soluzione è la strada verso un’alimentazione vegetale globalmente condivisa.

Il rapporto tra produzione e consumo è un passaggio essenziale nella riflessione intorno al tema della sostenibilità alimentare. Il carrello rappresenta per il consumatore uno strumento di estrema rilevanza volto al cambiamento. Il consumo consapevole è l’unica via per far attecchire una consapevolezza alimentare che sarà in grado di modificare i paradigmi attuali sul rapporto tra domanda e offerta. Ogni prodotto plant-based immesso sul mercato rappresenta un’opportunità di scelta e di cambiamento: in questi termini l’acquisto è uno strumento, una voce e l’espressione di una volontà.

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