Giornata Mondiale degli Oceani: pesca insostenibile e mari di plastica. Che cosa abbiamo fatto?

Oggi si celebra il World Oceans Day, per ricordare l’importanza degli oceani per la sopravvivenza del Pianeta, ma anche l’impatto devastante le attività umane hanno sugli ecosistemi marini. Inquinamento da plastica e pesca intensiva hanno portato i mari al collasso.

Oggi ricorre la Giornata Mondiale degli Oceani (World Oceans Day), che quest’anno ricorda il ruolo fondamentale che questi ricoprono nella sopravvivenza di qualsiasi forma di vita sulla Terra. Nonostante la loro importanza, gli oceani sono quasi al collasso per mano dell’uomo: non solo per l’inquinamento da plastica – con 150 milioni di tonnellate di rifiuti che galleggiano nel mare – ma anche per la pesca, che sta distruggendo i mari a una velocità inimmaginabile.

Regolare la temperatura della Terra (assorbendo il calore in eccesso dovuto alle attività umane); fornire ossigeno (più della metà di quello che respiriamo) e assorbire anidride carbonica, sono solo alcune delle funzioni essenziali che gli oceani svolgono sul Pianeta, e che rischiano di venire meno a causa dell’uomo. Come denuncia Seaspiracy, documentario disponibile su Netflix sulla conservazione degli oceani e sulle conseguenze della pesca intensiva, da qualche decennio i mari affrontano una devastazione senza precedenti, che non accenna a fermarsi.

Ogni anno vengono uccisi 650 mila animali marini tra balene, delfini e foche, e vengono massacrati 73 milioni di squali (ben 30 mila ogni ora) per la loro carne o “per errore”. A questo si aggiunge la devastazione causata dalla pesca, intensiva e non: ogni anno viene catturata una quantità di pesci talmente elevata, che non viene nemmeno misurata in base agli individui, ma in base al peso. E di questa pesca ci sono perfino vittime “accessorie”, tutti gli animali come tartarughe marine, foche, uccelli marini, delfini, che finiscono impigliati nelle reti da pesca, e che troppo spesso vengono restituiti senza vita al mare. Il tutto si ripercuote anche sugli equilibri degli ecosistemi marini che, estremamente alterati, vedono la morte delle piante e degli animali che li popolano.

Plastica negli oceani: un disastro ambientale senza fine

Ormai da diversi anni gli esperti ripetono che, di questo passo, entro il 2048 gli oceani saranno vuoti, popolati esclusivamente dalla plastica. Parliamo delle 10 milioni di tonnellate di rifiuti che vengono gettati nei mari di tutto il mondo ogni anno, e che causano la morte di oltre un milione di animali marini. Numeri che non stupiscono se si pensa che la metà della plastica prodotta nel mondo è usa e getta, e che solo il 9% viene effettivamente riciclata. (fonte: https://plasticoceans.org/the-facts/)

Esiste un’isola che può essere considerata il simbolo di questo problema: è l’Atollo di Midway, nell’Oceano Pacifico, dove i rifiuti di plastica regnano sovrani nonostante il luogo sia del tutto disabitato. A farne le spese sono le migliaia di albatros che abitano queste zone, che scambiano la plastica per cibo e spesso muoiono soffocati ingerendola o intossicati dalle enormi quantità di rifiuti che si bloccano nel loro apparato digerente. Ma questa è solo la punta dell’iceberg: la plastica è ormai entrata a far parte della catena alimentare di tutti gli animali marini, compresi i pesci ancora oggi destinati all’alimentazione umana; ecco allora che il cerchio si chiude, e anche alcuni alimenti diventano per l’uomo fonte di microplastiche.

Non si conoscono ancora gli effetti che l’ingestione delle microplastiche potrebbe causare nell’uomo, anche se molti studiosi sono al lavoro per determinarli; il pericolo non riguarderebbe tanto la plastica in sé, quanto le sostanze che questa può rilasciare nell’organismo. Parliamo di interferenti endocrini come gli ftalati, ma anche di inquinanti detti “pop” (acronimo di Persistent Organic Pollutants), di cui la plastica si fa veicolo e che a lungo termine possono avere effetti tossici anche gravi.

Facciamo la connessione

Il World Oceans Day è un’occasione per parlare di queste tematiche, ma forse non basta; siamo di fronte ad alcune delle tematiche più stringenti della nostra epoca, e dobbiamo ricordare che ognuno di noi può fare la differenza scegliendo di evitare il consumo di pesce. Una soluzione che permetterebbe di affrontare entrambi i problemi, tenendo conto che le reti da pesca costituiscono il 48% della plastica dispersa nei nostri oceani e altri tipi di attrezzi da pesca rappresentano la maggior parte del resto.

Di seguito proponiamo alcuni articoli sull’argomento:

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