Giornata internazionale dell’acqua: qual è l’impronta di carne e prodotti lattiero caseari?

Oggi, è la giornata internazionale dell’acqua. Il tema della water scarcity è molto ampio e articolato. Vogliamo soffermarci sull’impronta idrica della produzione di carne e prodotti lattiero caseari. Alcuni dati significativi: l’impronta idrica della carne bovina è molto pesante: per produrre 1 kg di carne bovina occorrono 15415 litri di acqua. Occorrono inoltre 8763 litri di acqua per 1kg di carne di pecora, 5988 litri per 1kg di carne di maiale, 4325 litri per un kg di carne di pollo, 3265 litri per un kg di uova, 1020 litri per un litro di latte. un burger  vegano consuma dal 75 al 95% di acqua in meno rispetto alla carne di manzo, inoltre causa l’87-90 percento di emissioni in meno e utilizza dal 93 al 95% di terreno in meno.

Oggi è la giornata internazionale dell’acqua e per l’occasione, è stato pubblicato il Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche 2019. Il tema e il titolo di quest’anno: Nessuno sia lasciato indietro.

Il report si apre così:

In tutto il mondo il tasso di utilizzo dell’acqua è cresciuto di circa l’1% all’anno a partire dagli anni ’80 a causa della combinazione di diversi fattori: crescita della popolazione, sviluppo socioeconomico e cambiamento dei modelli di consumo. Secondo le previsioni, la domanda globale di acqua continuerà a crescere ad un tasso simile fino al 2050, superando di circa il 20-30% i livelli di utilizzo attuali, principalmente in ragione della crescente domanda a livello industriale e domestico. Più di due miliardi di persone vivono in paesi soggetti a tassi elevati di stress idrico, mentre circa quattro miliardi di persone devono affrontare gravi scarsità idriche per almeno un mese all’anno. I livelli di stress idrico continueranno a crescere con l’incremento della domanda di acqua e con l’intensificarsi degli effetti dei cambiamenti climatici.

Nonostante nel report non venga fatta menzione dell’impronta idrica dei vari sistemi alimentari, una delle più importanti questioni da affrontare è il modello di consumo. Acqua e consumo a scopo alimentare sono un binomio inscindibile, strettamente legato all’abuso delle risorse idriche.

L’aumento previsto della produzione e del consumo di prodotti di origine animale esercita pressioni incredibili sulle risorse di acqua dolce del pianeta. Le dimensioni e le caratteristiche dell’impronta idrica variano a seconda dei tipi di animali e dei sistemi di produzione.

Per tonnellata di prodotto, i prodotti animali un’impronta idrica di gran lunga maggiore rispetto ai prodotti vegetali. Lo stesso vale quando guardiamo l’impronta idrica per caloria. L’impronta idrica media per caloria per la carne bovina è venti volte superiore a quella dei cereali. Quando osserviamo il fabbisogno idrico per le proteine, è stato riscontrato che l’impronta idrica per grammo di proteine ​​per latte, uova e carne di pollo è circa 1,5 volte maggiore rispetto ai legumi. Per le carni bovine, l’impronta idrica per grammo di proteine ​​è 6 volte maggiore rispetto ai legumi.

Dal punto di vista delle risorse di acqua dolce, è più efficiente ottenere calorie, proteine ​​e grassi attraverso i prodotti vegetali rispetto ai prodotti animali.

Questa tabella è tratta dallo studio diMekonnen and Hoekstra, The green, blue and grey water footprint of farm animals and animal products

Questa immagine è tratta da uno degli studi più imponenti fatti sul tema impronta idrica:

THE GREEN, BLUE AND GREY WATER FOOTPRINT OF FARM ANIMALS AND ANIMAL PRODUCTS consultabile QUI.
Come mostra l’immagine e come dimostra lo studio, l’impronta idrica della carne bovina è molto pesante: per produrre 1 kg di carne bovina occorrono 15415 litri di acqua. Occorrono inoltre:

8763 litri di acqua per 1kg di carne di pecora,
5988 litri per 1kg di carne di maiale,
4325 litri per un kg di carne di pollo,
3265 litri per un kg di uova,
1020 litri per un litro di latte.

Il costo ambientale ha anche un’altro aspetto da tenere in considerazione: l’acqua dolce (fiumi e laghi) viene inquinata dai liquami organici provenienti dagli allevamenti e dalle sostanze chimiche usate nella coltivazione dei mangimi per il bestiame. Oltre a consumare acqua, la richiesta di carne e derivati animali inquina anche quel poco che di essa ci resta, rendendola di fatto inutilizzabile.
Le acque del sottosuolo inoltre, formatesi nel corso di milioni di anni, sono così talmente sfruttate per l’irrigazione che il reintegro da parte delle piogge è del tutto insufficiente.

Recentemente la UN Environment, la principale autorità ambientale che definisce l’agenda ambientale globale, ha esortato con forza le persone a ridurre il loro consumo di prodotti a base di carne per risparmiare acqua. Come parte della campagna #SolveDifferent, l’organizzazione internazionale ha utilizzato varie piattaforme social media per condividere infografiche sulla quantità di acqua necessaria per creare un hamburger di manzo unico.

Credit: Un Environment

L’ONU chiede che le persone prendano in considerazione uno shift verso il cibo a base vegetale. Secondo l’organizzazione, un burger  vegano consuma dal 75 al 95% di acqua in meno rispetto alla carne di manzo, inoltre causa l’87-90% di emissioni in meno e utilizza dal 93 al 95% di terreno in meno.

Non è la prima volta che l’ONU chiede ai consumatori di ridurre o eliminare il consumo di prodotti a base di carne. Nell’ottobre 2018, ha definito il problema dell’impronta dell’industria della carne come uno dei “problemi più urgenti” al mondo.

“Il nostro uso di animali come tecnologia per la produzione di cibo ci ha portato sull’orlo della catastrofe. Non esiste un percorso per raggiungere gli obiettivi climatici di Parigi senza una massiccia diminuzione della scala dell’allevamento”

ha dichiarato la UN Environment in una nota consultabile qui. E ha aggiunto:

“il mondo può eliminare il bisogno di animali nel sistema alimentare spostandosi verso alternative a a base vegetale”

Che cosa stiamo aspettando?

  1. Questi studi pongono la questione sul piano totalmente oggettivo, inopinabile: quantificano il disastro che quasi nessuno purtroppo vuole vedere. Il problema della water scarcity è molto articolato ma la questione non può escludere il consumo alimentare. Questi studi confutano le tesi sbrigative semplicistiche di chi vuole ridurre il veganismo a mera ideologia: si tratta invece di un’azione necessaria assolutamente in linea con le esigenze concrete e pragmatica della realtà. I numeri sono fatti, non opinioni.

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      E’ vero ci sarebbe tanto da dire. Sprechi, qualità dell’acqua, crescente siccità per via delll’inquinamento atmosferico, la siccità dell’Africa dovuta al nostro inquinamento. In Italia solo il 43 per cento di fiumi dei 7.494 è in buono stato. Cattive acque, dovuto all’inquinamento chimico, alla mala depurazione, alla contaminazione da metalli pesanti e acidificazione……fogne a cielo aperto.
      L’allevamento intensivo, che necessita di enormi quantità d’acqua, è la principale fonte di sofferenza per gli animali, per l’ambiente e per le persone.
      Se ne sta parlando da trent’anni. E’ mancata l’educazione ambientale e la responsabilità dei potenti di tutti i settori. La nostra follia ha fatto impazzire il nostro Pianeta. Speriamo in bene!

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  2. Dati che fanno riflettere e che ci mostrano la via inevitabile per un futuro più sostenibile

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  3. Mi trovo spesso a discutere di queste problematiche ma purtroppo è ancora difficile che l’empatia si faccia spazio nelle menti e nei cuori dei più… con il fine di comprendere che il pianeta è uno e collegato con tutto e tutti noi.

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    C’è un grosso cambiamento in atto per eliminare l’uso della plastica passo fondamentale per la salvezza del pianeta. Ho insegnato alle mie figlie a ridurre l’acquisto di imballi e riutilizzare i contenitori e le bottiglie il futuro è dei nostri figli non rubiamolo

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