Emissioni di CO2 in etichetta: il caso Oatly e la responsabilità d’azienda

L’impatto ambientale dell’agricoltura e della produzione alimentare è enorme, dalla coltivazione alla trasformazione, dalla refrigerazione ai trasporti: il sistema alimentare globale contribuisce per oltre il 25% delle emissioni di gas serra. Il comparto produttivo ha una responsabilità fondamentale: l’azienda è l’anello di connessione tra produzione sostenibile e consumatore. Oatly prende un’iniziativa rimarchevole.

Oatly opera nel settore food vegetale. È stata fondata negli anni ’90 in Svezia ed è disponibile in oltre 20 paesi in Europa e Asia. Il pay off dell’azienda:

“Trasformiamo l’avena liquida in alimenti e bevande con il massimo valore nutrizionale e il minimo impatto ambientale”.

Il produttore svedese di bevande d’avena ha presentato una petizione alla commissione tedesca chiedendo che tutti gli alimenti venduti nel commercio al dettaglio in Germania abbiano indicazione dell’impronta di CO2: le emissioni di gas serra devono trovare il loro spazio in etichetta.

L’obiettivo è raccogliere 50.000 firme entro il 12 Novembre 2019 in modo che la tematica possa essere gestita sul fronte politico e (auspicabilmente) tradursi in una legge. Oatly ha implementato una campagna su larga scala a questo progetto e sta agendo concretamente indicando volontariamente la propria impronta climatica su prodotti immessi sul mercato.

I consumatori hanno il diritto di sapere quali alimenti sono rispettosi del clima dichiara l’azienda all’interno del comunicato stampa. “L’industria alimentare provoca almeno il 24% di tutte le emissioni globali di gas serra. Di conseguenza, la scelta del nostro cibo ha un impatto cruciale sul clima. In nome della protezione dei consumatori, chiediamo al Bundestag di rendere obbligatoria la dichiarazione di CO2e (CO2 e gas serra equivalenti) emessa dalla produzione, su tutti gli alimenti venduti in Germania”.

Tobias Goj

Tobias Goj, amministratore delegato DACH di Oatly Germany ha dichiarato:

“È impossibile prendere decisioni sostenibili senza accesso alle informazioni su ciò che è sostenibile. Una legge per etichettare il cibo con l’impronta climatica potrebbe avere un grande impatto sull’industria alimentare “.

Impatto in etichetta: uno studio ne conferma l’efficacia.

Un’etichetta di carbonio di facile comprensione e pronta all’uso è efficace nel guidare scelte alimentari più rispettose dell’ambiente: questo è ciò che emerge in uno studio open-access pubblicato in Nature Climate Change. L’ostacolo principale è che i consumatori tendono a sottostimare significativamente gli impatti ambientali dei diversi tipi di cibo.

“I consumatori acquistano cibo ogni giorno; tuttavia, il complesso processo di produzione e di distribuzione è nascosto” scrivono i ricercatori.” Per esempio, molti consumatori potrebbero non essere a conoscenza che l’allevamento è responsabile del rilascio di metano, un gas serra che è 28-36 volte più potente della CO2.”

Nello studio si è voluto valutare la comprensione dell’impronta di carbonio degli alimenti e se i consumatori potessero essere incoraggiati a fare scelte alimentari più sostenibili con indicazioni specifiche in etichetta. Sono stati coinvolti oltre 1.000 cittadini americani a cui è stato chiesto di stimare il consumo di energia o le emissioni di gas effetto serra associate alla produzione e al trasporto di 19 alimenti e di 18 elettrodomestici.

Hanno scoperto che i consumatori partecipanti “hanno significativamente sottovalutato ” il consumo di energia e le emissioni di gas effetto serra associate alla produzione e al trasporto di alimenti in misura maggiore rispetto agli elettrodomestici.

Gli autori hanno scritto:

“I consumatori erano inconsapevoli della differenza nell’energia consumata e nelle emissioni di GHG della maggior parte degli alimenti (ad esempio frutta, verdura, noci, latte e formaggio), ma erano relativamente più sensibili alla differenza nell’energia consumata e nelle emissioni di GHG tra carne rossa (ad esempio carne di manzo) e prodotti non di carne (ad esempio patate). Hanno però sottovalutato la carne rossa con il margine più ampio.”

Nella seconda parte dello studio, hanno creato un’etichetta di facile comprensione e pronta all’uso che utilizza un’unità di riferimento familiare: impatto in relazione ai minuti di utilizzo di una lampadina (vedi rappresentazione sopra). Questa strategia, permette di tradurre le emissioni di gas serra in un’unità concreta e familiare. Una porzione di manzo e zuppa di verdure, per esempio, è approssimativamente equivalente a una lampadina accesa per 2.127 minuti – o quasi 36 ore. Inoltre, mostra l’impatto ambientale relativo del cibo rispetto ad altri alimenti, su una scala di 11 punti dal verde (basso impatto) al rosso (alto impatto). La portata di manzo e verdure si è rilevata essere un 10 sulla scala – in profondità nella zona rossa – perché la produzione di carne bovina è responsabile di emissioni-intensive.

Si dice all’interno dello studio:

L’etichetta ha avuto l’effetto previsto: i ricercatori hanno rilevato che fornire informazioni sull’impatto ambientale in modo comprensibile, aumenta la tendenza dei consumatori a scegliere le opzioni relativamente basse emissioni rispetto a quando non viene fornita alcuna informazione emissioni di gas serra. In media, queste informazioni migliorano la comprensione dell’impatto ambientalee e spostano la scelta verso le opzioni a basso gas serra che emettono.”

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  1. Bella idea. Maggiori sono le informazioni date al consumatore, maggiore è la consapevolezza. Spesso, infatti, non ci rendiamo conto del nostro impatto sul pianeta.

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  2. Un’idea assolutamente lungimirante, dovrebbe diventare la norma!

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  3. Articolo molto interessante. Sono aspetti che non avevo mai preso in considerazione. Sarebbe veramente bello se in etichetta venissero riportate anche indicazioni sull’impatto ambientale di ogni singolo alimento. Al giorno d’oggi è bene essere informati su tutto per indirizzare in modo sempre più consapevole le proprie scelte:)

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  4. Sono favorevolissima ad un sistema di codificazione dell’impatto ambientale da inserire nell’etichetta dei prodotti. Le questioni globali di questo momento storico sono strettamente correlate alle scelte che faremo sul piano del sistema alimentare complessivo. Cominciare con uno strumento di comprensione mi sembra il primo, fondamentale passo da muovere.

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  5. Ottimo, in linea con i principi di salvaguardia del pianeta. Speriamo che possa davvero funzionare per tutte le aziende.

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  6. “I consumatori hanno il diritto di sapere quali alimenti sono rispettosi del clima“ Obiettivo interessante! Mi auguro che diventi veramente un’informazione obbligatoria in etichetta!

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    Marcello Zanardi 29 Ottobre 2019, 18:39

    Da ex certificatore energetico, sono anni che porto avanti questa idea. Spero veramente che la proposta venga valutata dalla commissione europea per inserire l’etichetta “energetica” (di emissioni CO2) su tutti gli alimenti.
    Con le case, con gli elettrodomestici la cosa ha funzionato ed oggi chi compra valuta l’impatto di consumi. Funzionerà anche con gli alimenti.

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