Donald Watson: il fondatore del veganismo moderno nasceva 110 anni fa

Donald Watson nacque in Inghilterra nel 1910 e nel corso della sua vita si impegnò per diffondere uno stile di vita basato sulla non violenza e sul rispetto di ogni essere vivente. Fondatore della Vegan Society, è il padre del veganismo moderno e ha gettato le basi per il movimento etico che, oggi, sta rivoluzionando il mondo.

Possiamo vedere abbastanza chiaramente che la nostra civiltà attuale è costruita sullo sfruttamento degli animali, proprio come le civiltà del passato sono state costruite sullo sfruttamento degli schiavi, e crediamo che il destino spirituale dell’uomo sia tale che col tempo vedrà con orrore l’idea che gli uomini una volta si nutrivano dei prodotti del corpo degli animali“. In questa frase attribuita a Donald Watson (1910 – 2005) è racchiusa tutta l’essenza del lavoro di questo attivista inglese, che potremmo considerare il padre del veganismo moderno e che lo scorso 2 settembre avrebbe compiuto 110 anni.

Nel 1944 fondò a Londra, con la moglie Dorothy, la Vegan Society, nota come la più antica società vegana del mondo, coniando così il termine “vegan” con il significato attuale. Già membro della londinese Vegetarian Society, negli anni ’40 Watson venne a conoscenza dello sfruttamento legato alla produzione di latte e formaggi e divenne vegano. Lui, la moglie e un gruppo di amici si separarono dalla Vegetarian Society – i cui membri rifiutarono di eliminare dalle linee guida dell’alimentazione vegetariana latticini e derivati animali, considerandola una scelta “estrema” – fondando appunto una società che rispecchiasse a pieno le loro convinzioni etiche. Interessante è il modo in cui nacque la parola “vegan”: Watson unì le prime tre e ultime due lettere della parola “vegetarian” per dare un nome nuovo a un movimento con convinzioni etiche profonde e radicate, ben al di là della sola scelta di non consumare carne.

Donald Watson: l’etica e il cambiamento

Del resto, la scelta di Donald Watson sembrava accompagnarlo fin dalla giovinezza: lo zio George aveva una fattoria e fin da giovanissimo fu a stretto contatto con diverse specie animali “da reddito”. A questo proposito, ha dichiarato: “Ero circondato da animali interessanti. Tutti “davano” qualcosa: il cavallo della fattoria tirava l’aratro, il cavallo più leggero tirava la trappola, le mucche “davano” latte, le galline “davano” uova e il galletto era un’utile “sveglia” – non me ne rendevo conto in quel momento, ma aveva anche un’altra funzione. Le pecore “davano” lana. Non riuscivo mai a capire cosa “davano” i maiali, ma sembravano creature così amichevoli – sempre felici di vedermi”.

A 14 anni, dopo aver assistito al massacro di un maiale proprio da parte dello zio George, divenne vegetariano e non mangiò mai più carne fino al giorno della sua morte, avvenuta a 95 anni. Le convinzioni etiche di Watson, però, andavano oltre: il vegetarianismo era solo un trampolino di lancio verso una scelta più profonda, che contemplasse l‘esclusione di qualsiasi derivato animale non solo nell’alimentazione, ma in qualsiasi aspetto della vita. Era il 1944 e nasceva il concetto di veganismo moderno, definito così dalla stessa Vegan Society:

“Il veganismo è un modo di vivere che cerca di escludere, per quanto possibile e praticabile, ogni forma di sfruttamento e di crudeltà verso gli animali per il cibo, l’abbigliamento o qualsiasi altro scopo. Per estensione, promuove lo sviluppo e l’uso di alternative animal-free a beneficio degli animali, dell’uomo e dell’ambiente. In termini dietetici si denota la pratica di rinunciare a tutti i prodotti derivati ​​in tutto o in parte da animali”.

Pacifista, impegnato nella diffusione della filosofia vegan e determinato a portare un cambiamento concreto nel mondo, durante un’intervista di qualche anno fa, Watson ha dichiarato di considerare il suo più grande successo nella vital’aver raggiunto ciò che mi ero prefissato di fare. Sentire di essere stato determinante nell’iniziare un nuovo grande movimento che potrebbe non solo cambiare il corso delle cose per l’Umanità e il resto della Creazione, ma anche ampliare le aspettative dell’uomo di sopravvivere molto più a lungo su questo pianeta”.

Donald Watson con il primo numero di “Vegan News”, la newsletter creata da lui stesso nel ’44 per informare sulla scelta vegan.

E il cambiamento è sotto gli occhi di tutti: la parola “vegan” è ormai universalmente accettata, è entrata a pieno titolo nel linguaggio comune e – cosa ancora più importante – i vegani sono sempre di più. Cresce nel mondo la consapevolezza di quello che la scelta di vita vegan rappresenti nella lotta allo specismo e allo sfruttamento animale, così come cresce il numero delle persone che scelgono di abbandonare cibi e abitudini considerati “tradizionali” in favore di alternative animal-free.

Vegan: verso uno standard europeo

Ormai da anni VEGANOK ha abbracciato il cambiamento, e ogni giorno è in campo per cercare di diffondere maggiore consapevolezza su uno stile di vita basato sulla compassione, l’antispecismo e il rispetto per ogni essere vivente.

Parlare di veganismo al giorno d’oggi significa anche esaminare molto attentamente il paradigma di consumo, in grado di coadiuvare un cambiamento necessario; significa includere nella riflessione non solo la nostra attitudine al problema dello sfruttamento animale ma anche le nostre abitudini di vita, di acquisto: i prodotti che acquistiamo, gli oggetti di cui ci serviamo, le aziende a cui affidiamo il soddisfacimento dei nostri bisogni, sono parte della discussione. Ecco perché VEGANOK, in collaborazione con altre realtà vegan operanti su territorio europeo (tra cui la Vegan Society) da due anni lavora all’elaborazione di una definizione congiunta del termine vegan che possa rappresentare una base per costruire in Europa, un regolamento attuativo.

Il documento chiarisce quali parametri sono considerati inderogabili dai vegani per l’etichettatura degli alimenti. Tre sono le aree di interesse:

INGREDIENTI:
Non contiene ingredienti di origine animale (inclusi additivi alimentari, aromi, enzimi). Tutti gli ingredienti devono essere 100% vegetali.

PRODUZIONE:
Niente di origine animale viene utilizzato (o aggiunto) durante il processo di fabbricazione, preparazione, trattamento o immissione sul mercato.

VIVISEZIONE:
L’azienda non conduce ne commissiona pratiche di vivisezione o test su animali, né per quanto riguarda il prodotto né per i singoli ingredienti o i coadiuvanti utilizzati.

Scopri di più qui:

Rapporto Standard Vegan in Europa 2019

  Sauro Martella, fondatore del Network VEGANOK Società Benefit che guida, in qualità di presidente in carica, il tavolo di lavoro sulla definizione di linee guida presso l’Organizzazione non governativa SAFE a Bruxelles, ci aveva raccontato in una precedente intervista:

“Sono molto orgoglioso del lavoro svolto. Si tratta di un progetto tanto ambizioso quanto necessario. Non potevamo e non possiamo non essere parte attiva nella definizione di ciò che il termine “vegan” significa in questo momento storico. Come soggetti coinvolti, abbiamo il dovere di fornire gli strumenti al legislatore affinché sia in grado di dare riscontri giuridici alla necessità reale del consumatore di sapere esattamente cosa acquista. In fondo, l’essere vegan è strettamente correlato ad una visione consapevole della realtà (anche quella economica). Il marchio di garanzia VEGANOK ovviamente prende già in considerazione tutti gli elementi che abbiamo inserito nel documento congiunto ( aggiungendone anche altri per noi fondamentali ed estremamente severi come nessun altra certificazione europea ha mai fatto. É importante che ogni certificazione possa avere delle proprie caratteristiche, fermo restando il rispetto dello “standard minimo” concordato a Bruxelles da cui deve essere impossibile fare eccezioni”

Ci auguriamo di vedere presto il futuro sperato da Donald Watson, un futuro in cui lo sfruttamento animale sia solo un lontano ricordo.

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  1. Non è questione di “se” ma di “quando”

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  2. Uno stile di vita basato sulla non violenza è quello che dovremmo percorrere tutti…

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