Dominion: il documentario sulla produzione industriale di carne

“Dominion”: il 14 Ottobre 2018 a Torino, la prima della versione italiana. Il documentario sulla realtà della produzione di carne e dell’allevamento intensivo.

Per ciò che concerne la produzione di carne, da un punto di vista normativo, esiste il controverso e non pieno di contraddizioni concetto di Benessere Animale all’interno della catena produttiva. Dal punto di vista etico non esiste benessere che possa essere coniugato al concetto di allevamento finalizzato alla morte dell’animale per fini alimentari. La premessa di queste normative è che l’animale sia un prodotto e che la risultante del processo produttivo sia un bene di consumo: la carne. La normativa è scevra del concetto etico di rispetto dell’individualità dell’animale e valuta il suo benessere in rapporto alla produzione alimentare. E qual è la condizione degli animali nella produzione intensiva?

Dominion ‘è il sequel del lungometraggio girato nel 2014 dal titolo “Lucent”. Mentre Lucent si concentrava principalmente sull’industria australiana dei suini, Dominion propone un punto di vista molto più ampio, un resoconto completo dei numerosi modi in cui gli animali vengono utilizzati in Australia dall’industria della carne. Esplorando sei aspetti primari dell’interazione della nostra società con gli animali – relazione con gli “animali da compagnia”, con gli Animali selvatici, Ricerca scientifica, Spettacolo, Abbigliamento e Cibo – il film mette in discussione la moralità e la validità del nostro dominio sul regno animale.

Frutto della collaborazione con l’associazione Ausie Farms Repository, Dominion mostra la verità dell’animal abuse utilizzando tecnologie emergenti come i droni aerei al fine di cogliere nuove prospettive ed esaminare il più ampio contesto dello sfruttamento animale sul nostro paesaggio e nella nostra società. Include anche immagini delle investigazioni che Animal Equality ha realizzato nei macelli messicani, la mattanza dei tonni in Italia e il commercio della carne e delle pelli in Cina, mentre altre immagini sono tratte dal lavoro del progetto investigativo Filming For Liberation.

Il film documentario, scritto e diretto da Chris Delforce ed è stato finanziato grazie al crowdfunding. È stato annunciato nell’ottobre 2015 con una prima campagna che ha raccolto oltre $ 19000, e nel dicembre 2015 ha ricevuto una sovvenzione dall’istituto per la protezione degli animali Voiceless. Un’ulteriore campagna di crowdfunding è terminata nel gennaio 2018. È disponibile online in lingua inglese dal 09 Luglio 2018.

La visione di questo documentario ha lo scopo di aiutare le persone a mettere in discussione le proprie convinzioni e le proprie abitudini alimentari, e a prendere in considerazione la possibilità di adottare una dieta completamente vegetale, l’unica prospettiva possibile per mettere la parola fine sullo sfruttamento animale.

Chris Delforce, scrittore e regista del film, ha rilasciato un’intervista disponibile integralmente sul sito ufficiale del documentario. Riportiamo la traduzione di una parte.

Cosa significa “Dominion” per te?

“Dominion” è l’idea di un gruppo o entità che esercita il controllo, il potere o l’autorità su un altro, sotto la convinzione di avere il diritto di farlo. Spesso questo punto di vista sembra derivare dalla percezione della propria superiorità: percezione che rischia di essere associata al concetto di giusto. Attraverso questo film sfido sia l’idea che gli animali siano inferiori, sia che noi umani abbiamo il diritto di usarli e trattarli a nostro piacimento per i nostri fini. Ho brevemente esaminato come questo complesso di superiorità abbia e continui a fomentare parte delle ideologie più oscure dell’umanità, invitando gli spettatori a considerare le somiglianze tra razzismo, sessismo e specismo.”

Cosa speri che il pubblico tragga dal film?

“La cosa più importante di cui spero gli spettatori si rendano conto, è che gli animali sono esseri individuali, senzienti: pensano, hanno sentimenti, sentono dolore, soffrono. I maiali che muoiono orribilmente nelle camere a gas non sono diversi dai cani e gatti che teniamo come nostri amati compagni. Non vogliono morire ed è nel potere di ogni spettatore contribuire alla fine dello sfruttamento; a differenza di altri problemi rilevanti di giustizia sociale, non stiamo cercando di persuadere un governo a fare la cosa giusta: smettere di sfruttare gli animali dipende interamente da noi come consumatori. È nelle nostre mani ed è nostra responsabilità.”

In che modo il film non è mera “propaganda vegana” e in che modo è diverso da altri film nel genere animalista?

“Il film si propone di presentare i fatti sui modi in cui gli animali vengono utilizzati – fatti che possono essere verificati attraverso rapporti del settore, i video promozionali dell’industria stessa e la loro stessa ammissione dopo che le riprese presso loro strutture sono state pubblicate. Hanno rilasciato dichiarazioni come “tutto ciò che si vede nel video, riguarda un processo che segue il codice di riferimento”, e” questa è una fabbrica di carne e non un resort per animali a 5 stelle “. Si tratta di pratiche e sistemi di cui i consumatori “devono essere orgogliosi”, pratiche da venerare come parte della nostra identità nazionale ma a questi consumatori viene sempre presentata solo una felice immagine non rispondente alla realtà, raccontata con espressioni tipo “benessere elevato” e “spazio libero” : viene attuata una propaganda su una scala così imponente da attecchire nel nostro subconscio collettivo al punto in cui le persone effettivamente deridono o contestano coloro che difendono la crudeltà verso gli animali. Prendere a cuore il diritto degli animali (coloro a cui vengono sottratti vantaggi e privilegi) è considerato “debole” o “poco virile”. Dominion punta a mostrare ai consumatori di prodotti animali quello che stanno effettivamente pagando, dando loro la possibilità di prendere decisioni informate e, si spera, incoraggiando una società più compassionevole e critica in cui la pubblicità ingannevole non sia più presa in considerazione in modo acritico.”

L’appuntamento è dunque a Torino il 14 ottobre, inizio proiezione ore 17.30, al Cinema Classico di Piazza Vittorio Veneto 5.

Le immagini sono un potente veicolo di comunicazione: osservare, lascia spazio alla piena comprensione e alla possibilità di riflettere sulle abitudini di consumo della nostra società. Abbiamo selezionato alcuni docufilm che forniscono una chiave di lettura molto specifica sul rapporto uomo-animale-natura. Sono documentari che accendono i riflettori in primis sulla sostenibilità etica del consumo di carne e derivati.

Cowspiracy – il segreto della sostenibilità ambientale: documentario del 2014 prodotto e diretto da Kip Andersen e Keegan Kuhn. Mostra come l’impatto dell’industria dei prodotti di derivazione animale, sia quella intensiva che quella biologica, sia enorme in termini di sostenibilità etica, di deforestazione, consumo di acqua e spreco di risorse.

Food Relovution di Thomas Torelli: è documentario che esamina le conseguenze della cultura della carne in vista della crescente preoccupazione per gli impatti sulla salute, sulla fame nel mondo, sul benessere degli animali e sull’ambiente. L’obiettivo è mostrare come questi problemi globali riguardino tutti e siano correlati tra loro.

Okja, scritto e diretto da Bong Joon-ho: narrazione che ha per protagonista il rapporto di amicizia e tra bambina che vive in un piccolo villaggio tra le montagne coreanee Okja, una creatura geneticamente modificata, una specie a metà tra ippopotamo e maiale che, secondo i piani di una spietata multinazionale, potrebbe sfamare l’umanità in modo più efficiente. Come salvare un amico condannato a diventare cibo? È la trama in breve del fantasy a sfondo animalista Okja

Live and let live di Marc Pierschel: un lucido documentario che esamina la relazione tra esseri umani e animali e le motivazioni a fronte della scelta vegan, sgretolando stereotipi banalmente denigratori e luoghi comuni.

The Cove – la baia dove muoiono i delfini di Louie Psihoyos: racconta la caccia ai delfini che si svolge ogni anno in Giappone. Documenta le tecniche utilizzate per la cattura e l’uccisione dei delfini aggiungendo anche dati sull’alto tasso di mercurio presente nella carne consumata dalla popolazione locale.

 

  1. Un lavoro splendido e importante da condividere… invito tutti a farlo con da adesso!
    🙂

    Reply
    • Sauro certo che condivideremo, il problema e’ convincere gli onnivori ad andare a vedere questo film. Sapessi le volte che ho provato a portare i miei amici a vedere food relovution… l’importante e’ che non abbiano le sale piene di vegani altrimenti e’ Inutile.

      Reply
  2. Sicuramente, Sauro!
    Penso che sarà un documentario molto toccante e vedere l’orrore di ciò che accade a questi esseri senzienti, speriamo che induca gli spettatori a smettere di consumare le loro carni! Io mi auguro di sì perché, altrimenti. significherebbe di non avere un’anima! Mi adopererò affinché venga visto anche da amici e parenti!

    Reply
    • Anche se scene cruenti faranno star male chi ama gli animali, io penso che bisogna farle vedere. Come i documentari, ripresi dal vivo, sugli ebrei.
      Nel ghetto di Varsavia, devastato dal tifo e dalla fame, sguardi di anziani, bambini, donne e malati, che osservano la telecamera che li riprende.Lo sterminio di ebrei, considerati inadatti dalle SS, che vengono uccisi sul posto. Le ciminiere fumanti dei cadaveri delle camere a gas. Gli scheletri di ebrei che vengono buttati nella fossa comune. Terrificante, agghiacciante,ma solo vedendo ciò si capisce l’ateocita’ e la barbarie naziste. È inutile dire che vedendolo si cambia, si cambia……

      Reply
  3. I progetti che veicolano verità meritano tutta la diffusione di questo mondo!!! Go vegan!

    Reply
  4. Tra i docufilm che avete citato, ho visto Okja: mi ha lacerato il cuore. Anche se sembra un film fantasy è molto diretto: è una trasposizione fedele della realtà dell’allevamento intensivo. Mi chiedo: queste cose vanno fatte vedere ai bambini oppure no?

    Reply
  5. Sono vegana da anni. Non ho mai avuto bisogno di guardare dall’inizio alla fine il processo di macellazione per convincermi a fare il passo verso un’alimentazione priva di crudeltà. Mi si spezza il cuore ogni volta… non sono mai riuscita a guardare l’orrore, mi fa troppo male. Ma quella suggestione e la consapevolezza che quell’orrore esiste, mi è bastato per capire che non c’è niente di naturale nella morte e nella sofferenza di un mattatoio, un luogo che ha ottimizzato il processo di morte di animali innocenti. Pensateci prima di etichettare i vegani come estremisti… È molto più estremo il percorso attraverso il quale quella bistecca è arrivata sul vostro piatto

    Reply
  6. Questi documentari verità servono sia agli oppositori del cambiamento non specista, sia a coloro che pur di non mettere in discussione il loro piccolo e limitato sistema di valori, difendono il piccolo allevamento e le piccole realtà di produzione della carne come fossero la panacea di tutti i mali. L’allevamento è l’allevamento: luoghi in cui gli animali vengono cresciuti per essere uccisi, smembrati e venduti. Luoghi di sangue e di morte. Molti spesso mi dicono: “ma perché racconti queste cose? Sei un’estremista e sei arrogante.“ Ma io mi chiedo: come si può raccontare l’olocausto animale utilizzando parole soft? Come può essere colui che ne parla il problema e non l’aberrazione intrinseca a questa realtà?
    Prendiamo ad esempio il giornalista reporter di guerra: non sarebbe assurdo se le persone se la prendessero con il giornalista che mostra la realtà della guerra invece che con il sistema che la guerra la giustifica? L’allevamento intensivo e la morte perpetrata dalla produzione di carne non è la stessa cosa?

    Reply
    • “Quando si dice la verità non bisogna dolersi di averla detta. La verità è sempre illuminante. Ci aiuta ad essere coraggiosi”
      Aldo Moro

      Reply
  7. smettetela di fare vedere immagini violente. se come vegani avete motivazioni che ritenete valide usatele senza impressionare i bambini e le persone più impressionabili

    Reply
    • È la realtà a fare schifo, ad essere impressionante, non chi la riporta lavorando affinché le cose possano cambiare. La violenza indifferente delle parole omertose di persone come lei, mi spaventa più di tutto.

      Reply
  8. Forse più che creare ancora contenuti dobbiamo inventarci nuovi modi per comunicare e portare al grande pubblico tutto questo… intanto grazie a chi ogni giorno in millemila modi si impegna per la causa…

    Reply
  9. Le immagine sono un veicolo di informazioni reali , provate e chi le vede diviene testimone degli accadimenti e dei fatti come realmente sono.
    Oramai ogni verità , in ogni modo , sta venendo a galla e tutti sapranno cosa si nasconde dietro a queste fabbriche di morte .

    Reply

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Vai alla barra degli strumenti