Dean Foods, il più grande produttore di latte americano, dichiara fallimento

La domanda di latte cala vertiginosamente e Dean Foods, il più grande produttore statunitense, vede i suoi profitti crollare: dichiara ufficialmente fallimento e la notizia rimbalza sulle maggiori testate internazionali.

La Dean Foods è la più grande azienda lattiero-casearia degli Stati Uniti. Con sede a Dallas in Texas, la società è stata fondata nel 1925 e ha all’attivo circa 16.000 dipendenti.

In un comunicato ufficiale Eric Beringause, Presidente e CEO di Dean Foods, descrive le ragioni del fallimento qualificando il mercato, come un ambiente caratterizzato da un forte declino in termini di domanda di latte. Ha aggiunto:

“Nonostante i nostri migliori sforzi per rendere la nostra attività più efficiente in termini di costi, continuiamo ad essere influenzati da un ambiente operativo difficile, caratterizzato da continui ribassi nel consumo di latte. È importante sottolineare che stiamo continuando a distribuire una fornitura di prodotti lattiero-caseari di alta qualità, oltre a supportare i nostri produttori di latte e altri partner.”

Ecco come hanno annunciato la notizia quotidiani come il New York Times, il Wall Street Journal e la Cnn:

[TRADUZIONE].  NEW YORK TIMES: Un gigante del latte fallisce mentre gli americani rifiutano i prodotti alimentari della tradizione. Dean Foods ha presentato istanza di protezione fallimentare martedì. Non è il primo gigante del cibo ad essere annientato da un cambiamento nei gusti. THE WALL STREET JOURNAL: Dean Foods, la più grande azienda produttrice di latte in U.S.A. ha presentato richiesta d’ingresso in “Chapter 11″per richiedere istanza di fallimento. Si parla di vendita alla Dairy Farmers of America. CNN: Il più grande produttore americano di latte dichiara fallimento

L’azienda ha presentato richiesta d’ingresso in “Chapter 11″per richiedere istanza di fallimento presso il tribunale del Southern District of Texas. A motivare la decisione c’è il crollo dei consumi di latte alimentare con un 2019 che ha visto un calo delle vendite del 7% nel corso della prima metà dell’anno e una diminuzione degli utili del 14%.  Come riportato dalla Cnn Business, le azioni hanno subito un crollo dell’80%. Il gigante del latte possiede diversi marchi nazionali e locali; non potendo più portare avanti l’attività prevede di mantenerla temporaneamente mentre affronta il debito e si muove per venderla.  Il gruppo ha reso noto di essere in trattativa per la cessione di asset a Dairy Farmers of America, cooperativa di agricoltori con base in Kansas.

La dichiarazione di fallimento della società arriva in un momento in cui i produttori di latte del paese stanno lottando per adattarsi al mutevole mercato del latte. Il mese scorso, la più antica struttura lattiero-casearia della California, Giacomazzi Dairy, ha chiuso dopo oltre 125 anni per riavviare un nuovo business incentrato sulla coltivazione e trasformazione di mandorle.

Il settore di produzione di latte e derivati è in declino

Un report stilato dal think tank indipendente RethinkX, che analizza la situazione economica del mercato globale, dichiara apertamente che l’industria lattiero-casearia crollerà entro il 2030.

Nel Regno Unito i produttori di latte stanno lasciando il commercio con un ritmo di un operatore caseario a settimana. Il Consiglio per lo sviluppo dell’agricoltura e dell’orticoltura (AHDB) ha esaminato il settore e ha scoperto che il numero di produttori decresce a ritmi serrati. I produttori lattiero-caseari hanno registrato un calo dei profitti del 50% nel 2018/2019, secondo FarmingUK.

La tendenza è stata osservata anche in altre parti del mondo. I “Dairy Farmers of America” hanno annunciato all’inizio di quest’anno che le vendite di latte sono diminuite di $ 1,1 miliardi nel 2018.

La propensione all’acquisto cambia: i consumatori non dichiaratamente vegani si stanno orientando verso alternative vegetali. Il 48% degli americani che bevono latticini ora compra anche latte a base vegetale.  I “dual buyers” (quelli che acquistano sia latte che bevande di origine vegetale) percepiscono la loro salute generale, come un fattore importante che li spinge a scegliere più di frequente il latte vegetale rispetto a quello di origine animale.

Il mercato della produzione vegetale

Il mercato globale delle alternative al latte potrebbe raggiungere i 18 miliardi di dollari, una quota in crescita del 3,5% rispetto al 2018, secondo Euromonitor. Le vendite di latte vaccino sono in calo da quattro anni. Le vendite nelle ultime 52 settimane sono state di circa $12 miliardi, secondo i dati forniti da Nielsen e pubblicati da CNN Business. Si tratta di un brusco calo rispetto ai $15 miliardi rilevati nel 2015. Tutti i tipi di latte vaccino (compreso quello scremato e senza grassi) registrano una diminuzione in termini di volume di vendita.
Al contrario le vendite di latte d’avena sono aumentate del 636% a $ 53 milioni nell’ultimo anno.

La crescita dei prodotti a base vegetale secondo uno studio Nielsen ripreso, in questa grafica, da CNBC

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  1. Scusate se gioisco quando leggo notizie del genere. E’ vero che è’ necessario pensare ai posti di lavoro e a famiglie che si ritrovano senza uno stipendio, ma io penso anche che questa è’ la fine di una delle industrie del male, che per anni ha torturato gli animali per produrre un alimento insalubre. W la vita go vegan

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  2. Indubbiamente una buona notizia. Dal punto di vista del lavoro, la situazione apre nuove e maggiori possibilità lavorative per chiunque voglia imprendere nel settore degli alimenti vegetali , in particolare nel settore delle alternative a carne e latte.
    Invito tutte le aziende italiane a non stare a guardare. VEGANOK con i propri esperti è a disposizione delle aziende che vogliono capire come il mondo sta cambiando proprio per salvare il posto di lavoro dei propri dipendenti.
    Go Vegan !

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  3. La parola vincente e che non farà perdere il lavoro a nessuno è “Riconversione “ e pruma che non sia tardi!
    Le aziende dovrebbero iniziare un processo/ percorso di riconversione di produzione subito… molte lo stanno facendo
    La storia ci ha insegnato che i cambiamenti avvengono e che molte attività nel tempo non sono più necessarie , vuoi per industrializzazione, vuoi per la tecnologia e l’informatica, le banche dati, vuoi per la domanda che nel decennio muta continuamente… vuoi per problemi legati alla sostenibilità..
    Insomma questa bella notizia puoi replicare i ovunque e senza retroscena pesanti per i lavoratori se gli imprenditori sapranno iniziare il percorso di cambiamento da subito !
    Il futuro è senza CRUDELTA !

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  4. Avatar

    Questa notizia è preoccupante per due motivazioni : il primo la perdita di posti di lavoro, l’altra che l’azienda non è riuscita ad adeguarsi al mercato

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  5. Questa notizia mi suona davvero strana… se le cose stanno davvero così e se stiamo parlando realmente di un colosso allora perché non hanno monitorato il mercato e preso le giuste decisioni al momento opportuno come ad esempio inserire una linea vegetale? Ma poi il consumo di latte è davvero così crollato? Di sicuro è calato ed è in calo costante ma non mi sembra (purtroppo) già così a tal punto da far fallire le aziende… basta vedere come vanno le cose ad esempio da noi in Italia

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  6. Da noi, ed in generale in tutti i paesi occidentali, le aziende latto-casearie, hanno integrato prodotti vegetali per sopperire alla diminuzione della vendita di latte vaccino. Perché mai un colosso del genere non l’ha fatto?
    Non ha saputo rinnovarsi e stare al passo con il cambiamento etico-culturale o ci sono altri motivi a noi sconosciuti dietro?
    Invece di dichiarare bancarotta avrebbe potuto riconvertire la propria produzione salvaguardando anche i posti di lavoro agli operai.
    Una cosa è certa: a guadagnarci sono le mucche da latte che non verranno più spremute come limoni.

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  7. L’importante è che se ne parli. Così si dice. Nel bene e nel male la cosa bella è che parlare comunque di consumi che cambiano è un fenomeno da tenere sempre d’occhio. E devono farlo soprattutto le aziende che hanno una sola scelta: la riconversione. Posti di lavoro salvati e animali liberi!

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  8. Erica Congiu

    Sinceramente è sempre triste assistere al fallimento di una azienda e la conseguente situazione di crisi in cui si troveranno centinaia di famiglie. Mi sorprende che un cosìddetto “colosso” non sia stato in grado di comprendere un trend che è ormai in atto da decenni, ovvero la rinuncia, necessaria o volontaria al latte da parte dei consumatori. Sono finiti da un bel po’ i tempi in cui il latte veniva decantato come elisir per la salute e i casi di intolleranza sono sempre più comuni, volendo ignorare la nicchia crescente dei vegani. I latti vegetali ormai sono diventati mainstream, piacciono di più e si digeriscono meglio, c’è poco da fare. Esemplare è in caso della nostra granarolo, che ha saputo sapientemente sfruttare questa opportunità mettendo in commercio una linea di bevande vegetali e di yogurt vegetali davvero variegata, economica e accattivante. Una volta tanto abbiamo qualcosa dai insegnare ai cugini d’America.

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  9. Per me son belle notizie ma veramente chissà cosa c’è dietro.. comunque il consumo di latte vaccino bene che venga sostituito con latte vegetale. Gli animali non sono macchine e soprattutto non sono nati per produrre cibo per l’essere umano..

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