Creme solari: come sceglierle? La guida su SPF, filtri solari e ingredienti

Come funzionano le creme solari? Cos’è l’SPF? Quali prodotti scegliere per bambini e neonati? Ecco tutto quello che c’è da sapere!

Indice dei contenuti:

Le creme solari sono uno un prodotto indispensabile per proteggersi dall’esposizione ai danni UVA e UVB. I comportamenti corretti per la protezione dal sole – come indossare cappelli, vestiti e occhiali da sole, evitare il sole quando è al suo apice e scegliere una protezione solare sicura ed efficace – sono la nostra unica difesa. Tali comportamenti però vanno visti nel loro insieme e non considerati come opzioni intercambiabili; tutte le principali autorità sanitarie pubbliche – FDA, National Cancer Institute e IARC – hanno concluso che i dati disponibili non supportano l’affermazione che i filtri solari da soli riducano il tasso di cancro della pelle (FDA 2011a, IARC 2001b, NCI 2011).

I dermatologi della Stanford University che hanno esaminato i dati di un sondaggio nazionale condotto dai Centers for Disease Control and Prevention hanno concluso che le persone che si affidavano esclusivamente alle creme per la protezione solare hanno subito più scottature rispetto alle persone che hanno riferito di un uso poco frequente della protezione solare ma indossavano cappelli e indumenti per proteggersi dal sole (Lino 2011). Non dobbiamo quindi avere la percezione che il solare sia una panacea nei confronti delle scottature, ma un utile strumento che va ad integrarsi con comportamenti adeguati di prevenzione e perché questo sia possibile, la crema solare deve avere specifiche caratteristiche.

1) Come scegliere una crema solare?

Nello scegliere una crema solare sono molti gli elementi da tenere in considerazione:

SPF (fattore di protezione solare)

L’SPF è la misura della quantità di luce UVB che le creme solari possono filtrare. Più specificatamente, è una misura del tempo che si può trascorrere sotto il sole senza scottarsi. Se la pelle esposta al sole, senza alcuna protezione, impiegherebbe 10 minuti per scottarsi, con una protezione 30 ci impiegherebbe 300 minuti, ovvero 5 ore. La maggior parte dei dermatologi consiglia di utilizzare un SPF di almeno 30, in quanto blocca circa il 97% dei raggi UVB (un SPF 15 può bloccare solo il 93% dei raggi UV). SPF inferiori a 30 andrebbero utilizzati solo nelle ore in cui il sole è meno intenso (primo mattino o tardo pomeriggio) e su pelli già abbronzate.

Andrebbero comunque evitati i prodotti con SPF inferiori a 15 ma anche superiori a 50. Prodotti con valori di SPF superiori a 50 tendono a dare agli utenti un falso senso di sicurezza. L’SPF è infatti un parametro relativo agli UVB, ma non agli UVA: molti studi hanno scoperto che è più probabile che le persone utilizzino prodotti ad alto SPF in modo improprio e, di conseguenza, possono esporsi a radiazioni ultraviolette più dannose rispetto alle persone che si affidano a prodotti con valori di SPF inferiori. Gli utenti infatti presumono di ottenere una protezione doppia dalle creme solari con SPF 100 rispetto a quelle con SPF 50. Ma in realtà la protezione extra è trascurabile. La protezione solare SPF 50 correttamente applicata blocca il 98% dei raggi UVB, mentre un SPF 100 ne blocca il 99%. Se utilizzata correttamente, la crema solare con valori di SPF tra 30 e 50 offre un’adeguata protezione dalle scottature solari, anche per le persone più sensibili alle scottature.

Ingredienti

Le creme solari sono composte essenzialmente da 3 tipi di ingredienti: i filtri solari, gli ingredienti ausiliari e gli ingredienti “riempitivi”, che servono a dare al prodotto una certa consistenza o ad assicurarne la stabilità.
Per quanto riguarda i filtri solari, sono al momento 27 le molecole autorizzate dall’Unione Europea, mentre la FDA in una recente bozza ha stabilito che delle 16 molecole attualmente autorizzate, solo 2 rispettano i criteri “GRASE” (generally accepted as safe and effective, ovvero “generalmente accettate come efficaci e sicure) e sono i filtri fisici Titanium dioxide e Zinc oxide. Già in precedenza, nella nostra guida sui solari avevamo sottolineato l’importanza di scegliere solari contenenti esclusivamente filtri fisici.

Gli ingredienti ausiliari generalmente aiutano a offrire una protezione aggiuntiva, e possono essere antiossidanti, sostanze lenitive e idratanti. Molto spesso vengono aggiunti anche ingredienti che possono intensificare e prolungare l’abbronzatura, come beta carotene e olio di mallo di noce. È importante evitare creme solari con vitamina A (nell’INCI denominata Retinyl Palmitate): la vitamina A potrebbe aumentare il ​​tasso di tumori della pelle.

I riempitivi sono spesso sostanze sintetiche, a meno che non si tratti di una crema solare bio. È comune trovare nelle creme solari ingredienti come paraffine e siliconi, che possono occludere i pori e portare alla formazione di brufoli e punti neri, specie se applicate sul viso. Il BioDizionario può aiutare a scegliere una crema solare priva di ingredienti dannosi per la pelle e per l’ambiente che ci circonda.

SPF ad ampio spettro

Una crema solare sì può definire “con copertura ad ampio spettro” se può proteggere adeguatamente e in maniera bilanciata, sia nei confronti dei raggi UVA che dei raggi UVB. I raggi UVA hanno una larghezza di onda più ampia e sono associati all’invecchiamento della pelle e alla formazione di macchie cutanee. I raggi UVA penetrano in profondità provocando danni a lungo termine e, nella peggiore delle ipotesi, tumori della pelle. Gli UVB hanno una larghezza di onda meno ampia, causano le scottature e sono quindi maggiormente implicati nei danni a breve termine, seppur comunque implicati nella formazione di tumori. Nella scelta della crema solare quindi è fondamentale cercare garanzie sulla protezione sia dai raggi UVA che dai raggi UVB

Formulazione della protezione solare

La formulazione della protezione solare si riferisce in genere al formato di erogazione di una protezione solare. Ci sono tre comuni formulazioni di creme solari disponibili sul mercato e ognuna di queste presenta pro e contro.

  • Spray per la protezione solare: hanno il vantaggio di rendere l’applicazione più veloce e pratica, ma il grosso svantaggio di non permettere di quantificare adeguatamente il quantitativo di crema che viene applicato in ogni zona. L’SPF è strettamente legato alla quantità di prodotto che viene applicato, pertanto una quantità non adeguata potrebbe non proteggere come atteso. Il rischio maggiore riguarda però la possibilità di inalare il prodotto: molte sostanze presenti nei prodotti solari sono considerate sicure ad uso topico ma pericolose se inalate. Pertanto mai utilizzare questo tipo di solari in giornate ventose e mai affidarne l’applicazione ai bambini.
  • Creme solari: sono le più comuni. Presentano un potere idratante maggiore rispetto agli spray e possono essere facilmente dosate. La quantità corretta da utilizzare è pressapoco quella che riempirebbe un bicchiere da liquore, ma alcune creme riportano sulla confezione l’esatto quantitativo in grammi. Andrebbero preferite rispetto alle altre formulazioni.
  • Latti solari: rispetto alle creme hanno una più elevata percentuale di acqua al loro interno, risultando più facilmente spalmabili e più idratanti. Generalmente non sono resistenti all’acqua e hanno SPF bassi, quindi vanno riapplicati molto spesso.
  • Olii solari: hanno il vantaggio di rendere la pelle più luminosa oltre che protetta. Spesso contengono olio di mallo di noce, che tinge temporaneamente lo strato più superficiale della pelle, conferendo un incarnato dorato. Non sempre presentano un fattore di protezione e sono comunque sconsigliati per le pelli molto chiare. Non sono indicati neanche per la pelle del viso in quanto gli olii possono dar luogo a impurità e punti neri. Resistono all’acqua, ma vanno comunque riapplicati spesso perché l’SPF fornito è generalmente molto basso.
  • Stick per la protezione solare: sono utili per proteggere piccole zone come il volto, nei e tatuaggi. Hanno una formulazione molto densa e pastosa e sono molto concentrati, permettendo così di conferire un buon fattore di protezione pur utilizzandone una minima quantità.

Tipo di utilizzo

Il tipo di utilizzo è un fattore determinante per la scelta di un solare. A seconda che si voglia utilizzare il solare su base quotidiana, come prevenzione dai danni del sole, oppure per esporsi al sole al mare o in piscina, il solare dovrà avere specifici requisiti. Per un utilizzo quotidiano meglio scegliere formulazioni in crema o in stick, da applicare solo nelle aree effettivamente esposte al sole. Non è necessario scegliere formulazioni waterproof, e se la pelle non è particolarmente chiara e si trascorreranno poche ore all’aria aperta è possibile affidarsi a SPF più bassi. In questi casi è particolarmente importante scegliere un prodotto con ingredienti di ottima qualità, che non vadano a occludere i pori e che rispettino la pelle e l’ambiente.

Al mare, in piscina e per lo sport all’aria aperta invece è particolarmente importante scegliere una formulazione waterproof: i raggi del sole penetrano nell’acqua e il riflesso ne aumenta l’intensità. Inoltre il sudore porta via il prodotto molto velocemente. In queste situazioni non si dovrebbe mai scendere sotto all’SPF 30, a meno che la pelle non sia già abbronzata e ci si esponga solo nelle ore serali.

2) Come funziona la crema solare?

La protezione solare agisce combinando principi attivi organici e inorganici, che proteggono la pelle dai raggi solari. Questi principi arrivi sono denominati “filtri” e possono essere di natura fisica o chimica, con meccanismi d’azione molto differenti.

Filtri fisici

Le creme solari con filtri fisici vengono denominate anche “minerali”, contengono filtri UV fisici inorganici che riflettono, diffondono e bloccano i raggi del sole prima che penetrino nella pelle. Questi ingredienti minerali attivi, sono progettati per depositarsi sopra l’epidermide piuttosto che essere assorbiti. I filtri UV fisici più comuni sono:

  • Biossido di titanio: questo ingrediente è un minerale naturale caratterizzato dal suo pigmento bianco. Rimane stabile anche se esposto ai raggi UV e non si degrada al sole. Offre una completa protezione nei confronti dei raggi UVB e una parziale protezione nei confronti dei raggi UVA.
  • Ossido di zinco: a differenza del biossido di titanio, offre una protezione completa sia nei confronti dei raggi UVA che UVB. Questo bloccante fisico è presente in natura, ma può anche essere prodotto sinteticamente.

La protezione solare fisica ha quindi il vantaggio di offrire una protezione ad ampio spettro ed è generalmente ben tollerata dalla pelle, senza occludere i pori. Riflette il calore, rendendo i filtri solari fisici un’ottima scelta per chi soffre di rosacea e altre condizioni della pelle caratterizzate da arrossamento eccessivo. La maggior parte dei filtri solari fisici non sono comedogenici, il che significa che hanno meno probabilità di ostruire i pori. Gli svantaggi riguardano per lo più la maggior pesantezza della formulazione, che spesso risulta più difficile da stendere, lasciando un residuo bianco sulla pelle. Le protezioni solari di ultima generazioni contengono forme micronizzate di biossido di titanio e ossido di zinco, che non lasciano residui bianchi, pur garantendo SPF molto elevati.

Filtri Chimici

Si tratta di principi attivi organici (a base di carbonio) progettati per assorbire le radiazioni UV. I filtri solari chimici contengono composti organici che catalizzano una reazione chimica quando esposti al sole; questa reazione trasforma i raggi UV in calore, che viene poi rilasciato dalla pelle. Mentre i filtri UV fisici bloccano sia i raggi UVA che UVB, i filtri UV chimici spesso proteggono solo dall’uno o dall’altro. Filtri UV chimici comuni:

  • Avobenzone: è il più comunemente usato nei filtri solari chimici. Questo ingrediente è instabile, il che significa che si degrada rapidamente alla luce del sole.
  • Octinoxate: viene assorbito rapidamente nella pelle ed è un noto interferente endocrino che può influenzare la funzione tiroidea.
  • Octisalate: aiuta ad assorbire i raggi UVB (ma non i raggi UVA), è anche un potenziatore della penetrazione, il che significa che aumenta la quantità di altri ingredienti che passano nella pelle. Se una crema solare chimica contiene ingredienti pericolosi, è più probabile che passino nel corpo quando questo ingrediente è presente nella formula.
  • Oxybenzone: assorbe i raggi UVB e UVA, ma è un fotosensibilizzatore, il che significa che aumenta la produzione di radicali liberi del corpo dopo l’esposizione al sole. È anch’esso sospettato di essere un interferente endocrino.
  • Octocrylene: questo filtro UV chimico può assorbire sia i raggi UVB che UVA, ma come l’Oxybenzone, aumenta anche la produzione di radicali liberi dopo essere stato esposto al sole.
  • EthylhexylSalicylate e Homosalate: il primo è un filtro chimico con un discreto potere assorbente nei confronti degli UVB e poco fotostabile, perciò nelle formulazioni deve essere associato ad altri filtri chimici e/o fisici.
  • Isoamyl p-methoxycinnamate: possiede un buon potere assorbente nei confronti dei raggi UVB, ma può causare irritazione alla pelle e allergie da contatto.
  • Mexoryl SX e Mexoryl XL: sono filtri chimici innovativi, sviluppati da La Roche-Posay, fotostabili ed efficaci sia contro i raggi UVA che UVB, generalmente ben tollerati dalla pelle.

Le formule chimiche per la protezione solare tendono ad essere più fluide, quindi più facili da distribuire uniformemente sulla pelle, ma devono essere applicate almeno 20 minuti prima dell’esposizione al sole, poiché non sono immediatamente efficaci. I filtri solari chimici potrebbero irritare la pelle e si degradano più velocemente al sole rispetto ai filtri fisici, richiedendo un’applicazione più frequente. Questi filtri trasformano i raggi UV in calore e questo calore può aumentare la probabilità di arrossamenti, soprattutto per chi soffre di rosacea.
Questi principi attivi sono spesso molto irritanti per gli occhi e per le mucose quindi bisogna utilizzare le formulazioni spray a base di filtri chimici con estrema cautela.

3) Protezione solare per bambini e neonati

La pelle dei neonati e dei bambini è particolarmente delicata e sensibile. Il derma è più sottile, pertanto i raggi solari possono penetrare più facilmente. Non solo: la produzione di melanina è molto scarsa e le ghiandole sudoripare sono ancora immature. I neonati non hanno praticamente nessuna difesa naturale nei confronti dei reggi solari e dell’eccessivo calore.

I bambini sotto i sei mesi non andrebbero mai esposti al sole, ma sempre tenuti all’ombra indossando tutine leggere (o, ancor meglio, apposite tutine da spiaggia con SPF), cappellino, occhiali e protezione solare su tutte le zone scoperte. I raggi solari si riflettono sulla sabbia e potrebbero scottare la pelle dei bambini anche se tenuti sotto l’ombrellone.

Sopra i 6 mesi i bambini possono essere esposti al sole evitando le ore centrali, sempre adeguatamente protetti con protezione solare, cappellino e possibilmente una maglietta. Una comune maglietta di cotone può offrire un SPF intorno al 15, ma dipende molto dallo spessore del tessuto. Meglio optare per tessuti anti-UV, facilmente reperibili nei negozi di abbigliamento sportivo.

La scelta della crema solare deve essere estremamente scrupolosa: mai scendere sotto l’SPF 30, i filtri solari presenti devono essere esclusivamente di natura fisica (zinc oxide e titalim dioxide) e la protezione solare deve garantire un ampio spettro, quindi proteggere sia dai raggi UVA che UVB. Meglio optare per creme eco-bio certificate, ricche di olii naturali che nutrano e idratino la pelle e sostanze funzionali lenitive come la calendula e la camomilla. Meglio ancora se la formulazione è priva di profumo. Sono da evitare le formulazioni spray, che pur essendo più comode per i bambini che difficilmente apprezzano l’applicazione della crema solare, potrebbero essere inalate. Per i neonati e i bambini più piccoli si può optare per una formulazione non-waterproof, ma per i bambini più grandi che giocano, corrono, sudano e fanno bagni frequenti, meglio sicuramente optare per una formulazione waterproof.

4) La crema solare scade?

Ogni anno si ripropone l’annosa questione “Posso usare la crema solare avanzata dall’estete scorsa?” La risposta è meglio di no. Il PAO (Period After Opening) è un numero che indica per quanti mesi si può utilizzare un prodotto cosmetico con sicurezza una volta aperto ed è indicato sul retro della confezione accanto al disegno di un vasetto con il coperchio aperto. Di solito le creme solari riportano un periodo di 12 mesi, il che significa che dopo l’anno non è più garantita la loro efficacia e stabilità. Questo per due motivi: i filtri solari si ossidano e perdono di efficacia nel corso del tempo (i filtri chimici in particolar modo, i filtri fisici invece tendono ad essere più stabili e durevoli) e gli altri ingredienti della crema solare possono degradarsi e irrancidire, specie se la crema è ricca di olii e attivi vegetali.

Una crema “scaduta” potrebbe non venire assorbita correttamente dalla pelle, impedendo ai filtri di svolgere la loro azione protettiva. Non dimentichiamoci poi che le creme solari vengono spesso maneggiate con mani non propriamente pulite, vengono a contatto con la sabbia, vengono aperte frequentemente, ma soprattutto rimangono a lungo sotto fonti di calore. Questo massimizza il rischio di proliferazione batterica, che potrebbe dar luogo ad acne e infezioni.

Per minimizzare tutti questi rischi sarebbe bene mantenere sempre la crema solare al fresco, possibilmente all’interno di una piccola borsa frigo dedicata e lavarsi le mani o utilizzare un gel disinfettante prima di ogni utilizzo.
Una consistenza particolarmente acquosa, la separazione tra la frazione oleosa e quella liquida e il cattivo odore sono chiari segnali che la crema è scaduta e che va assolutamente gettata, ma è possibile che la crema sia scaduta pur presentandosi in ottime condizioni. È da notare che se la crema è avanzata, probabilmente è stata utilizzata con troppa parsimonia. Un flacone di crema solare, se usato adeguatamente, dovrebbe terminare nel giro di una settimana di vacanza, tanto più se condivisa con altri membri della famiglia. Inoltre non andrebbe utilizzata solo al mare, ma ogni volta in cui la pelle viene esposta al sole, possibilmente tutto l’anno.

La crema solare può e deve essere utilizzata anche una volta che la vacanza al mare è terminata, applicandola su braccia, gambe e viso per le uscite in città. La quantità corretta da spalmare è di 2 milligrammi per centimetro quadrato di pelle, il che significa l’equivalente di un bicchiere da liquore per tutte le aree esposte, e andrebbe riapplicata almeno ogni 2 ore. Da uno studio pubblicato sulla rivista Acta Dermato-Venereology, invece, è emerso che le persone tendono ad applicare solo 0,8 g di crema per centimetro quadro di pelle, riducendo l’SPF della crema solare del 60%.

5) Con la crema solare ci si abbronza?

Sì, abbronzarsi utilizzando la crema solare è assolutamente possibile. Anche le protezioni più alte non possono schermare i raggi solari al 100%: un SPF 30 ne blocca il 97%, un SPF 50 il 98%, quindi una piccola percentuale di raggi solari raggiungerà comunque l’epidermide, stimolando la produzione di melanina. Non solo: applicare frequentemente la crema manterrà la pelle morbida ed idratata, favorendo un’abbronzatura omogenea e duratura.

Al contrario, la mancanza di protezione o l’utilizzo di un fattore di protezione troppo basso, determinerà scottature che porteranno alla morte delle cellule dello strato superiore della pelle, che verrà perso prematuramente portando via con sé l’abbronzatura e dando luogo a chiazze e antiestetiche spellature. Il monito da tenere a mente è “l’abbronzatura è temporanea, i danni del sole sono per sempre”. Per accentuare l’abbronzatura in maniera sicura si possono utilizzare lozioni al mallo di noce e autoabbronzanti, che ricreano l’effetto “baciati dal sole”, senza le sue spiacevoli conseguenze.

6) Cosa mangiare per proteggersi dal sole e promuovere l’abbronzatura?

Finora abbiamo discusso su cosa applicare sul nostro corpo per proteggerci dal sole, ma tanto possiamo fare anche agendo dall’interno. Molti alimenti vegetali, ricchi di antiossidanti e carotenoidi, aiutano a proteggerci dal sole e a mantenerci idratati durante le afose giornate estive. La prevenzione dovrebbe partire in autunno, approfittando dei cibi ricchi di Beta-Carotene presenti in questa stagione come zucca, patate dolci, spinaci, cavolo nero, per poi continuare in primavera ed estate con carote, pomodori ciliegie, albicocche, meloni e angurie.

Questi alimenti possono conferire un colorito dorato tutto l’anno, rendendo la pelle luminosa, idratata ed elastica; ma il beneficio principale viene esercitato dagli antiossidanti, che aiutano a riparare tempestivamente i danni al DNA che la radiazione solare può arrecare. Attenzione però: un abuso di questi alimenti può portare a carotenemia, una condizione benigna che porta alla colorazione gialla della pelle, in particolare modo nei palmi e nelle piante dei piedi. Non va confuso con l’ittero, che è una vera e propria malattia. La carotemia è una condizione facilmente risolvibile, cessando di consumare verdure ricche di beta-carotene.

7) Crema solare: tutti i consigli

  • La crema solare è solo uno dei sistemi che abbiamo a disposizione per proteggerci dal sole: indossare abiti adeguati, occhiali, cappelli ed esporci solo nelle ore prossimali della giornata è ugualmente importante.
  • Nella scelta della crema solare i fattori da tenere in considerazione sono:
    I. SPF di almeno 30
    II. Ampio spettro
    III. Presenza esclusiva di filtri chimici
    IV. Ingredienti di buona qualità, ecologici e biodegradabili (per analizzarli, consultare gratuitamente il BioDizionario)
    V. Waterproof
    VI. Formulazione in crema e non spray
  • I neonati non andrebbero mai esposti alla luce diretta del sole, nemmeno con la protezione solare. I bambini possono stare al sole con una protezione solare con SPF sempre superiore al 30, possibilmente con cappellino e maglietta, mai nelle ore centrali della giornata.
  • La corretta quantità di crema da applicare è quella che riempirebbe un bicchiere da liquore e andrebbe riapplicata almeno ogni 2 ore.
  • Una volta aperte, le creme solari vanno utilizzate entro 12 mesi: oltre quella data non è più garantito l’SPF dichiarato.
  • È possibile abbronzarsi anche utilizzando SPF elevati: il processo richiederà più tempo e l’abbronzatura sarà meno intensa, ma risulterà più uniforme e duratura, senza contare i vantaggi in termini di salute e invecchiamento cutaneo.
  • Alimenti ricchi di Beta-Carotene come zucca, patate dolci, carote, spinaci, albicocca, melone e anguria possono favorire l’abbronzatura e proteggere dai danni del sole.

Leggi anche: Creme solari: la guida definitiva per la protezione della pelle e del nostro pianeta

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