Coronavirus: sale nuovamente il numero dei contagi in Germania, oltre 600 casi tra gli operai dei mattatoi

Sale in Germania l’indice di contagio R0, arrivato a quota 1.1 proprio mentre il Paese si preparava a entrare nella “Fase 2”; allo stato attuale, una persona positiva al Covid-19 ne contagia in media 1,1. I focolai si concentrano nei macelli, con oltre 600 operai colpiti dal virus, ma perché?

Torna a salire l’indice di contagio da Covid-19 in Germania e l’allarme questa volta parte dai mattatoi: secondo i dati diffusi in queste ore dall’Istituto Robert Koch – che si occupa di controllare e prevenire le malattie infettive in Germania – sarebbero infatti più di 600 i lavoratori dei macelli tedeschi a essere risultati positivi al test. In queste ore in cui il Paese si preparava ad allentare le restrizioni previste dal lockdown per entrare nella “Fase 2”,  l’indice di contagio R0 – che dovrebbe mantenersi sotto il valore 1 – è salito a 1.1, il che significa che una persona positiva al Covid-19 ne contagia in media 1,1. L’aumento del tasso di contagio rende necessario, sottolinea l’Istituto Robert Koch, “osservare lo sviluppo con molta attenzione nei prossimi giorni“.

Secondo il giornale tedesco Spiegel online, i focolai di contagio si sarebbero concentrati in tre impianti di macellazione in particolare: circa 300 casi proverrebbero dalla fabbrica Müller Fleisch, vicino a Pforzheim. Nello Schleswig Holstein, invece, si segnalerebbero oltre 100 contagi tra gli operai degli impianti di macellazione, mentre 200 lavoratori della Westfleisch a Coesfeld, nel Nord-Reno Vestfalia, sarebbero risultati positivi al virus. Una situazione di rinnovata emergenza che avrebbe spinto lo Stato del Nord Reno-Westfalia a sottoporre al test tutti i dipendenti dei macelli, ovvero decine di migliaia di persone, secondo quanto annunciato dal portavoce del governo Christian Wiermer,.

Sì, perché questo settore rappresenta in particolare un pericolo per lo scoppio di nuovi focolai, dal momento che risulta difficile rispettare le norme di distanziamento, sia in fabbrica che fuori: secondo la stampa locale, per esempio, i lavoratori dell’impianto Müller Fleisch sarebbero per la maggioranza operai stagionali provenienti da Romania e Bulgaria, costretti a convivere in appartamenti angusti nei pressi delle fabbriche. Non a caso, secondo lo stesso ministro alla Salute della Vestfalia, Karl-Josef Laumann,vi è la preoccupazione che queste strutture, soprattutto per quello che riguarda la sistemazione dei dipendenti a contratto stagionale, non possano essere conformi alle necessità igieniche di una pandemia”. Chiudono temporaneamente le strutture coinvolte, ma il pericolo di nuovi contagi rimane elevato.

Covid-19 e paura del contagio: aumenta il consumo di prodotti vegetali

Parlando di mattatoi e produzione di carne, è impossibile non fare riferimento a un macro fenomeno che riguarda il mercato alimentare globale in questo periodo, ovvero la diminuzione del consumo di carne in favore di prodotti 100% vegetali. La pandemia ha infatti portato a un calo netto del consumo di carne a livello globale, con l’Asia che corre verso un’alimentazione plant-based per paura del contagio e un aumento considerevole della richiesta di “carne vegan” a livello internazionale. Anche la produzione ha subito forti rallentamenti, tanto che negli Stati Uniti è previsto nel prossimo mese un calo del 24% della disponibilità di alimenti di origine animale, con uno shift quasi inevitabile verso gli analoghi di origine vegetale; il motivo è legato, come nel caso della Germania, a una pericolosa facilità di contagio negli impianti di lavorazione della carne legata sia alla difficoltà di mantenere il distanziamento sociale necessario, sia alla disattesa delle norme igieniche richieste in questo periodo di pandemia.

Leggi anche: Istituto Superiore di Sanità: i consigli per la sicurezza alimentare in Fase 2

Ma cosa dire rispetto allo shift dei consumi legato alla paura del contagio? Come le sars, l’influenza aviaria, l’influenza suina o l’ebola, il Covid-19 è una zoonosi, derivante quindi da un contatto animale-uomo. Oggi, tre su quattro delle malattie infettive nuove o emergenti provengono da animali, principalmente dal commercio di animali selvatici e dall’allevamento industriale. Complessivamente, ben 56 malattie zoonotiche sono responsabili di circa 2,5 miliardi di casi di malattie umane e 2,7 milioni di morti all’anno. Le condizioni in cui gli animali sono tenuti negli stabilimenti e nei mercati della fauna selvatica (wet markets) forniscono un ambiente fertile per la trasmissione di virus tra diverse specie e esseri umani. Non stupisce, quindi, che in questo periodo si stia assistendo a una vera e propria presa di coscienza da parte dei consumatori rispetto alla potenziale pericolosità del consumo di carne; aumenta quindi la richiesta di proteine di origine vegetale insieme alla necessità di seguire stili di vita più sani.

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    Unica soluzione abolizione dell’uso alimentare della carne.

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    Gian Maria Cavalieri 12 Maggio 2020, 20:45

    Ennesima conferma che il virus è una zoonosi. Stop eating animals!

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  3. I focolai si concentrano nei macelli? Motivo in più per chiuderli!!!

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    Chiudiamoli questi mattatoi una volta per tutte

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