Coronavirus: con il lockdown quali settori hanno guadagnato e quali sono andati in perdita?

Dal 18 maggio l’Italia ha dato avvio alla riapertura delle attività sospese durante il lockdown, ma qual è la situazione economica attuale tra i (pochi) settori in attivo e quelli in passivo?

Dopo la fine del lockdown, dal 18 maggio l’Italia va verso una graduale ripresa delle attività, e intanto si contano i danni economici derivanti da questi mesi di blocco: a fornire un quadro chiaro e preciso della situazione sono i dati diffusi dall’Ufficio Studi Confcommercio. Secondo gli esperti, si stima per il 2020 un crollo dei consumi pari a quasi 84 miliardi di euro (-8% rispetto al 2019), anche se si tratta di una stima parziale che, avvertono, potrebbe anche peggiorare nel corso dell’anno. La crisi si concentra in realtà in pochi settori, dal momento che oltre tre quarti della perdita dei consumi interessa:

  • vestiario e calzature
  • automobili e moto
  • servizi ricreativi e culturali
  • alberghi
  • bar e ristoranti.

Questi ultimi due, in particolare, sono i comparti che registrano le perdite più importanti: -48,5% per i servizi di alloggio e -33,3% per bar e ristoranti. Ma gli esperti avvertono: se la ripresa economica e il ritorno alla completa “normalità” avverranno troppo lentamente, la situazione potrebbe peggiorare ancora. I consumi, nel complesso, nel mese scorso sono crollati del 47,6% rispetto allo stesso periodo del 2019. Inoltre le stime del Fondo Monetario Internazionale, per quanto ancora parziali, forniscono un quadro preoccupante per la nostra economia: prevedono infatti un crollo del PIL italiano 2020 del 9,1%. Il peggiore dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Crediti: Corriere.it

Secondo i dati Istat, sono rimaste ferme 2,1 milioni di imprese (circa il 48% del totale), che danno lavoro a 7,1 milioni di addetti (di cui 4,8 milioni dipendenti); sono invece sono rimaste attive 2,3 milioni di imprese con circa 16 milioni di lavoratori che hanno potuto continuare la propria attività. Nonostante il momento di oggettiva difficoltà, l’elenco di chi ha potuto continuare a lavorare è piuttosto nutrito: per ovvie ragioni il personale sanitario, ma anche addetti alla logistica e ai trasporti, giornalisti e comunicatori, bancari e assicuratori, impiegati della pubblica amministrazione, insegnanti; bisogna sottolineare che molte di queste categorie hanno trovato nell’attivazione dello smart working l’unica possibilità di continuare la propria attività lavorativa. Hanno lavorato anche quasi tutti gli addetti all’agricoltura (il 94%), così come hanno tenuto aperto quelli nelle attività immobiliari, i professionisti, gli addetti al noleggio, le agenzie di viaggio, i servizi di supporto alle imprese.

Ci sono poi le “altre attività di servizi collettivi e personali”, tra i quali figurano per esempio gli organizzatori di matrimoni e le pompe funebri (queste ultime quasi al collasso per le continue richieste di intervento per i decessi causati dal Coronavirus). Solo un quinto dei lavoratori è rimasto invece attivo nel settore alberghi e ristorazione, di fatto solo in quei ristoranti che hanno potuto garantire alla clientela il servizio di food delivery. Non vanno dimenticate naturalmente quelle aziende che hanno convertito del tutto o in parte la produzione per rispondere alla necessità di mascherine, dispositivi di protezione individuale, camici e ventilatori polmonari.

Per approfondire: Parola d’ordine riconvertire, dal settore cosmetico alla moda, l’obiettivo è soddisfare il fabbisogno di mascherine, respiratori e DPI

Lockdown: chi ha guadagnato e chi è andato in perdita in questi mesi?

Secondo i dati relativi al mese di marzo diffusi dalla Confcommercio, si è registrato un +9,6% di vendite nel settore alimentare rispetto allo stesso periodo del 2019: il motivo è da riscontrarsi non solo nel blocco delle attività di ristorazione che ha costretto le persone a mangiare a casa, ma anche nella “corsa agli acquisti” che ha portato la popolazione a fare scorte di cibo e beni di prima necessità – per un valore di 750 milioni di euro. Guadagni anche per il settore farmaceutico, che ha riscontrato un +4%, così come per quello delle telecomunicazioni con un +8%, dal momento che internet è risultato l’unico mezzo per mantenere i contatti durante il periodo di quarantena. Eppure, Federalimentare frena l’entusiasmo: in un comunicato stampa sottolinea che “al di là dell’effetto scorte e al netto del fatto che il settore è stato in prima linea durante tutta la Fase 1, l’industria alimentare ha registrato grandi perdite, dovute soprattutto alla chiusura del canale Horeca e alla frenate sulle esportazioni”. I dati Istat, sottolinea la Federazione Italiana dell’Industria Alimentare, mostrano che la produzione alimentare di marzo ha registrato un calo del -6,5% nel confronto marzo 2020/19.

Per le attività ferme durante il lockdown, invece, si parla di perdite economiche ben più significative: il settore dei servizi ricreativi  ha registrato un -98%, il settore automobilistico -97,8%, il settore dell’arredamento per la casa -94%, alberghi, bar e ristoranti -92,6% e il settore dell’abbigliamento (-89%). Secondo Confcommerciola questione più grave è la concentrazione delle perdite su pochi importanti settori, come il turismo e l’intrattenimento, che sono anche quelli più soggetti a forme di distanziamento e rigidi protocolli di sicurezza, ma anche la mobilità e l’abbigliamento. Pertanto, la fine del lockdown non sarà uguale per tutti. Ma soprattutto, dopo la riapertura si avvertiranno anche dolorosi effetti su reddito e ricchezza che si protrarranno ben oltre l’anno in corso“.

Eppure, secondo gli esperti, anche tra i settori più fortunati c’è ancora incertezza: solo con la fine dell’emergenza sanitaria e con una ripresa economica graduale ma continua si potrà gridare al pericolo scampato. L’unico settore per il quale si prevede un aumento dei guadagni durante il 2020 sono la farmaceutica e la sanità (+3,9%) e l’assistenza sociale (+2,9%), dato che si registrerà un aumento della domanda di farmaci e di dispositivi di protezione individuale nonché prodotti per l’igiene e la casa. La situazione di crisi corrente, ovviamente, ha un impatto enorme sulla sopravvivenza delle aziende: attualmente, secondo le stime, tre su quattro hanno liquidità per meno di tre mesi.

 

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  1. Speriamo che tutte le piccole imprese del nostro paese che riguardano ristorazione e bar possano riprendersi al più presto! Sono molto dispiaciuta per tutti quelli che hanno dedicato la loro vita ad una attività.

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