Coronavirus: aumenta l’inquinamento da plastica tra packaging e dispositivi di protezione individuale

La pandemia da Covid-19 ha aumentato la corsa ai prodotti (alimentari e non) imballati in packaging usa e getta, a cui si aggiunge l’impiego di guanti e mascherine monouso che non possono essere riciclati. La nuova emergenza post-Covid riguarderà la plastica prodotta e utilizzata in questo periodo?

Se è vero che il lockdown legato alla pandemia da Covid-19 ha portato a una sensibile riduzione dell’inquinamento da polveri sottili, è altrettanto vero che questo periodo di crisi ha inciso anche sul cambiamento delle abitudini di acquisto, con un enorme impatto ambientale. La paura del contagio spinge infatti i consumatori a prediligere alimenti confezionati, imballati in packaging di plastica e che per questo forniscono un senso di sicurezza e igiene, anche se bisogna sottolineare che la plastica monouso per frutta e verdura spopolava già prima della pandemia.

A ciò si aggiunge che in questo periodo in cui si è assistito a un’impennata degli acquisti online, è aumentato inevitabilmente anche l’impiego di imballaggi che vanno a pesare sul bilancio dei rifiuti prodotti durante il lockdown. A questi vanno aggiunti poi gli imballaggi usa e getta utilizzati per i servizi di consegna di food delivery, rimasti attivi durante il blocco delle attività commerciali. Siamo di fronte a tendenze di mercato di cui non sono ancora disponibili numeri ufficiali, ma è chiaro come il problema non sia affatto da sottovalutare.

Leggi anche: Plastica monouso: spopola nei supermercati per frutta e verdura, ma qual è il suo prezzo reale?

La pandemia, quindi, ha messo un freno alla lotta alla plastica: accantonate per un attimo le norme comunitarie per dire addio alla plastica monouso in Europa, torna ad aumentare la richiesta e l’impiego di plastica usa e getta. Per fare un esempio, Starbucks – colosso americano della caffetteria – ha fatto un passo indietro rispetto alla salvaguardia ambientale sostenuta negli ultimi anni, sospendendo nei punti vendita australiani e statunitensi l’uso di tazze e bicchieri personali e riutilizzabili, in favore di contenitori usa e getta. Un gesto dettato dalla volontà di rendere più sicuro l’accesso ai punti vendita, ma che pesa in maniera incontrovertibile sulla quantità di rifiuti prodotti. Contando poi che sono tante le realtà su larga scala ad aver fatto questa scelta – ovviamente a discapito della tutela ambientale – con tutta probabilità, dopo la crisi da Covid-19 sarà necessario affrontare anche un’ondata impressionante di inquinamento da plastica monouso.

Guanti e mascherine: una minaccia concreta per l’ambiente

Non solo packaging, però: anche guanti e mascherine, insieme a dispositivi medici di vario genere, contribuiscono a rendere il problema ambientale estremamente concreto e importante. Sì, perché se è vero che questi dispositivi sono fondamentali per prevenire il contagio, è vero anche che il più delle volte vengono smaltiti in maniera scorretta, o addirittura gettati per strada senza la minima cura; a testimoniarlo decine di immagini di strade, piazzali, marciapiedi e giardini invasi dalla plastica.

L’uomo e la plastica non vanno d’accordo – dichiara il presidente dell’associazione italiana Plastic Free, Luca De Gaetano – Il Coronavirus doveva farci riflettere sull’importanza del nostro pianeta ma non è andata così. L’inquinamento e l’inciviltà sono aumentati, il senso di responsabilità per avere un mondo migliore è scomparso. I guanti in plastica monouso, spesso simili a bustine, sono ovunque e presto raggiungeranno fiumi e mari trasformandosi in cibo per la fauna marina. Cosa significa questo? Disastro ambientale e sterminio di tante creature innocenti. Se non invertiamo il trend del monouso, ci ritroveremo con miliardi di guanti in plastica che svolazzano nell’ambiente, fino a raggiungere il mare“.

Un esempio del disastro ambientale a cui potremmo andare incontro è dato dalla Cina, il primo Paese ad aver affrontato la crisi sanitaria in atto e che in questo periodo è letteralmente sommersa dai rifiuti medici prodotti dagli ospedali, tra cui maschere per il viso e tessuti monouso. Nella città di Wuhan, per esempio, si dice che il volume dei rifiuti sanitari sia quadruplicato a oltre 200 tonnellate al giorno. Nel nostro Paese, dopo gli innumerevoli episodi di dispersione di questi dispositivi nell’ambiente un po’ in tutta Italia, è intervenuta Legambiente con la campagna di sensibilizzazione “Guanti e mascherine non gettarli per strada” lanciata sui social. È preferibile usare mascherine riutilizzabili, ricorda Legambiente, ma solo se certificate e secondo le modalità d’uso stabilite dal produttore; in caso di guanti e mascherine usa e getta, questi dovranno essere chiusi in un sacchetto e conferiti nell’indifferenziato o nei punti di raccolta allestiti.

Plastica e microplastica: la piaga ambientale del nostro tempo

Quello della plastica è un problema ambientale senza precedenti, che minaccia non solo l’ambiente ma anche la nostra salute: basti pensare che si calcola che una persona ingerisca ogni anno oltre 100 mila microplastiche, ovvero l’equivalente di una carta di credito (5 grammi) a settimana. Inoltre, ogni anno a livello globale si producono 400 milioni di tonnellate di plastica, delle quali 8 milioni finiscono irrimediabilmente negli oceani di tutto il mondo. Di tutta la plastica prodotta, ad oggi solo il 15% viene riciclata, il che fornisce una spaventosa misura della portata del problema. Un problema di lunga data che è destinato ad acuirsi in questo periodo e che rappresenta, ancora una volta, la più grande sfida ambientale dei nostri giorni.

Approfondisci queste tematiche:

Consumiamo, mangiamo, beviamo e respiriamo microplastica

L’isola di plastica nel Pacifico in continua espansione: un disastro ambientale

Studio shock: trovate per la prima volta, microplastiche nel corpo umano

Microplastiche nell’Artico: i risultati della spedizione Polarquest

Microplastiche: le conseguenze sulla salute e sull’ambiente

Sale marino contaminato da microplastiche: un fenomeno globale

Mari inquinati per le abitudini alimentari

  1. Purtroppo è vero, si iniziano già a vedere guanti e mascherine per terra.. 🙁

    Reply
  2. Il problema è che ai nostri governanti dell’ambiente interessa ben poco, hanno inserito plastica monouso ovunque, dal parrucchiere ti fanno mettere borsa giacche e accessori in enormi sacchi di plastica, il cellulare te lo mettono in una busta di plastica, ti fanno indossare una casacca ovviamente mono uso e non riciclabile, e una mascherina, facciamo 2 conti su quanta plastica ci ritroveremo a breve? Un disastro!

    Reply

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Vai alla barra degli strumenti