Coop “salva” i pulcini maschi? Ecco come cambiare tutto per non cambiare niente

Coop lancia la campagna “Alleviamo la salute” nell’ambito della quale è stato diffuso il progetto “salviamo il pulcino maschio”. Di cosa si tratta?

Premessa importante:

Nel mondo sono circa 6 miliardi i pulcini maschi uccisi ogni anno perché non utili all’industria avicola: vengono trattati come scarti di produzione e di conseguenza, smaltiti dopo poche ore dalla loro nascita. I pulcini di sesso femminile invece, sono destinati alla produzione massiva di uova.  Ecco ciò che di solito succede: il pulcino nasce; le sue poche ore di vita si riducono all’attesa della morte fino a quando il nastro trasportatore lo porterà al macchinario che lo ridurrà in poltiglia.

Coop ha lanciato così la sua campagna “Alleviamo la salute” nell’ambito della quale è stato diffuso il progetto “salviamo il pulcino maschio”. Ecco parte del testo originale:

“Salviamo il pulcino maschio è la nuova tappa di Coop e del suo impegno per il benessere animale rilanciato e intensificato 2 anni fa con la campagna “Alleviamo la salute”. Al centro del progetto, da ora alla fine dell’anno, circa 750.000 pulcini maschi altrimenti destinati a una soppressione immediata secondo la prassi abituale negli allevamenti di galline ovaiole.”

E si aggiunge:

“Così facendo le uova in guscio a marchio Coop possono definirsi la prima filiera “cruelty free” in Italia.”

C’è un grande ma. Sì, perché tra claim entusiastici e la realtà c’è un gap incolmabile. Non c’è nulla di cruelty free in questa scelta. Il pulcino non verrà in alcun modo salvato: diventerà adulto e sarà destinato alla produzione di carne. Si legge infatti nella campagna ufficiale: “Verranno acquistati pulcini destinati a divenire galline ovaiole per la produzione di uova a marchio solo se i pulcini maschi della stessa covata saranno allevati fino all’età adulta.”

Inoltre la vita di una gallina ovaiola in spazi angusti e condizioni pressoché estreme non può essere definita “cruelty free” se non nell’ambito di un claim pubblicitario distante dalla realtà delle cose.

Questa campagna fuorviante, fa leva sull’attenzione mediatica legata al concetto di “benessere animale“; concetto che sembra più una strategia di marketing volta a fornire false rassicurazioni al consumatore di prodotti animali più che una linea guida.

Ma qual è la vera questione?

Il problema della discussione intorno a questo tema risiede nelle premesse di base.

É possibile parlare di benessere quando l’animale diventa bene strumentale (a prescindere dal tipo di allevamento)? In fondo, di quale benessere si parla se l’animale diventa bene di consumo inserito all’interno di una catena di montaggio/smontaggio attraverso la quale sarà privato delle sue caratteristiche di soggetto e verrà ucciso tra atroci sofferenze?

Questo provvedimento, come altri su questa linea welferista, fornisce l’illusione di una evoluzione etica ma serve solo a mantenere inalterato lo status quo. Queste iniziative agiscono come“anestetici” perché calmano l’indignazione sul tema dello sfruttamento animale; sono provvedimenti che riportano i toni su un profilo più basso e diluiscono le ragioni di chi invece vorrebbe che si considerasse il problema nella sua globalità. Purtroppo non ci fanno fare passi avanti ma costituiscono una vera e propria battuta d’arresto perché tolgono ossigeno alle vere ragioni etiche della necessaria liberazione animale. Suggeriscono una visione miope della questione. Alla fine nessuno vince e nessuno si salva.

Sul tema delle uova, una iniziativa simile è stata proposta dall’azienda tedesca Respeggt attraverso uno studio dell’Università di Lipsia in Germania. È stato brevettato un sistema che, attraverso una particolare tecnologia di selezione, consente di stabilire il sesso del pulcino prima della nascita. In questo modo verranno alla luce solo future galline ovaiole. I pulcini maschi mai nati, non potranno essere uccisi dall’industria.

Leggi l’approfondimento qui: Arrivano le uova che risparmiano i pulcini maschi. Sono “etiche”? 

  1. Come sempre si cerca di far credere alle favole i consumatori, oggi però, grazie alle inchieste giornalistiche e ai documenti video prodotti dalle associazioni animal Equality essere amali e tanti altri, non si può nascondere la verità!

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    C’è ancora chi crede a queste campagne fasulle? Fortuna ci sono realtà come osservatorio veganok, che aiutano le persone a raggiungere delle consapevolezze!

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  3. Per me ci sono gli estremi per un intervento del garante per pubblicità ingannatoria per i consumatori

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  4. Salviamoli da piccoli per farli arrosto da grandi, pubblicità per menti stupide!

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  5. Ma per piacere !!!!
    Tingersi di “ bontà “ è diventata una moda per questi qua !!

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    Anna Maria Pozzi 20 Maggio 2019, 21:28

    Perché invece ucciderli prima che vengano alla luce è etico?! Nell’uovo il pulcino esiste già!!!

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