Conserve e salse: da dove viene il pomodoro? Scatta l’obbligo d’origine in etichetta

Un nuovo decreto introduce l’obbligo di dichiarare l’origine del pomodoro in etichetta nei prodotti trasformati. La norma, che era già in vigore per pasta, riso e latte resterà valida fino al 31 marzo 2020.

Il decreto ministeriale per l’origine obbligatoria sui prodotti, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 47 del 26 Febbraio 2018: da lunedì 27 Agosto 2018 è diventato obbligatorio indicare in etichetta la provenienza del pomodoro nei sughi, conserve, concentrati e pelati. Dopo il latte, la pasta e il riso, quindi, anche per il pomodoro l’etichetta d’origine diventa obbligatoria.

Di fatto l’obbligo è scattato per i cibi dove la percentuale di derivati del pomodoro supera il 50%. Nell’etichetta si dovrà specificare:

  • Paese di coltivazione del pomodoro
  • Paese di trasformazione del prodotto finito.

Se tutte le operazioni avvengono nel nostro Paese si può utilizzare la dicitura “Origine del pomodoro: Italia“. Quando non si tratta di pomodoro coltivato e trasformato nel nostro paese, in etichetta troveremo le seguenti indicazioni generiche: “Paesi Ue“, “Paesi non Ue” oppure “Paesi Ue e non Ue”. Viene comunicato inoltre che “le indicazioni sull’origine dovranno essere apposte in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili ed indelebili.

I prodotti che non soddisfano i requisiti previsti immessi sul mercati oppure etichettati prima dell’entrata in vigore del provvedimento, possono comunque essere commercializzati entro la scadenza indicata sulla confezione.

Si tratta di un’innovazione che aumenta la tutela del consumatore ma sarà di breve durata perché nel 2020 entreranno in vigore nuove normative europee in materia, che prevedono maglie più larghe rispetto a quelle stabilite dal nostro Paese. Se non ci saranno nuovi sviluppi sul tema dalla Commissione Ue, il decreto italiano sarà in vigore fino 1 Aprile 2020.

Quanto conta la trasparenza in etichetta?

Secondo un’indagine del Ministero delle politiche agricole alimentari, oltre l’82% degli italiani chiede trasparenza nell’indicazione d’origine del pomodoro nei prodotti trasformati. Dai dati emersi dalla consultazione pubblica online a cui hanno partecipato oltre 26mila cittadini si è rilevato che quasi il totale dei partecipanti considera importante conoscere i dettagli di provenienza per questioni legate alla sicurezza alimentare.

Antonio Ferraioli, Presidente di Anicav (Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali) in un nota pubblicata sul sito web dell’associazione ha dichiarato:

“Esprimiamo grande apprezzamento per la pubblicazione del Decreto sull’etichettatura obbligatoria di origine dei derivati del pomodoro. Confidiamo che questo possa porre un argine alle speculazioni sterili e strumentali che la nostra industria ha subito e continua a subire e garantire al consumatore la massima trasparenza, pur nella consapevolezza che sarà necessaria un’omogeneizzazione tra la regolamentazione nazionale e quella comunitaria per evitare che la norma abbia un’efficacia limitata soltanto al territorio italiano, come già avviene per la passata di pomodoro

Che cosa accadrà dal 2020?
Entrerà in vigore il nuovo regolamento europeo che azzera il decreto nazionale. Dal 1 aprile 2020, sarà obbligatorio indicare da dove viene la materia prima solo quando “il paese d’origine è indicato attraverso, illustrazioni, simboli o termini che si riferiscono a luoghi o zone geografiche“. Significa che il vincolo di dichiarazione dell’origine per ciò che riguarda l’ingrediente principale del prodotto, apparterrà solo a quelle aziende che per motivi commerciali, mettono sulla confezione dei «tratti» che ne evocano l’origine. Ad esempio: quando sulla scatola di pasta c’è scritto “100% italiana”, il produttore sarà obbligato a dichiarare se la semola è tutta italiana o una parte è importata e nel caso in cui sia importata, è necessario indicare da quale paese. Se invece la confezione non lascia intendere un preciso legame con un territorio, sarà sufficiente scrivere: «Ue» oppure «non Ue» o «Ue e non Ue» o anche niente.

I produttori e le più grandi associazioni di categoria della Confindustria annunciano che nonostante la norma comunitaria, per l’Italia non cambierà niente e che il mondo della produzione si impegnerà a fornire le stesse informazioni di oggi con gli stessi criteri stringenti.

Il direttore di Anicav Giovanni De Angelis dichiara: “Stiamo immaginando di mantenere questa posizione, indipendentemente dal fatto che la regola Ue la renda facoltativa”.

Quanto vale l’industria italiana della trasformazione del pomodoro?

Il settore dei trasformati del pomodoro ha chiuso il 2017 con un fatturato di 3 miliardi di Euro e, con oltre 5,2 milioni di tonnellate di pomodoro trasformato, rappresenta il 14% di tutta la produzione mondiale e il 47% del trasformato UE. Le aziende che operano in questo settore sono 115. Del comparto fanno parte circa 12.000 lavoratori fissi e 25.000 lavoratori stagionali. A questi va aggiunta la manodopera impegnata nell’indotto (officine meccaniche, imballaggi, distribuzione e logistica, case sementiere, vivai). Oltre il 50% delle produzioni è destinato al mercato delle esportazioni, sia verso l’Europa che verso gli Stati Uniti, il Giappone e l’Australia. Nel 2017 l’export ha raggiunto 1,6 Miliardi di €. L’Italia è da sempre il primo trasformatore al mondo di derivati del pomodoro destinati direttamente al consumatore finale. (Fonte e Dati Anicav).

  1. Tutto questo viavai di leggi e norme che cambiano continuamente rende economicamente impossibile la sussistenza delle aziende più piccole che non hanno mezzi per restare aggiornati ed immettere in commercio prodotti che vanno continuamente riprogettati nelle etichette.
    tutto questo a vantaggio di multinazionali che invece possono farlo eccome ed hanno anche le spalle grosse per rischiare sanzioni che invece metterebbero in ginocchio i piccoli produttori.

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    Vero Sauro,
    quello che serve è sicuramente uno strumento ampio e definitivo così che tutti per molti anni possano rimanere in regola e non avere aggravi di costi enormi per la riorganizzazione di tutto il lavoro
    Le multinazionali sono padrone del pianeta ! Questa ahimè è una evidente verità ma la colpa è del denaro e di chi si fa “ comprare “ per avvantaggiare sempre i più forte a discapito delle più piccole e, guarda caso, anche più virtuose, aziende o gruppi o cooperative …
    I mostri del mondo dovrebbero essere boicottati da tutti ! Rappresentano la fine del lavoro per i più .

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    Io invece penso che comunque serve sempre più trasparenza.

    Effettivamente chi da potere d’acquisto è avvantaggiato
    ma questa ahimè , è la globalizzazione che tanti auspicavano !

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    Io ne sono felice, dopo aver visto il servizio sulla terra dei fuochi e i campi di pomodoro contaminati, ho sempre paura a comprare passate o pomodori in barattolo. Ben felice di questa nuova normativa!

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