Cibo vegetariano, vegano e non: una inizitiva popolare chiede all’Europa l’indicazione obbligatoria in etichetta

La Commissione Europea ha preso la decisione di registrare un’iniziativa popolare portata avanti dai cittadini europei (Ice) dal titolo “”Etichettatura obbligatoria degli alimenti come non vegetariani/vegetariani/vegani”

L’etichettatura degli alimenti non sempre fornisce indicazioni chiare ed univoche sull’ingredientistica e le caratteristiche del prodotto, specie per i prodotti animal free. Leggere le etichette è una prassi comune: le insidie sono molte.

Gli organizzatori della proposta popolare invitano dunque la Commissione Europea a rendere obbligatoria su tutti gli alimenti, l’apposizione di simboli grafici che indichino se si tratta di prodotti non-vegetariani, vegetariani o vegani.

La registrazione di questa iniziativa avrà luogo il 12 novembre 2018, data dalla quale decorrerà la raccolta annuale di firme a sostegno da parte degli organizzatori. Se l’iniziativa riceverà un milione di dichiarazioni di sostegno in almeno sette Stati membri nell’arco di un anno, la Commissione dovrà, entro tre mesi, fornire un riscontro. La registrazione dell’iniziativa riguarda per il momento solo l’ammissiiblità giuridica della proposta senza entrare nel merito.

Nell’iniziativa si afferma quanto segue:

“In tutta l’Unione europea i vegetariani e i vegani fanno fatica a individuare gli alimenti adeguati. Per decidere se acquistare un prodotto alimentare, sono costretti a studiare la lista degli ingredienti, facendo particolare attenzione agli ingredienti ambigui che potrebbero essere di origine animale o vegetale.”

Secondo le stime disponibili, ci sono almeno 30 milioni di cittadini europei che non mangiano carne né prodotti animali nel territorio dell’Unione Europea: cira il 6% della popolazione. Queste stime ovviamente non tengono in considerazione chi, per motivi correlati a salute, benessere, intolleranze o motivazioni legate alla routine alimentare, consumano prodotti plant-based pur non essendo dichiaratamente vegetariani o vegani: se si prendesse in considerazione anche questa fetta di popolazione in costante crescita, la percentuale sarebbe molto più significativa.

Secondo uno studio dell’isituto di ricerca Mintel, a livello mondiale il 5% di tutti i prodotti alimentari e bevande lanciati tra Luglio 2017 e Giugno 2018 erano vegani, mentre l’11% era vegetariano. Se da una parte il numero di lanci di prodotti vegetariani è stato relativamente stabile negli ultimi anni, i prodotti vegan lanciati sono più che raddoppiati negli ultimi cinque anni, crescendo del 175% da Luglio 2013 a Giugno 2018. La maggior parte dei consumatori sta facendo spazio a più prodotti vegetali come parte di una “dieta flessibile”.

Un’iniziativa di questo tipo arriva quindi al momento giusto e risponde a delle esigenze molto precise da parte dei consumatori dell’Unione Europea. Le domande però sono molte e quando si entrerà nel merito della proposta, si dovrà necessariamente fare spazio anche a considerazioni di tipo etico. Sì, perché vegano e vegetale non significano la stessa cosa. Un prodotto vegetale potrebbe non avere le caratteristiche minime per poter essere definito vegano (termine che invece ha a che fare con requisiti etici oltre che tecnici legati alla composizione degli ingredienti).

  • Che cosa dovremo aspettarci da un prodotto sulla cui etichetta comparirà il claim “vegan”?
  • Un prodotto 100% vegetale di un’azienda che effettua o commissiona ad altri esperimenti su animali può essere considerato vegano?
  • Un prodotto il cui packaging è composto da colle o materiali di derivazione animale può essere considerato vegano?
  • Una bevanda come vino o birra prodotta utilizzando “coadiuvanti tecnologici” di derivazione animale in fase di chiarificazione è vegana?

Il concetto da chiarire a livello normativo deve partire da questo presupposto: “tutti i prodotti vegani sono vegetali ma non tutti i prodotti vegetali sono anche vegani.” La discriminante è il bagaglio etico: un codice di informazioni da condividere trasversalmente e che fornisca indicazioni precise sui parametri attraverso i quali definire la qualità di ciò che acquistiamo e consumiamo. Risulta indispensabile quindi procedere alla definizione di standard e di codici condivisi che possano colmare quei vuoti di linguaggio.

Abbiamo parlato diffusamente e in modo approfondito di questo tema nell’articolo che segue, che vi invitiamo caldamente a consultare: “vegan” e “vegetale” non sono la stessa cosa 

  1. Tutto il lavoro che come VEGANOK stiamo portando avanti proprio a Bruxelles non tarderà a portare frutti… Presto ne parleremo proprio qui sull’Osservatorio!

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    • Grazie! Bravi! C’è anche, a mio avviso, un altro problema. Nei supermercati, adesso, su un gran numero di prodotti c’è scritto a caratteri cubitali BIO in modo generico, senza alcuna certificazione, ne’ altra indicazione. Ma sono veramente biologici? Bio-logico o bio-marketing?
      Siamo sempre alle solite!
      Bisogna sempre di più informare , aiutando a riconoscere i veri prodotti bio, che seguono delle regole ben precise, perché chi non sa acquista un prodotto bio che bio non è. C’è solo che è più costoso!

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  2. È ora che ci sia più correttezza d’informazione e copertura di un vuoto legislativo in materia…

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  3. Senza uno standard condiviso che sottende al concetto di “vegan” sarà difficile portare a compimento questi intenti. Daremo notizia dei futuri sviluppi!

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  4. francescobasco 13 novembre 2018, 5:40

    Il consumatore deve essere tutelato ed informato e porre un logo che distingue cosa è vegan e cosa no aiuta facilmente nella scelta al momento dell’acquisto.

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  5. non esageriamo perchè per i vegani e vegetariani basta leggere l’etichetta. troppe regole rendono tutto incomprensibile.

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    • Sì per i vegani ed i vegetariani! Ma per chi non lo è, legge BIO, pensando che sia biologico, ma tutto è fuorchè biologico! Purtroppo il biologico non è esente da truffe. Ne leggiamo e ne sentiamo di tutti i colori! I prodotti biologici, in alcuni casi, possono costare fino al 90% in più rispetto ai prodotti convenzionali. Il prezzo è chiaro, ma i consumatori non dovrebbero mai essere ingannati. Come dice Francesco il consumatore va tutelato. Ben vengano, quindi, sempre più controlli, informazioni, certificazioni.
      Inoltre, questi ecofurbi danneggiano le aziende virtuose che producono realmente i prodotti biologici!

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