Carne biologica per salvare il pianeta? No, inquina quanto quella “tradizionale”

La carne “ecologica” non esiste: un nuovo studio realizzato in Germania rivela ancora una volta il forte impatto ambientale della produzione di carne, anche biologica. E, ancora una volta, la soluzione più sostenibile risulta una dieta a base vegetale.

La carne proveniente da allevamenti biologici non è più sostenibile di quella prodotta negli allevamenti tradizionali: a rivelarlo è una ricerca scientifica condotta di recente in Germania e pubblicata sulla rivista Nature Communications. Secondo gli esperti – che hanno stimato le emissioni di gas serra derivanti dalla produzione di diversi alimenti – non c’è differenza tra la carne prodotta negli allevamenti intensivi e quella degli allevamenti estensivi, nei quali l’attività è svolta per inquinare meno e produrre carne più sana.

Lo studio in questione pone l’accento sul danno climatico provocato da diversi tipi di alimenti – di origine animale e vegetale – con un risultato inequivocabile: non solo gli alimenti di origine animale risultano più dannosi per l’ambiente, ma se al loro prezzo attuale potessimo aggiungere quello del loro impatto ambientale, si arriverebbe a un aumento di circa il 40% del prezzo attuale per la carne convenzionale. L’aumento del prezzo per la carne biologica, invece, sarebbe di circa il 25% – perché è generalmente più costosa. Il latte convenzionale aumenterebbe di circa un terzo per gli acquirenti e il latte biologico di un quinto, ma il prezzo degli alimenti vegetali cambierebbe a malapena. Un’informazione già condivisa qualche tempo fa dagli studiosi dell’Università di Augusta, che hanno calcolato il “prezzo reale” della carne, con risultati allarmanti.

Cosa dice lo studio?

Bisogna sottolineare che anche se i dati riguardano la produzione alimentare tedesca, gli esperti hanno evidenziato che sarebbero applicabili a qualsiasi paese dell’Unione Europea. Nello specifico, gli scienziati tedeschi hanno rilevato che il costo in termini di emissioni della carne biologica di agnello e manzo è pressoché identico a quello della carne “tradizionale”; sebbene la carne di maiale proveniente dagli allevamenti bio risulti leggermente meno inquinante, non è così per la carne di pollo, che si è rivelata perfino peggiore della controparte convenzionale. Ma com’è possibile, visto che quella biologica è considerata una produzione sostenibile? Il punto è che questo ragionamento è valido solo per gli alimenti di origine vegetale, per la cui produzione l’agricoltura bio risulta meno inquinante (meno pesticidi, ormoni e fertilizzanti dannosi per l’ambiente). Di fatto, le emissioni dirette di questo tipo di attività terminano nel momento della raccolta.

Questo non vale però per la produzione di carne e derivati, perché esiste una conversione inefficiente dei mangimi in prodotti di origine animale. Gli esperti spiegano che sono necessari 43 kg di mangime per produrre 1 kg di carne di manzo. Anche se questi dati sono diversi a seconda degli animali presi in considerazione, il risultato non cambia: la quantità di carne prodotta non compensa le risorse impiegate per la sua produzione. In più, bisogna tenere in considerazione anche le emissioni dell’animale stesso derivanti dal letame e dalla digestione, nonché quelle legate al riscaldamento dei capannoni: fattori rilevanti nel calcolo delle emissioni totali.

Una rielaborazione dei dati dello studio fornita da “The Guardian”

Un discorso leggermente diverso viene fatto per i derivati animali come latticini e uova, che risultano meno inquinanti perché la quantità di uova o latte che un animale può produrre nel corso della sua vita è superiore al suo peso corporeo al momento della macellazione. Detto questo, rimane indiscutibile il fatto che i prodotti di origine vegetale siano i migliori dal punto di vista della sostenibilità ambientale.

La carne “ecologica” non esiste

I costi dei danni climatici provocati dalla carne sono particolarmente sorprendenti, soprattutto se li si confronta con le altre categorie – ha affermato il dott.  Maximilian Pieper, che ha guidato la ricerca – Gli aumenti di prezzo richiesti sarebbero 10 volte superiori a quelli dei prodotti lattiero-caseari e 68 volte superiori a quelli dei prodotti a base vegetale“.

Anche la carne a più basso impatto, il maiale da allevamento biologico, è responsabile di costi climatici otto volte superiori rispetto alle piante a più alto impatto. “Questa analisi conferma gli alti costi che gli alimenti di origine animale hanno per il pianeta – dichiara dott. Marco Springmann, dell’Università di Oxford – Le implicazioni politiche sono chiare: l’applicazione di un prezzo maggiore legato alle emissioni, in tutti i settori dell’economia (compresa l’agricoltura),  fornirebbe un incentivo coerente e tanto necessario per passare a diete più sane e sostenibili, prevalentemente a base vegetale“. Ancora una volta, dunque, le evidenze scientifiche ci forniscono una soluzione chiara e facilmente applicabile a uno dei problemi ambientali più gravi del nostro secolo.

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