Campagna pro carne Rai e Assocarni: propaganda ingannevole e lezioni di etichetta

La campagna “la stellina della carne bovina” è stata lanciata come campagna informativa sul consumo consapevole di carne. Ecco perché non lo è e di cosa davvero si tratta. 

Dal 18 Novembre 2018 si alternano 6 spot pubblicitari, parte della campagna pro carne realizzata da Rai Pubblicità e trasmessa su tutte le reti RAI, voluta da ASSOCARNI e cofinanziata dal MIPAAFt. Il nome del progetto è “La stellina della carne bovina” e promuove il consumo di carne. Accanto ad un sito web interamente dedicato, i messaggi pubblicitari televisivi sono realizzati come format “educativo”: le lezioni di etichetta. Di fatto sono nozioni che di informativo hanno ben poco a favore invece di una vera e propria propaganda che incoraggia il consumo di carne.

Francois Tomei, direttore generale di Assocarni ha dichiarato: “A fronte di un calo dei consumi di carne bovina in Europa e in Italia negli ultimi dieci anni e della crescita del food social gap che porta le classi meno abbienti a mangiare meno carne per motivi economici, lo scopo della nostra proposta è quello di rendere i consumatori consapevoli dell’importanza della carne bovina italiana”.

Che cosa significa questa affermazione? Che questa campagna finanziata con il denaro pubblico è un tentativo (a nostro parere abbastanza goffo) di rilanciare un mercato, quello della carne, che sta velocemente perdendo la sua forza e la sua credibilità. Nonostante negli spot si parli di “scelte consapevoli” come commenta anche Pietro Gasparri dirigente del Ministero delle Politiche Agricole”, i consumatori stanno consolidando sempre di più l’ipotesi che la vera sostenibilità e consapevolezza alimentare abbiano a che fare con una sempre maggiore esclusione della carne dalla propria dieta.

L’industria della carne ha subito perdite negli ultimi anni per vari fattori ma in particolare perché il mondo del consumo sta prendendo sempre più coscienza del suo impatto.  Ecco una breve analisi degli aspetti principali:

Impatto ambientale

Gli allevamenti sono tra i principali fattori di inquinamento e degrado da un punto di vista ambientale. Il 50% dei cereali e il 90% della soia prodotti a livello globale servono a nutrire gli animali degli allevamenti intensivi. Per produrre un kg di carne di manzo sono necessari 15.500 litri di acqua; con lo stesso quantitativo potrebbero essere prodotti 4,5 kg di riso, quasi 12 kg di grano, 86 kg di pomodori, 52 litri di latte di soia. Un’ettaro di terra, se utilizzato nella filiera produttiva di uova, latte e carne è in grado di sfamare dalle 5 alle 10 persone contro le 20-30 che mangerebbero con la stessa estensione di terreno coltivata con verdura, frutta, cereali o grassi vegetali. (Fonte: Lav)
I cambiamenti climatici non possono essere sufficientemente mitigati senza cambiamenti a livello di alimentazione, verso diete plant- based. Adottare un regime alimentare vegetale potrebbe ridurre di oltre la metà le emissioni di gas serra e ridurre da un decimo ad un quarto anche altri impatti ambientali, come quelli derivanti dall’applicazione di fertilizzanti e dall’utilizzo di terreni coltivati ​​e di acqua dolce. A confermarlo, uno studio pubblicato sulla rivista Nature: Options for keeping the food system within environmental limits 

Questione Etica

Milioni di animali allevati per essere uccisi all’interno di strutture che standardizzano e ottimizzano il processo di morte attraverso catene di smontaggio, riducendo esseri viventi senzienti, a beni di consumo. Come si può accettare una simile violenza in nessun modo necessaria?

Salute

Si rileva una sempre maggior consapevolezza sui danni e sulle problematiche del consumo di carne a livello di salute e benessere: è noto che l’OMS ha dichiarato ufficialmente che la carne e gli insaccati abbiano un potenziale cancerogeno. Scrive al riguardo l’Iarc (Agenzia Onu per le ricerche sul cancro): “per ogni porzione di 50 grammi di carne lavorata consumati al giorno il rischio di cancro del colon-retto aumenta del 18%”. Oltre all’Associazione Mondiale della Sanità e l’Iarc, Istituti di ricerca di tutto il mondo come la Harvard Medical School o la Bda – British Dietetic Association o la Academy of Nutrition and Dietetics ne confermano i rischi e i consumatori, sulle linee guida ufficiali indicate, stanno consapevolmente diminuendo l’acquisto dei prodotti di derivazione animale.

Salute pubblica

L’uso massiccio di antibiotici negli allevamenti intensivi favorisce l’antibiotico-resistenza, minaccia mondiale che colpisce uomini e animali. Può riguardare tutti i tipi di farmaci antimicrobici: antibatterici (detti anche antibiotici), antifungini, antivirali, antiparassitari. L’Efsa (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) stima che ogni anno in tutta l’Unione Europea muoiano circa 25.000 persone per conseguenza diretta della resistenza agli antimicrobici. Uno studio italiano recentemente pubblicato sulla rivista scientifica International Journal of Antimicrobial Agents ha confermato in via definitiva che il fenomeno dell’antibiotico resistenza è strettamente legato al consumo di carne, pesce, uova e e latticini. Lo studio è disponibile a questo link: Antibiotico resistenza e consumo di carne, pesce, latte e uova: uno studio conferma il legame

Sicurezza alimentare:

Gli onnivori hanno una sfiducia estrema in una filiera, quella della carne, che è travolta da continui scandali. I comunicati ufficiali legati a richiami alimentari sono diramati su base giornaliera dalle autorità preposte; la sicurezza alimentare inoltre è minata da numerose e continue truffe in tema di frodi e contraffazione di marchi.

Per tutti questi motivi, questa campagna ha la stessa arroganza propagandistica con la quale era stato proposto ad esempio il Bistecca Day promosso da Coldiretti. Mentre in Italia si incoraggia al consumo di carne, la UE  ha recentemente annunciato una proposta per promuovere il mercato interno delle proteine ​​vegetali forte del fatto che la richiesta di vegetali e di prodotti sostituti alle proteine animali sono in fortissima crescita. Leggi l’approfondimento, QUI. Quella italiana, è dunque una campagna anacronistica che dimostra di utilizzare argomenti non in linea con le evidenze scientifiche e con le esigenze di mercato.

Abbiamo chiesto alcuni pareri autorevoli provenienti direttamente dal mondo vegan:

Ci racconta Erica Congiu biologa nutrizionsta membro del Cts dell’Osservatorio VEGANOK e autrice del libro: “BioDizionario, guida al consumo consapevole di cosmetici, detergenti e prodotti alimentari“: ”

Sarebbe stato logico aspettarsi che dopo il monito dell’OMS sulla accertata cancerogenicità delle carni rosse, gli venisse riservato lo stesso trattamento delle “compagne di categoria”, ovvero le sigarette. Invece se quest’ultime sono state (giustamente) messe alla gogna mediatica, si continua a millantare presunti e fantasiosi benefici dati dal consumo di questi “alimenti”. Ancor più scandaloso che capiti in concomitanza delle nuove conferme illustrate sulla prestigiosa rivista scientifica “the lancet”. La televisione sta diventando sempre più un triste organo di disinformazione e mi rattrista che certe affermazioni, così palesemente false e dannose non vengano sanzionate.”

Aggiunge Sauro Martella  fondatore del Network VEGANOK coautore dela versione cartacea del BioDizionario e presidente del tavolo di lavoro di Bruxelles per la realizzazione di una standard vegan unico europeo:

“È semplicemente vergognoso che denaro pubblico venga impiegato per promuovere scelte alimentari che provocheranno aumento di malattie gravi e invalidanti. Una vera e propria truffa ai danni dei cittadini che provocherà anche un aumento dei costi sanitari per tutti. È questa l’azione del governo? Vendersi agli interessi dei produttori di carne a danni della popolazione non è quello che ci saremmo aspettati da questo “nuovo” governo”

Conclude Renata Balducci presidente di Associazione Vegani Italiani Onlus:

“Immagino che questo governo non abbia assolutamente preso coscienza di ciò che sta accadendo non solo nel nostro
Paese ma nel resto d’Europa, che non abbia i dati relativi alla malattie , che non abbia alcuna conoscenza ne consapevolezza di quanto a livello ambientale tutto ciò rappresenti un carico inenarrabile e quanto sia anacronistico oramai prendere queste posizioni. Credo non abbia alcun cuore, che non conosca assolutamente il valore della vita di ogni creatura. Con tutta la terra abbandonata che abbiano nel nostro Paese, con la totale mancanza di lavoro, con tutto ciò che di assolutamente improbabile acquistiamo da altri Paesi, pure esterni alla CE, questo sarebbe il momento di aiutare e portare braccia forti a lavorare nuovamente la terra, come facevano i nostri padri, per aiutare il nostro Paese, i nostri connazionali senza lavoro , la nostra salute e virtuosamente così, salvare vite umane e animali.”

Cosa fare?

Invitiamo tutti a segnalare questi spot presso lo I.A.P (Istituto Autodisciplina Pubblicitaria) per denunciare questi contenuti ingannevoli e fuorvianti. Possiamo farlo attraverso la compilazione dell’apposito modulo online sul sito ufficiale:

Nel campo “Prodotto/Azienda/Marchio” inserire: Carne bovina/Assocarni
“Mezzo che ha diffuso il messaggio” inserire: TV
“Specifica il mezzo” inserire: RAI
“Quando è stato diffuso”: una data dopo il 19/11/2018
“Perché segnali questo messaggio?” È possibile indicare come questa campagna sia disinformativa e rappresenti un ostacolo alla consapevolezza in termini di consumo. Tra le motivazioni, è possibile tutti gli elementi riportati in questo articolo. Questi spot infatti vìolano l’articolo 12bis del Codice di Autodisciplina della comunicazione commerciale secondo il quale: “La comunicazione commerciale relativa a prodotti suscettibili di presentare pericoli, in particolare per la salute, la sicurezza e l’ambiente, specie quando detti pericoli non sono facilmente riconoscibili, deve indicarli con chiarezza. Comunque la comunicazione commerciale non deve contenere descrizioni o rappresentazioni tali da indurre i destinatari a trascurare le normali regole di prudenza o a diminuire il senso di vigilanza e di responsabilità verso i pericoli.”

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  1. Denunciano subito allo IAP questa vergogna attuata con i soldi pubblici!!!!

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  2. Non si può di certo parlare di consapevolezza quando si parla di cibarsi di cadaveri. Le campagne pubblicitarie di questo tipo hanno sempre scopi ingannevoli, un’informazione fuorviante che guarda al profitto delle grandi industrie. La verità è che la gente è sempre più preparata in ambito di alimentazione. GO VEGAN!

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  3. Occorre sicuramente prendere una posizione forte e di denuncia attiva, senza se e senza ma : qui sono davvero in
    gioco, la salute pubblica, l’ambiente, il senso del rispetto della vita e sopratutto trapela un senso di incoscienza inumidito .

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  4. Come sempre le lobby dimostrano il loro potere…

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  5. Non potendo proporre un mero spot promozionale e pubblicitario sulla carne, sì sono dovuti inventare questo artificio delle lezioni di etichetta. Trovo gravissimo spacciare per informazione consapevole una forma di propaganda. Una campagna riprovevole che non è assolutamente in linea con le evidenze scientifiche né con le esigenze di un popolo di consumatori che, proprio perché sempre più consapevole, sta coerentemente scegliendo di diminuire o eliminare la carne dalla propria routine alimentare quotidiana.

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