Caffè: quanto e come il consumo di questa bevanda ha risentito della pandemia in atto?

Il caffè è una delle bevande più note e consumate al mondo, ma il blocco delle attività degli scorsi mesi ha influito negativamente sui suoi consumi a livello globale. Un report dell’Organizzazione Internazionale del Caffè (ICO) fornisce una fotografia della situazione attuale

La pandemia da Covid-19 ha intaccato moltissimi settori produttivi nel mondo, ma qual è l’impatto che il Coronavirus ha e avrà sui consumi globali di caffè? A rispondere è un recente rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Caffè (ICO), che fornisce una fotografia della situazione attuale: in questi mesi si è assistito a un forte calo del consumo di caffè fuori casa, legato naturalmente al lockdown che ha interessato pressoché tutti i bar, ristoranti e operatori commerciali legati al consumo diretto di caffè. Con la chiusura di uffici e negozi, la stessa tendenza è stata registrata anche per quanto riguarda il caffè venduto nei distributori automatici.

Di contro, si è assistito a un aumento della vendita di caffè al dettaglio e nei supermercati, a suggerire che soprattutto in alcuni Paesi – tra i quali anche l’Italia – la “corsa agli acquisti” che ha portato la popolazione a fare scorte di cibo e beni di prima necessità, ha riguardato anche il caffè. Tuttavia, sottolineano gli esperti, è improbabile che ciò abbia un effetto prolungato sui consumi: a seguito di un picco iniziale della domanda, si attende una diminuzione della stessa nelle prossime settimane durante le quali i consumatori daranno fondo alle scorte tenute in casa.

In forte aumento sono stati anche gli acquisti online, non solo di caffè – con particolare attenzione a miscele di alta qualità, per cercare di preparare in casa caffè simili a quelli del bar – ma anche di piccoli elettrodomestici come le macchinette che funzionano con cialde e capsule.

Mentre ci si avvia lentamente verso una ripresa delle attività, l’Organizzazione Internazionale del Caffè prevede quelli che saranno gli effetti a medio e lungo termine sulla domanda globale di caffè a seguito della recessione innescata dalla pandemia: la riduzione del reddito delle famiglie potrebbe tradursi in una minore domanda di caffè in termini di volume. Inoltre, i consumatori potrebbero decidere di sostituire caffè di qualità più elevata con miscele o marchi di qualità (e prezzo) inferiore. Analizzando i dati relativi a 20 principali Paesi che consumano caffè nel mondo e che rappresentano il 71% della domanda globale, emerge che assisteremo a un calo dell’1% della crescita del PIL a livello globale, associato a una riduzione della crescita della domanda globale di caffè di 1,6 milioni di sacchi da 60 kg in termini assoluti. Secondo gli esperti, i livelli di consumo del caffè potrebbero rimanere uguali (o addirittura diminuire) rispetto agli anni passati, caratterizzati da una domanda in costante aumento (dal 2 al 3% annuo). Nonostante questo, i dati non sembrano troppo allarmanti se confrontati con situazioni simili del passato: durante la grave crisi economica mondiale del 2009, per esempio, il consumo di caffè è rimasto abbastanza stabile, anche se è passato a prodotti più economici.

Si tratta in ogni caso dati di previsione ancora incerti, dal momento che si basano su informazioni relative a crisi economiche del passato, che potrebbero in futuro rivelarsi molto diverse per entità e durata rispetto a quella attuale. In più, molte delle misure adottate dai governi in risposta alla pandemia risultano senza precedenti: è il caso di quelle di distanziamento sociale, che hanno causato la chiusura di gran parte dei settori del commercio al dettaglio, dell’ospitalità e del turismo. Parliamo di una situazione mai sperimentata prima, i cui effetti a medio e lungo termine sono ancora in fase di studio.

Inoltre l’analisi presentata dall’ICO si concentra sugli effetti della pandemia sulla domanda, ma senza dubbio la crisi economica colpisce anche il lato dell’offerta. Mentre il virus continua a diffondersi nei Paesi che producono ed esportano caffè, la produzione e l’approvvigionamento della materia prima risultano gravemente intaccati, il che avrà a breve un effetto importante anche sul rincaro del prezzo del caffè.

La situazione in Italia

Sebbene anche la “patria dell’espresso” abbia risentito del lockdown, secondo i dati diffusi dalla FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) dal 18 maggio già il 93% dei bar ha potuto riaprire con tutte le tutele del caso, provvedendo alla sanificazione dei locali e fornendo i dispositivi di sicurezza, come guanti e mascherine, a tutti i dipendenti. Dal lato consumer è chiaro come la passione degli italiani per l’espresso non sia scemata in questi mesi, tanto che dall’indagine commissionata dall’Istituto Espresso Italiano (Iei) all’agenzia YouGov, i consumatori si sono detti disposti a pagare di più per un caffè: il 72% degli intervistati si è dichiarato pronto a farlo in presenza di una maggiore sicurezza del luogo di consumo, e il 68% in presenza di una qualità migliore. Al primo posto tra gli accorgimenti più apprezzati l’igienizzazione continua dei tavoli (42% del campione intervistato) e la pulizia di stoviglie con prodotti particolari (29%).

A fronte di un calo dei consumi “in loco” – per il quale si attende in ogni caso una ripresa dopo la riapertura – si è registrato anche nel nostro Paese un aumento degli acquisti online, con una crescita di +170% rispetto allo stesso periodo del 2019. Anche qui, è prevalsa la scelta di prodotti di alta qualità, anche con un prezzo maggiore, rispetto alle miscele più economiche ma meno pregiate. Produttrici di miscele pregiate sono certamente le numerose aziende che hanno scelto la certificazione VEGANOK per i propri prodotti: aderendo a uno standard qualitativo ed etico rigidissimo, garantiscono ai consumatori la totale assenza di derivati animali nei propri prodotti – packaging compreso – e al contempo l’uso di materie prime di qualità.

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  1. Per il momento il prezzo del caffè nella mia zona è invariato.

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    Anche se ci fossero aumenti mi sembrano assolutamente giustificati visti gli aumenti di costi di gestione

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  3. Non consumo caffè, ma sento molti lamentarsi dell’aumento del prezzo. Ma il prezzo in un negozio è dato dalla somma dei costi di gestione. Con l’aumento generale dei costi di questi tempi e con la fisiologica diminuzione dei clienti a causa del covid, mi sembra ragionevole che le attività possano applicare piccoli aumenti per riuscire a non fallire.

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    Gian Maria Cavalieri 30 Maggio 2020, 12:34

    Ho notato che un aumento dei prezzi si è comunque registrato in tutte le categorie di prodotti. Credo che, considerato il momento storico nel quale stiamo vivendo, sia fisiologico.

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    Anche noi clienti dei bar abbiamo problemi economici la risposta non può essere aumentare i prezzi

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